Ex Ilva, Urso al Mimit con sindacati e Afo1 bloccato


Il tavolo al Mimit non parte da una pagina bianca. Arriva dopo settimane di sollecitazioni sindacali, dentro una gara ancora aperta e nel giorno in cui la partita dell’Altoforno 1 è diventata ancora più stretta. Per leggere il confronto serve partire dai vincoli reali: impianti, cassa integrazione e capacità di chiudere la vendita.

Nota per il lettore: l’articolo separa i fatti già documentati dalle valutazioni politiche espresse dai protagonisti della vertenza.

Sommario dei contenuti

Il tavolo del 15 giugno ha un’agenda già stretta

Il calendario è fissato: lunedì 15 giugno alle 18 il confronto si svolgerà al Mimit. Arriva dopo la sollecitazione dei sindacati metalmeccanici e mette nello stesso spazio il Governo e la fabbrica di Taranto dentro il percorso di vendita degli asset. Il dato su orario e sede coincide nelle cronache di ANSA ed è utile a fissare la cornice pubblica dell’appuntamento.

Urso ha anticipato l’impostazione: indicare la situazione attuale e le possibilità per una soluzione strutturale in continuità produttiva, con l’obiettivo della piena decarbonizzazione. È una formula che restringe il campo. La produzione deve rimanere attiva durante la transizione e il futuro proprietario dovrà avere una traiettoria industriale compatibile con gli obblighi ambientali.

Afo1 resta fermo: il vincolo giudiziario entra nel tavolo

La decisione della Corte di Cassazione sul ricorso per l’Altoforno 1 arriva nel momento peggiore per il negoziato: il dispositivo reso noto il 13 giugno mantiene i sigilli sull’impianto interessato dall’incendio del 7 maggio 2025. Le motivazioni saranno depositate entro 30 giorni.

La sequenza pubblica, richiamata anche dal Corriere di Taranto, passa dai due dinieghi della Procura al rigetto del gip Mariano Robertiello di febbraio fino alla decisione della quarta sezione penale. Per il tavolo sindacale significa partire da un impianto chiave non disponibile e da un perimetro produttivo che rimane più fragile proprio nei giorni in cui si discute di continuità.

Urso ha quantificato in oltre 2 miliardi di euro i danni legati al lungo sequestro, includendo mancata produzione e cassa integrazione. La cifra rimane una valutazione politica del ministro: serve a segnalare agli investitori il costo industriale del fermo, distinto dal merito giudiziario che sarà spiegato nelle motivazioni.

La gara resta aperta tra Flacks e Jindal

Nel resoconto stenografico della Camera dei Deputati del 6 maggio, Urso ha indicato due offerte vincolanti: Flacks e Jindal Steel International. Ai commissari spetta la verifica della capacità finanziaria di Flacks. Sul versante Jindal, il piano descritto in Aula prevede l’integrazione con prodotti per l’automotive e per gli impianti di energie rinnovabili, includendo anche il segmento difesa.

Il nodo dei volumi è concreto: il piano Jindal indicato alla Camera prevede 4 milioni di tonnellate nella fase transitoria e 6 milioni a completamento della transizione verde. Questo numero richiede aggancio allo stato degli impianti, perché una promessa produttiva perde forza quando la marcia tecnica dipende da autorizzazioni e manutenzioni, con tempi giudiziari ancora aperti.

I sindacati portano manutenzione e cassa integrazione

La richiesta sindacale nasce dalla manutenzione degli impianti e dal ricorso alla cassa integrazione, con il tema sicurezza trattato come condizione preliminare. Il dato pubblico ripreso da Antenna Sud individua Fiom, Uilm e Usb tra le sigle che hanno sollecitato il confronto dopo la richiesta del 5 giugno a Palazzo Chigi e al ministero.

Alla Camera il ministro ha indicato un incontro al Ministero del Lavoro per la concessione della cassa integrazione su 4.450 dipendenti, formalizzato senza firma delle organizzazioni sindacali. Ha aggiunto che i dipendenti allora in cassa integrazione erano 3.850. La distanza tra verbale ministeriale e firma sindacale mostra l’attrito: il sostegno al reddito copre l’emergenza ma non sostituisce un piano verificabile sugli impianti.

Decarbonizzazione e continuità: due vincoli nello stesso fascicolo

Il MIMIT, nell’avviso di vendita e nei successivi aggiornamenti della procedura, ha inserito tra gli obiettivi lo sviluppo della produzione siderurgica in Italia e l’esecuzione delle misure di tutela ambientale finalizzate alla riduzione delle emissioni di CO2. Nel bando aggiornato, la decarbonizzazione è indicata come obbligatoria e la priorità è attribuita alle soluzioni capaci di tutelare produzione e occupazione.

La questione ambientale non sta sullo sfondo. Il decreto del Tribunale di Milano del 26 febbraio 2026 ha ordinato la sospensione dell’attività dell’area a caldo dal 24 agosto 2026, salvo integrazione dell’AIA con termini certi e ragionevolmente brevi. L’Unione dei Diritti Umani ha ripercorso il provvedimento, utile qui per fissare il calendario giuridico che accompagna la trattativa.

La siderurgia nazionale cresce ma Taranto resta il nodo più duro

I numeri Federacciai diffusi a maggio indicano per i primi quattro mesi del 2026 una produzione italiana di acciaio pari a 7,6 milioni di tonnellate, in aumento del 2,9% sull’anno precedente. Il dato rafforza la tesi di Urso sulla vitalità del comparto nazionale, richiamata anche da RaiNews. Non scioglie però l’anomalia tarantina: i piani industriali dell’ex Ilva dipendono da impianti ancora attraversati da vincoli giudiziari e ambientali.

Il confronto con Piombino ha un valore politico. Urso lo usa per sostenere che l’Italia può riportare produzione dove esistono condizioni condivise. Taranto presenta un’altra densità: grande sito integrato, area a caldo, indotto e conflitto ambientale accumulato. Il tavolo di lunedì dovrà quindi trasformare una formula generale in impegni scanditi su cassa integrazione e sicurezza, senza separarle dalla vendita.

I due collegamenti interni da seguire

Su Sbircia la Notizia Magazine il fascicolo ex Ilva ha già due riferimenti utili per leggere il tavolo del 15 giugno senza ripartire da zero. Il primo è l’articolo del 17 aprile su stop alla centrale AdI e vendita, dove avevamo seguito il nodo energetico dentro la procedura di cessione. Il secondo è il pezzo del 13 giugno su Davide Sperti alla guida della Uilm, perché la nuova segreteria metalmeccanica entra subito in una stagione di confronto con il Governo.

Lunedì non basta una formula generale

Il tavolo avrà valore se trasformerà la formula della continuità produttiva in un percorso leggibile. Servono dati sugli impianti disponibili e sugli ammortizzatori sociali, insieme a tempi di gara compatibili con gli obblighi ambientali. Senza questo livello di dettaglio, la sopravvivenza evocata da Urso resta una linea politica forte ma non ancora un programma industriale misurabile.


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 Junior Cristarella

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