IL 118 COME LA CALABRIA: ARRANCA, SI FERMA E NESSUNO SA CHI GUIDA. TRA PENSIONAMENTI STRATEGICI, CONVENZIONI CAPESTRO, AZIENDE (ZERO) E INCOMPETENTI SPOSTATI DI POLTRONA, IL SISTEMA DELL’EMERGENZA-URGENZA CALABRESE È NEL CAOS PIÙ TOTALE
C’è una regola non scritta in Calabria: quando qualcosa va storto, non si aggiusta. Si rimescola. E il 118 regionale ormai è diventato una specie di tombola amministrativa, dove invece dei numeri escono nomi, incarichi e “soluzioni tampone” che sembrano prese da un manuale di sopravvivenza politica, non sanitaria. La nuova trovata si chiama Vitaliano De Salazar. Direttore sia dell’Azienda Ospedaliera che dell’ASP di Cosenza. Presentato come la risposta a tutto, l’uomo della provvidenza, il jolly buono per ogni crisi. In pratica, il classico “scarta frusciu e piglia primera”: cambiare faccia per lasciare intatto il meccanismo.
Dopo Antonello Graziano (alias Strafalaria), relegato all’ASP di Crotone, ecco il nuovo simbolo perfetto della continuità travestita da svolta. La calabresità, quella vera, non muore mai. Si aggiorna. Nel frattempo, mentre qualcuno viene promosso a soluzione universale, altri vengono gentilmente accompagnati alla porta, o meglio, buttati giù dalle scale con eleganza.
Riccardo Borselli (medico volante) saluta in anticipo, quasi come se qualcuno si fosse improvvisamente accorto che qualcosa non tornava. Sergio Coscarella (Fra’ TAC) segue la stessa strada. Coincidenze, ovviamente. Sempre tutto molto casuale in queste storie. Poi c’è il capitolo Andreacchi: prima al comando, poi fuori scena. Dimissioni e ricollocazione. Un classico spostamento laterale, come nei giochi quando non puoi vincere ma nemmeno perdere davvero. E mentre le sedie cambiano posizione, il sistema resta immobile.
Nel grande risiko sanitario spunta anche il nome di Paolo Filice, un nome pulito, direttore facente funzione della centrale operativa Nord. Mentre sopra la testa del sistema si piazza Domenico Minniti, in versione reggente totale del NUE 112/118, che richiama a sé, dalla Centrale Nord, il dottoricchio Antonio Italia, quello che sparava numeri in TV sui tempi di soccorso inesistenti, sotto suggerimento di Borselli. Ad interim, certo. Che in Calabria significa spesso “finché morte non li separi”.
E poi arriva il capolavoro: il bando per il nuovo direttore. Formalmente pubblico. Sostanzialmente già scritto. Cucito su misura, dicono. Il nome che girava? Il professoricchio Andrea Bruni, naturalmente, uomo di punta di Occhiuto in persona. Individuato poi (meno male) nella dottoressa Orsola Sguglio, già direttore del pronto soccorso dello spoke Cetraro-Paola, alla quale facciamo i nostri auguri più sentiti, dalla quale ci aspettiamo si liberi dei vecchi lecchini rimasti, per la riuscita ed il buon nome del servizio.
Intanto, nei corridoi della Cittadella, quel microcosmo autoreferenziale dove si gioca a governare la sanità senza mai sporcarsi le mani, si vocifera dell’uscita imminente di Schirripa, il “ras” di Catanzaro. Pensione anche per lui. Un altro pezzo che si sposta. Un altro vuoto che si crea. Vuoto che diventa imbarazzante quando si guarda alla centrale operativa Sud: ufficialmente un dirigente c’è, ma è come il Wi-Fi nei paesi di montagna. Esiste, ma non funziona. Nessuna nomina ufficiale, solo presenze fantasma. E il sistema dovrebbe reggere così… secondo a capu loro…
Nel frattempo si aggiorna il grande passaggio ad Azienda Zero. Che già dal nome prometteva male, e infatti mantiene. Sindacati che firmano e poi contestano, medici che prima applaudono e poi criticano, personale lasciato nel limbo a decidere del proprio futuro senza informazioni reali. Un caos gestionale che definire confusione è un complimento. E mentre sopra si litiga, sotto si lavora. O meglio, si sopravvive. Turni massacranti, carenze croniche, strumenti spesso inadeguati, ambulanze guaste e postazioni chiuse, specie nei distretti di Catanzaro, Vibo e Reggio Calabria. La pressione non è più solo lavorativa, è umana. E ogni errore potenziale non nasce da incompetenza, ma da un contesto che rende impossibile fare bene il proprio lavoro.
E a questo punto entra in scena il colpo di teatro finale: Marco Laratta nominato (anche) responsabile del procedimento per quanto riguarda la convenzione di supporto delle Croci private col 118. Un uomo che non ha mai saputo tutelare i suoi stessi colleghi che ora si erge a paladino delle Associazioni private e di tanti autisti e soccorritori volontari. Come “raccomandare e pìecure aru lupu”! Sì, proprio lui. Della serie: facciamogli fare tutto, è già sputtanato. L’uomo dalle millefacce e dai mille incarichi… tanto non ne conclude uno. Perché a lui interessano due cose: guadagnare e scodinzolare ad ogni puttanata che i capi propongono. Nei fatti quando il sistema scricchiola, la soluzione è sempre la stessa: cambiare il nome sulla porta e sperare che nessuno guardi dentro. Perché, se si guarda dentro e si trova il solito Marco Laratta… il finale è scontato!
Nel frattempo, le ambulanze private lanciano l’allarme: Asp e Azienda Zero pretendono il massimo, ma pagano la metà. Tradotto: si regge tutto sulla buona volontà di chi lavora e sul risparmio di chi decide. E come ciliegina, l’ASP di Cosenza bandire incarichi per il 118, proprio mentre Azienda Zero diceva di bloccare tutto. Coordinamento perfetto. Una sinfonia. Ognuno suona per conto suo, e il risultato è un rumore continuo che qualcuno ha il coraggio di chiamare sistema sanitario. Quando c’è da fare una conferenza stampa, tutti presenti in prima fila. Quando c’è da firmare, autorizzare, pagare o risolvere un problema concreto, improvvisamente parte il gioco del “non compete a noi”.
Una volta è Azienda Zero che aspetta l’ASP. Una volta è l’ASP che aspetta Azienda Zero. Nel frattempo il 118 aspetta personale. Le associazioni aspettano i soldi. Gli operatori aspettano risposte. E i cittadini aspettano soccorso. Il dramma è tutto qui: la sanità dell’emergenza non può funzionare con i tempi della burocrazia calabrese, né coi soliti incompetenti spostati solo di poltrona. Perché un infarto non aspetta la firma di De Salazar. Un codice rosso non può rimanere parcheggiato tra una PEC e una delibera. Un’ambulanza non parte con le slide delle conferenze stampa. Eppure siamo arrivati al punto in cui nessuno riesce più a capire chi abbia davvero il controllo del sistema.
Una catena di comando confusa, slabbrata, opaca. Dove le responsabilità evaporano e restano soltanto gli effetti: ritardi, disservizi, operatori esasperati e territori sempre più scoperti. La verità è brutale: il NUE 112/118 calabrese oggi sembra un organismo nato senza scheletro. Tiene in piedi la facciata, ma dentro scricchiola tutto. E mentre sopra discutono di competenze, sotto si rischia la vita.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Iacchite
Source link
