La scuola ci forma e rappresenta un punto di partenza fondamentale per la nostra vita, ma quali sono le esperienze scolastiche che ci hanno reso quello che siamo? Ne abbiamo parlato con Alfio Battaglia, speaker radiofonico e una delle voci più autorevoli di Radio Kiss Kiss.
Alfio, tu sei uno speaker radiofonico di successo, ci racconti qual è stato il tuo percorso per arrivare a questo punto?
Partiamo con una domanda impegnativa! Io dico sempre che in realtà è stata la radio a scegliermi, non ho scelto veramente io la radio. Questa probabilmente è una delle risposte più comuni che ti può dare uno speaker radiofonico, nel senso che in realtà ci si arriva un po’ per caso. L’idea di fare la radio, quindi l’idea che io potessi e volessi poi fare radio, mi è venuta incontro negli anni attraverso una serie di percorsi che ho fatto. La verità è che è vero che ci vuole anche un po’ di fortuna, quindi il classico essere al posto giusto nel momento giusto, ma la cosa più importante è l’impegno, a tal proposito Vittorio Alfieri diceva sempre volli, e volli sempre, e fortissimamente volli, e a un certo punto quando una cosa la vuoi fortemente te la vai anche un po’ a prendere. Quindi è capitato che attraverso una serie di percorsi mi ritrovai a lavorare nell’editoria, lavoravo in Einaudi all’epoca, e quindi parlavo tanto, avevo una grande comunicazione da effettuare sempre sul campo con i clienti, con i progetti che facevo all’interno delle scuole, perché parlavo di lettura e non letteratura ai ragazzi, lì si è sviluppata una sorta di amore per la comunicazione, per il comunicare, che fa rima con dare, e quindi mi piaceva dare qualcosa di me alle altre persone attraverso la comunicazione. Tutti mi dicevano che avevo una voce e un modo di comunicare molto interessanti, mi dicevano che avrei potuto fare radio, o comunque che mi avrebbero ascoltato per molto tempo, da lì è partito un po’ tutto, è partito l’interesse per questo mestiere e poi, con grande impegno, come dicevo prima, è diventato il mio mestiere ed anche la mia vita, fondamentalmente.
Tra i tuoi percorsi ce n’è anche uno di attore di teatro, in una nostra chiacchierata mi hai detto che al teatro ti ci ha portato la scuola, ci racconti questa aneddoto?
È vero, mi ci ha portato la scuola, ma in realtà la scuola mi ha portato a tantissime cose. Adesso sembra un po’ banale dirlo, però trovo che il percorso che si faccia negli anni scolastici sia talmente fondamentale da tutti i punti di vista, non solo da quello didattico o quello proprio dello studio, ma anche da quello sociale di vita vissuta. Tornando al teatro, all’interno dell’istituto che frequentavo, il liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno, in provincia di Salerno, si teneva un corso di teatro e, non so veramente per quale motivo, forse per fare gruppo, forse perché si era iscritto qualche amico a me molto caro, ho cominciato a frequentarlo già dal secondo anno. Questo corso di teatro, come spesso avviene poi all’interno delle scuole, aveva sempre un saggio di fine anno, lo spettacolo da preparare durante il corso. Quella è stata una delle più grandi emozioni della mia vita. La prima volta sono salito su un palco con “Los Intereses Creados”, di cui adesso ho vaghi ricordi, però ricordo la prima volta che ho abbattuto la quarta parete, è stato incredibile. E anche lì, è un po’ come quando entri in una stanza e dici “io qui dentro ci resterei il più possibile”, e ci sono rimasto per molto tempo, perché anche in quel caso volli, sempre volli, fortissimamente volli, ho trovato le strade per restare il più possibile in un ambiente come quello teatrale che mi piaceva tantissimo e con una cosa che mi riusciva anche abbastanza bene. Ecco, il teatro è anche una forma per rappresentare l’emozione.
Accennavi alle emozioni e oggi si parla tanto di educazione emotiva. Tu che hai fatto teatro e continui a formarti, tra l’altro sei anche un docente di dizione, ci puoi dire quanto il teatro può aiutare i ragazzi nell’esprimere le proprie emozioni, di conoscerle e dargli un nome?
Tantissimo, la risposta è ovvia, perché l’educazione emotiva credo che sia proprio necessaria all’interno delle scuole. Io sono profano nel dirlo, ci mancherebbe, però credo che sia veramente necessaria, soprattutto in un momento in cui la tecnologia prende un po’ il sopravvento e, per quanto sia utile, è sicuramente meno emotiva o emozionale rispetto all’umanismo che noi abbiamo. Il teatro serve a tanto da questo punto di vista, perché ci sblocca. Io non dico che lo imposterei in maniera obbligatoria nella vita dei ragazzi, però di sicuro nel caso di un figlio lo avvicinerei al mondo del teatro in maniera molto convinta. Al di là dell’essere uno “sbloccatore” automatico di emozioni, perché quando fai questo percorso e lo fai bene sblocca veramente le emozioni, il teatro è veramente terapeutico, è capace di farti anche provare delle sensazioni che non hai mai provato, e quindi è una sorta di palestra anche dei sentimenti e delle emozioni. Ad esempio, probabilmente non ti sei mai innamorato a 16 anni, ma su un palco fingere di esserlo è un po’ come cominciare a provarlo, come cominciare a fare un po’ questa palestra dei sentimenti. Il teatro è fondamentale, perché nel teatro serve emozione, bisogna trasmettere emozione e quindi in qualche maniera è una didattica anche dei sentimenti.
Dicevamo che sei anche un docente di dizione per speaker radiofonico e a tal proposito volevo chiederti un suggerimento per i nostri lettori, e ci sono tanti docenti, sulla comunicazione: quanto è importante avere la padronanza della propria voce quando ci si relaziona con gli altri?
Questa è veramente una bella domanda, devo dire che fa tanto. Rispetto a un po’ di anni fa, la voce è passata un po’ in secondo piano, mi riferisco almeno da un punto di vista radiofonico. Prima si era soliti dire che se hai una bella voce potresti fare radio, ma i tempi sono cambiati, viviamo in un momento in cui è molto difficile distinguersi per quello che si ha da dire. Adesso, se io posso dare un suggerimento ai miei allievi che fanno un corso di radio, ancora prima che dare importanza alla voce, al modo proprio di impostare la voce, che forse può essere sicuramente affascinante, ritengo che sia molto importante quello che tu hai da dire e il modo in cui lo dici, cioè le parole che utilizzi. Poi, certo, a supporto arriva una buona qualità vocale, ma oggi è più importante quello che hai da dire piuttosto che l’estetica della voce, che comunque ha la sua importanza. E poi sono un purista perché sono figlio degli anni 90 e quindi, in qualche maniera, le belle voci hanno sempre il loro fascino. Diciamo che una bella voce, senza un buon contenuto, serve a poco, un buon contenuto, senza una bella voce, può avere comunque il suo effetto, mettiamola in questi termini. A tal proposito ho tantissimi docenti che studiano dizione con me, che hanno la volontà di parlare meglio o comunque di trovare un modo per sentirsi a proprio agio quando comunicano con gli alunni o, più in generale, anche con i colleghi. Ma in realtà ho tantissime persone che studiano dizione, professionisti come medici, avvocati, dottori, elettricisti, e anche imprenditori. Come allievi ho avuto persino alcuni sindaci, anche perché, come si può ben capire, in politica è molto importante il modo che si ha di comunicare.
Il tuo è un percorso di continua formazione, a cominciare dai tuoi studi classici che ti hanno avvicinato a materie come la filosofia, il latino e il greco. Partendo dalla tua esperienza, quanto è importante lo studio nella vita e, soprattutto, quanto è importante continuare a formarsi.
È fondamentale. Lo dico sempre perché quello fa veramente la differenza. Cioè, puoi riuscire a reggere il gioco senza essere preparato per un po’ di tempo, però poi la realtà arriva, così come ci dicono anche alcuni storici proverbi: i nodi vengono al pettine, le verità salgono a galla. Per cui, se non sei una persona preparata, dopo un po’ di tempo si percepisce e credo che l’estromissione dai contesti importanti sia quasi automatica, si dura poco quando non si ha preparazione. Però per preparazione non intendo lo studio forsennato e focalizzato in maniera “fanatica”, permettetemi il termine. Io trovo che la preparazione sia principalmente aiutata dalla curiosità, se si è delle persone curiose, se si continua nell’arco della vita a mostrare sempre interesse per le cose, in quella maniera si sta studiando. Ovviamente, quando sei in un percorso come quello delle scuole superiori, è un percorso obbligato ed è anche importante seguire quello che ti chiede un insegnante, perché l’insegnante, con la sua esperienza e la sua conoscenza, sa dove indirizzarti, sono cose che probabilmente da solo non faresti mai o non conosceresti mai. Quindi, quello lo trovo fondamentale, ma trovo importante dopo l’obbligo, le famose scuole dell’obbligo, continuare a sentirsi curiosi più che studiosi. E poi, permettimi, faccio giusto una chiosa a margine di questo che ho detto, credo che nella vita di ogni persona una delle cose più importanti, se si vuole restare a galla, come mi piace dire, è leggere. Personalmente ho libri piazzati un po’ ovunque, oltre alla mia libreria personale, e non solo a casa, perché io sono sempre stato un grande lettore, e dico sempre che chi legge sa parlare, e oggi se sai parlare forse vieni preso in considerazione. Figurati se non sai parlare, è una roba incredibile. Io trovo che la lettura sia il mezzo fondamentale, ma non per forza solo dei saggi o delle cose complicate, parlo di lettura in generale, un romanzo, un saggio, un articolo di giornale, l’importante è leggere, perché, mi ripeto, chi legge sa parlare e chi sa parlare viene preso in considerazione. E, tornando alle emozioni, anche in questo caso è una palestra di sentimenti, perché leggendo provi delle emozioni ancora prima di averle davvero provate nella vita, ed è una cosa meravigliosa. Per me funziona un po’ come nutrimento, perché sono uno che vive delle parole nel vero senso, cioè io lavoro e quindi mi mantengo in vita grazie alle parole, perché sono un oratore in radio e nei corsi che faccio di dizione di speaker radiofonico, motivo per cui io mi nutro costantemente di parole, e diventa un po’ come nel film “A beautiful mind”, mi compaiono non i calcoli matematici ma la sintassi, le parole, riesco a mettere tutto insieme in maniera molto facile e anche molto veloce grazie alla lettura, che poi è anche un passatempo che non ti fa annoiare. Ci tenevo a dirlo.
Insieme a Ciro voi siete “i corrieri di radio Kiss Kiss”. Spesso fate delle belle gag, siete complementari e a volte parlate anche di scuola, come in un recente caso di un incontro di pugilato svoltosi in una scuola ma non autorizzato, e analizzate il tutto anche con diversi punti di vista, ognuno porta il suo. Da questo punto di vista, con la tua esperienza anche di teatro, quanto è importante riuscire ad accettare e a discutere serenamente anche su posizioni differenti, accettando l’opinione dell’altro, senza per forza dover andare allo scontro?
La risposta è automatica, è importantissimo. Il confronto è importante, ma ancora più importante prima del confronto ci deve essere il buon senso. Cioè, Non parlo di pace nel mondo, non parlo di bontà, di sentimenti, io parlo di semplice buon senso. Se uno avesse sempre il buon senso nella vita credo che ci sarebbero la metà dei problemi che abbiamo. Ma, in generale, per buon senso intendo esattamente quella percezione che le cose possono prendere una piega più positiva rispetto a quella che sta per accadere. Banalmente, se a un incrocio una persona ti si butta davanti con la macchina, è capitato, se lo lasci andare fra tre minuti lo avrai dimenticato, questo è buon senso. Se invece tu suoni il clacson, lanci un’imprecazione, urli, lo mandi a quel paese e lui ti risponde, quel momento non sarà durato tre minuti, sarà durato sicuramente almeno dieci minuti, e dentro di te ti avrà agito in qualche maniera che ricorderai anche nel pomeriggio. Quindi è una cosa che poteva finire, e questo è il buon senso, ma che invece lo fai durare fino a sera, e anche in maniera negativa. Per questo ritengo che il buon senso sia fondamentale, se tu nel confronto con le altre persone utilizzi quel buon senso di riconoscere che un’altra persona la può pensare diversamente da te, allora si può anche imparare qualcosa: È un punto di vista che condivido? No, lascio andare, sì, grazie per averlo fatto. Quindi confronto, ma sempre con grande buon senso, che è il gioco delle parti dei Corrieri di Kiss Kiss: Siamo Yin e Yang, siamo bianco e nero, siamo miseria e nobiltà, Ciro la pensa in un modo, io in un altro, ma diamo esattamente l’idea che anche se non siamo d’accordo, darei la mia vita affinché tu possa esprimere la tua opinione, tanto per citare una famosa frase.
Spesso ti capita di essere chiamato a scuola per parlare con i ragazzi. Che esperienza hai di questi incontri?
Meravigliosa, perché ho dei bei ricordi della scuola. Può capitare che si abbiano dei ricordi traumatici dei propri periodi scolastici, ma io credo di aver fatto nella mia vita dei percorsi scolastici, più che di studio, meravigliosi. Questa è anche un po’ fortuna, perché sono andato a delle scuole elementari dietro casa, in un piccolo posto di provincia, ma con degli insegnanti meravigliosi. Ricordo di amici, che neanche vedo più perché abbiamo preso strade molto diverse, dove c’era il buono, il cattivo, il comico, il chiuso, l’aperto, quindi quella è una strada che tu cominci a percorrere già in maniera chiara. Poi le scuole superiori, per me è stato un viaggio bellissimo, quindi ogni volta che rimetto piede in una scuola per parlare della mia esperienza, per parlare di radio, di comunicazione, intanto è un amarcord, poi la prima cosa che faccio è ricordare me alla loro età, perché ogni tanto ce ne dimentichiamo che siamo stati ragazzi, ogni tanto giudichiamo, dall’alto della nostra esperienza, i ragazzi di oggi come “stupidini” che fanno cose stupide, e che sono incoscienti; però io ringrazio sempre i ragazzi perché sono un po’ uno specchio sul passato, mi fanno ritornare a quando io dovevo ascoltare magari per un’ora una persona che veniva a parlare a scuola, probabilmente poteva annoiarmi, probabilmente no, però di sicuro è estremamente stimolante per il ricordo di quello che sono stato. Poi è anche un contatto con il futuro, perché i giovani sono il futuro e quindi mi rinfrescano anche un po’ quando mi chiedono delle cose in maniera anche ingenua, ma nella mia mente di quarantenne io a questa roba non ci avrei mai pensato, quindi grazie davvero perché hanno una freschezza nel chiederti delle cose precise che ti rendi conto che è bello essere ragazzi.
Chiudiamo con un tuo augurio ai ragazzi che si apprestano a sostenere l’esame di maturità. Intanto un grande augurio a tutti loro, ma permettetemi di dare un consiglio che però è a lungo termine, nel senso che lo capiranno dopo, un po’ come le barzellette che non fanno ridere e arrivano dopo. Ragazzi, ascoltate quello che vi dico perché è vero, nella vita farete cose molto più difficili di quello che state per affrontare, che ora vi sembra impossibile, vi sembra la cosa più difficile del mondo. Già solo il primo esame all’università, quando ci andrete fra qualche mese, sarà probabilmente più difficile dell’esame di maturità. Quindi godetevi questo momento e come in ogni cosa che fate, anche la più impegnativa, cercate di metterci sempre anche un pizzico di divertimento.
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