Occupati a 24,207 milioni nel primo trimestre 2026


Il primo trimestre 2026 consegna un mercato del lavoro in espansione moderata sul breve periodo e più fragile nel confronto con l’anno precedente. La variazione positiva degli occupati convive con una riduzione netta dei disoccupati e con un aumento degli inattivi. Questa combinazione obbliga a guardare il saldo degli occupati insieme alla partecipazione effettiva al mercato.

Avvertenza sui numeri: quando si confrontano trimestre su trimestre si usano i valori destagionalizzati; quando si confronta il primo trimestre 2026 con il primo trimestre 2025 entrano i dati grezzi. Per questo nel report compaiono 24,207 milioni e 24,126 milioni di occupati.

Sommario dei contenuti

Il saldo trimestrale che apre la notizia

Il dato centrale è 24,207 milioni di occupati nel primo trimestre 2026. La variazione su base congiunturale è pari a +67mila unità, cioè +0,3% rispetto al quarto trimestre 2025. L’aumento non nasce da un allargamento uniforme di tutte le componenti: i dipendenti a tempo determinato crescono di 9mila unità, gli indipendenti aumentano di 72mila e i dipendenti a tempo indeterminato arretrano di 13mila.

La somma dei movimenti interni spiega la natura del trimestre. La crescita aggregata viene sostenuta dal lavoro autonomo e da una piccola ripresa del termine. Il lavoro permanente, che aveva retto a lungo la fase precedente, segna una flessione lieve sul trimestre. Per imprese e lavoratori il segnale è chiaro: il mercato aumenta il numero delle persone occupate ma lo fa con una composizione meno centrata sul posto dipendente stabile.

Perché 24,207 e 24,126 milioni convivono nello stesso report

Nel documento Istat il valore 24,207 milioni appartiene alla serie destagionalizzata ed è la base per misurare il movimento rispetto al trimestre precedente. Il valore 24,126 milioni appartiene ai dati grezzi ed è usato per il confronto con il primo trimestre 2025. La distanza tra i due numeri non segnala una contraddizione: dipende dal trattamento statistico applicato a calendario, stagionalità e struttura della serie.

Questa separazione è importante anche per il saldo annuo. Su base tendenziale gli occupati crescono di appena 50mila unità, pari a +0,2%. La crescita annua si concentra sugli indipendenti, che aumentano di 238mila unità e del 4,7%; nello stesso confronto i dipendenti scendono di 188mila. Dentro quel calo ci sono 81mila permanenti in meno e 107mila lavoratori a termine in meno.

Autonomi, dipendenti e qualità del saldo

Il trimestre mostra un cambio di composizione netto. Gli indipendenti arrivano a 5,308 milioni nella serie destagionalizzata e crescono dell’1,4% sul quarto trimestre 2025. Nei dati grezzi sono 5,275 milioni e pesano il 21,9% del totale degli occupati, contro il 20,9% del primo trimestre 2025.

La dinamica annua è ancora più esplicita se si guarda all’orario. Gli occupati a tempo pieno aumentano di 278mila unità e raggiungono il 84,7% del totale; quelli a tempo parziale diminuiscono di 227mila e scendono al 15,3%. Fra gli indipendenti cresce soprattutto la componente a tempo pieno, con 245mila unità in più. Questo porta il lettore oltre il solo numero complessivo: l’espansione ha un profilo autonomo e full time molto visibile.

Disoccupazione in calo e inattività più alta

La disoccupazione scende in modo marcato. Nella serie destagionalizzata i disoccupati sono 1,342 milioni, con 110mila persone in meno rispetto al trimestre precedente e una riduzione del 7,6%. Il tasso di disoccupazione cala al 5,3%. Nel confronto annuo, sui dati grezzi, le persone in cerca di lavoro sono 1,364 milioni, cioè 394mila in meno rispetto al primo trimestre 2025.

Il calo dei disoccupati non va isolato dall’aumento dell’inattività. Gli inattivi tra 15 e 64 anni sono 12,511 milioni nei dati destagionalizzati, in crescita di 44mila unità sul trimestre precedente. Il tasso di inattività sale al 33,7%. Su base annua la platea cresce di 320mila persone e il tasso grezzo arriva al 33,8%. La disoccupazione più bassa è quindi accompagnata da un’area di non partecipazione più ampia.

I canali di ricerca raccontano una partecipazione meno intensa

Tra chi cerca lavoro da almeno dodici mesi la quota sul totale dei disoccupati scende al 46,2%, pari a 630mila persone. Il calo della disoccupazione di lunga durata è positivo ma il modo in cui le persone cercano un impiego segnala un mercato ancora molto dipendente dalle reti informali. Il 72,0% dei disoccupati usa parenti, amici e conoscenti; l’invio di domande e curricula riguarda il 67,5%.

Cresce invece la consultazione delle offerte di lavoro, al 57,0% e aumenta il ricorso ad agenzie private di intermediazione o somministrazione, al 20,3%. Scendono le quote di chi passa dal Centro pubblico per l’impiego, al 30,6% e di chi partecipa a concorsi pubblici, al 9,5%. Il dato non descrive solo quante persone cercano lavoro: mostra quali canali assorbono fiducia e quali perdono centralità.

Perché aumentano gli inattivi

L’aumento annuo degli inattivi non nasce dallo scoraggiamento. La categoria di chi non cerca perché ritiene di non riuscire a trovare un impiego diminuisce di 147mila unità, pari a -18,1%. Crescono invece le persone in attesa degli esiti di passate azioni di ricerca, +166mila e +27,2%, quelle in pensione o non interessate, +212mila e +13,5% e gli inattivi per motivi di studio, +157mila e +3,5%.

Questa composizione cambia la diagnosi. Una parte della crescita degli inattivi dipende da attese amministrative o selettive, una parte da studio e pensionamento, una parte minore da motivi familiari che nel totale calano di 75mila unità. Per misurare la solidità del prossimo trimestre conterà capire se le persone in attesa rientreranno nella ricerca attiva o passeranno stabilmente fuori dalla forza lavoro.

Territori, genere ed età: la frattura interna

Il tasso di occupazione grezzo tra 15 e 64 anni sale al 62,5%. Dentro la media il Paese si muove in modo differenziato. Il Nord resta al 69,9% ma perde 0,3 punti in un anno; il Centro arriva al 66,8% con +0,2 punti; il Mezzogiorno raggiunge il 50,0% con +0,3 punti. Il divario rimane ampio, però la variazione annua è più favorevole al Centro Sud.

Il genere aggiunge un’altra linea di separazione. L’occupazione femminile sale al 54,1% e guadagna 0,3 punti; quella maschile è al 71,0% e perde 0,2 punti. Per età emerge il nodo delle generazioni più giovani: il tasso dei 15-34enni è al 43,4% e arretra di 0,8 punti, mentre la fascia 50-64 anni sale al 67,1% con +1,3 punti. Il mercato italiano continua quindi ad assorbire più lavoratori maturi che giovani.

Titolo di studio e cittadinanza: due segnali meno intuitivi

Il titolo di studio non produce nel trimestre una gerarchia lineare delle variazioni. Il tasso di occupazione resta molto più alto tra i laureati, all’83,2%, rispetto ai diplomati, al 67,6% e a chi possiede al massimo la licenza media, al 44,9%. La variazione annua però premia solo il livello più basso, con +0,6 punti; i diplomati perdono 0,1 punti e i laureati 0,4 punti.

Anche la cittadinanza mostra una curva da leggere senza automatismi. Il tasso di occupazione degli italiani è al 62,6% con +0,1 punti sull’anno; quello degli stranieri è al 62,1% con -0,3 punti. Il dato maschile straniero resta molto alto, 75,9% ma la componente femminile straniera si ferma al 48,1%. La distanza interna alla cittadinanza straniera pesa più della media complessiva.

Imprese: posizioni dipendenti in crescita e posti vacanti all’1,7%

Dal lato delle imprese le posizioni lavorative dipendenti crescono dello 0,5% rispetto al trimestre precedente. La componente a tempo pieno aumenta dello 0,5% e quella a tempo parziale dello 0,4%. Su base annua la crescita complessiva è +1,5%, con +1,6% per il tempo pieno e +1,3% per il part time. La quota di posizioni a tempo parziale si attesta al 28,8%.

La domanda non è uniforme. Le posizioni in somministrazione diminuiscono dello 0,3% in tre mesi e dello 0,6% su base annua. Il lavoro intermittente cresce invece del 3,1% sul trimestre e dell’8,7% sull’anno, con una spinta particolarmente visibile nei servizi di alloggio e ristorazione. Il tasso dei posti vacanti scende all’1,7%, con una riduzione sia rispetto al trimestre precedente sia rispetto al primo trimestre 2025. Questo segnala una domanda ancora presente ma meno tesa nella ricerca di personale.

Ore lavorate, retribuzioni e costo per Ula

L’input di lavoro misurato dalle ore lavorate aumenta dello 0,3% rispetto al quarto trimestre 2025 e dell’1,0% rispetto al primo trimestre 2025. Nello stesso periodo il Pil cresce dello 0,3% sul trimestre e dello 0,8% sull’anno. La relazione tra ore e prodotto mostra una crescita del lavoro leggermente più rapida del prodotto nel confronto annuo.

Per dipendente le ore lavorate diminuiscono dello 0,3% nel trimestre e aumentano dello 0,1% sull’anno. La cassa integrazione scende a 7,7 ore ogni mille ore lavorate, con 0,3 ore in meno rispetto al primo trimestre 2025. Il costo del lavoro per Ula cresce dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 3,0% su base annua. A spingere il costo sono retribuzioni e contributi sociali: entrambi aumentano dell’1,1% sul trimestre, mentre nel confronto annuo i contributi salgono del 3,5% e le retribuzioni del 3,0%.

Il raccordo con marzo e aprile negli articoli già pubblicati

Il trimestre va collegato alla sequenza mensile già seguita da Sbircia la Notizia Magazine. Nell’approfondimento sugli occupati di marzo 2026 era emersa una combinazione più fragile: occupati in calo nel mese, disoccupati in diminuzione e inattivi in aumento. Il report trimestrale conferma che la media del periodo resta positiva sugli occupati ma non cancella la pressione dell’inattività.

Il dato di aprile 2026 ha poi mostrato un cambio congiunturale più netto: 24,337 milioni di occupati, tasso di occupazione al 63,1% e inattività al 33,4%. Il confronto serve a distinguere due piani. Il trimestre chiuso a marzo misura una media integrata di tre mesi; aprile fotografa il primo movimento successivo e indica un rientro dell’inattività che nel trimestre non era ancora visibile.

Base statistica e margini campionari

Le grandezze sugli occupati, sui disoccupati e sugli inattivi derivano dalla Rilevazione sulle forze di lavoro, un’indagine campionaria condotta sulle famiglie residenti. Il campione annuale supera 250mila famiglie e circa 600mila individui distribuiti in circa 1.400 comuni. La rilevazione segue standard europei e internazionali, elemento necessario per rendere confrontabili gli aggregati.

Nei dati grezzi del primo trimestre 2026 la stima degli occupati è 24,126 milioni. Il margine campionario al 95% indicato da Istat colloca l’intervallo tra 23,980 milioni e 24,272 milioni. La variazione annua di +50mila occupati ha un intervallo che va da -8mila a +108mila. Per questo il saldo tendenziale va interpretato come crescita molto contenuta, non come accelerazione robusta.


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 Junior Cristarella

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