Il porto di Bonagia entra ufficialmente nel dibattito politico che accompagnerà i prossimi anni fino alle elezioni regionali del 2027. Al centro dello scontro ci sono i 34 milioni di euro inseriti nella programmazione FSC 2021-2027 per la realizzazione dell’infrastruttura portuale, che oggi risultano oggetto di una riprogrammazione da parte della Regione Siciliana.
A sollevare il caso all’Assemblea Regionale Siciliana è stata la deputata del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, che ha parlato senza mezzi termini di un territorio tradito dopo anni di promesse: “Anni di annunci roboanti in campagna elettorale e ora la notizia della riprogrammazione che, di fatto, distoglie i 34 milioni di euro stanziati per il porto di Bonagia verso altri interventi”.
Secondo quanto riferito dall’assessore regionale Alessandro Aricò, il progetto non sarebbe ancora esecutivo e mancherebbero alcune autorizzazioni necessarie, condizioni che renderebbero impossibile rispettare il cronoprogramma imposto dai fondi FSC. Da qui la decisione di destinare temporaneamente le risorse ad altri interventi considerati immediatamente cantierabili.
Per Ciminnisi si tratta dell’ennesima promessa mancata: “I valdericini sono stati trattati come un bacino di voti da coltivare in campagna elettorale e abbandonati a se stessi una volta incassato il consenso”, ha affermato la deputata, annunciando una richiesta di audizione in Commissione e un’interrogazione parlamentare per fare luce sull’intera vicenda.
Parole che hanno immediatamente provocato la reazione del sindaco di Valderice, Francesco Stabile, che ha respinto la ricostruzione parlando di allarmismi e strumentalizzazioni politiche: “Nessun cambio di programma per il porto di Bonagia”, ha scritto il primo cittadino sui social, richiamando proprio le dichiarazioni rese in Aula dall’assessore Aricò. Secondo Stabile, il porto continua a essere una priorità del Governo regionale e l’opera verrà rifinanziata non appena sarà acquisito l’ultimo parere del Ministero dell’Ambiente necessario al completamento dell’iter.
Il sindaco ha inoltre respinto ogni tentativo di attribuire responsabilità all’amministrazione comunale: “Le procedure sono seguite dal Dipartimento regionale tecnico della Regione Siciliana, quale committente dell’opera. La mia amministrazione ha seguito passo dopo passo ogni fase, sollecitando gli uffici competenti ogni volta che è stato necessario”.
Al di là delle opposte letture politiche, resta un dato difficile da ignorare: dopo anni di annunci e aspettative, il porto di Bonagia non è ancora nelle condizioni di essere cantierato. Ed è proprio questo elemento ad alimentare il malcontento di una comunità che da tempo attende un’infrastruttura considerata strategica per lo sviluppo turistico ed economico del territorio.
Le opposizioni
Il gruppo del Pd, il gruppo La Scelta e il M5S hanno sottolineato che dalle parole del sindaco Stabile emerge una certezza: i 34 milioni non ci sono più. “Per il resto, proclamare, come fa il sindaco, che il progetto del porto ‘andrà avanti’ non è una notizia, ma una semplice dichiarazione di intenti. Ben diverso è il tema del finanziamento dell’opera, che lo stesso affida a generiche rassicurazioni ricevute dal Governo della Regione”.
Per l’opposizione, il sindaco nega la responsabilità politica e amministrativa: “L’essere esclusi dal programma FSC 2021-2027 non è una fatalità, ma la conseguenza diretta di ritardi e sottovalutazione delle tempistiche riguardanti le procedure necessarie per portare avanti un’opera strategica per il nostro territorio. Ritardi che abbiamo denunciato più volte e che puntualmente sono stati ignorati”.
Ricordano poi le tappe seguite dal 2008: “Il sindaco Camillo Iovino e l’assessore Francesco Stabile decisero di abbandonare il project financing, curato anche dalla giunta della sindaca Lucia Blunda, che aveva ricevuto sette manifestazioni di interesse, a favore di un progetto inadeguato di messa in sicurezza del porto, che indicava un impatto con la posidonia di 144 metri quadrati anziché di circa 45.000 metri quadrati, come poi ebbe modo di accertare l’Assessorato regionale al Territorio e all’Ambiente, che chiese alla giunta Spezia di effettuare un’apposita indagine strumentale. In altre parole, l’obiettivo era evitare la valutazione ambientale VIA/VAS, tentativo fallito miseramente. Così facendo, con un progetto carente, con dati non rispondenti alla realtà, incoerente rispetto alle finalità del Patto territoriale TP/Nord e senza studi di settore, arrivò la revoca del finanziamento di 5 milioni e 600 mila euro da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Per quel progetto di messa in sicurezza furono liquidate dalla giunta Iovino-Stabile spese per circa 200 mila euro dei contribuenti valdericini, per studi e consulenze di cui ancora oggi non si conosce l’utilità. In precedenza, la decisione di abbandonare il project financing per quello di messa in sicurezza aveva comportato anche la perdita del cofinanziamento di 2,5 milioni di euro della Provincia regionale e di 1 milione di euro resi disponibili dalla giunta Blunda. Non contento del suo contributo al nefasto risultato, divenuto sindaco nel giugno del 2018, Stabile, al fine di ‘coprire’ il danno fatto prima, ha atteso circa tre anni il cambio al vertice del Genio civile Opere marittime (nei confronti del quale la giunta Spezia aveva avviato un’azione in sede civile) per riesumare il vecchio progetto di messa in sicurezza, modificarlo e spacciarlo per nuovo”.
Etichettano quanto accaduto come un fallimento dell’amministrazione Stabile: “Oggi i fatti parlano da soli: dopo circa 16 anni trascorsi invano e otto anni di vuoti proclami, il porto è ancora senza un progetto cantierabile e i 34 milioni di euro che avrebbero potuto rappresentare una importante occasione di sviluppo per il territorio sono andati altrove. Anche per questo riteniamo che sindaco e giunta, prima liberano il Comune, meglio è per Valderice”.
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