25 milioni di euro per trasformare l’ex ospedale storico| Artribune


A Nicolosi, alle porte di Catania, il Museo Vulcanologico dell’Etna esiste dal 2003, quando fu inaugurato nella casa appartenuta al vulcanologo Mario Gemmellaro (1773 – 1839), insignito nel 1829 di una medaglia d’oro da parte dell’Accademia delle Scienze di Berlino per avere dimostrato che il monte Etna è in realtà un agglomerato di piccoli vulcani.
Da più di vent’anni, quindi, il progetto voluto dalla Provincia Regionale di Catania per valorizzare il vulcano attivo più alto d’Europa (oltre 3.300 metri) quale risorsa turistica di primaria importanza in Sicilia, racconta la storia, le curiosità e il mito della Muntagna, come affettuosamente i catanesi hanno ribattezzato l’Etna, che si staglia alle spalle della città con il suo inconfondibile profilo.
Ma un Museo dell’Etna – nato dalla collaborazione tra l’Associazione Amici della Terra e le istituzioni scientifiche locali tra cui il Parco dell’Etna, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), la Protezione Civile e l’Università degli studi di Catania – si scopre anche all’interno della Casa delle Farfalle di Viagrande (siamo sempre alle porte della città): esteso su 1.500 metri quadri di superficie, dispone di una ludoteca, di un cinema 3D e di un simulatore di terremoti, per offrire un approccio interattivo alla vulcanologia.

Il progetto per il Museo dell’Etna a Catania

Ormai da diversi anni, però, si lavora per dotare Catania di un polo museale cittadino dedicato al “suo” vulcano. Risale al 2021 la presentazione del progetto vincitore della procedura pubblica curata dal Dipartimento regionale tecnico tramite il Genio civile etneo. Un anno prima si era cominciato a ragionare su come riutilizzare l’ex ospedale Vittorio Emanuele II appena dismesso, per scongiurare il degrado della struttura destinandola a un progetto culturale. A vincere il concorso fu lo studio Guicciardini & Magni di Firenze, con un progetto aderente ai più moderni standard museali: esteso su 8.000 metri quadri – nella parte centrale dell’edificio, il Padiglione San Marco, prospiciente Via Plebiscito – il nuovo Museo dell’Etna sarebbe stato suddiviso in sei diversi settori, con installazioni, tecnologie interattive e spazi didattici. Budget stanziato dalla Regione Sicilia per l’operazione: 25 milioni di euro, ripartiti tra i 14 milioni necessari a realizzare gli spazi museali e gli 11 destinati alla trasformazione dei due corpi laterali dell’ex ospedale, per accogliere un campus universitario e i laboratori dell’Accademia di Belle Arti. Con la grande corte interna concepita come spazio aperto alla città.

I lavori in corso all’ex Ospedale Vittorio Emanuele II di Catania

Il cantiere per il Museo dell’Etna a Catania

Aggiudicato l’appalto nell’estate 2023, con il Genio Civile di Catania costituitosi stazione appaltante, l’anno seguente iniziarono le demolizioni delle “superfetazioni incongrue”, costruite dopo gli Anni Cinquanta. Oggi, il completamento del cantiere è all’80%, e si può prevedere di consegnare il museo alla città entro la fine del 2026. Quasi ultimati gli impianti tecnologici, il restauro delle facciate est e sud è stato completato; mentre si procede per la realizzazione della terrazza panoramica che offrirà una vista privilegiata sull’Etna e sul porto di Catania, in aggiunta alla sala espositiva con “ampia vetrata continua”, arretrata di cinque metri rispetto alla facciata, pensata per creare “un cono visivo ottimale sul vulcano”.
Intanto, il Genio Civile sta predisponendo la gara per l’affidamento degli allestimenti museali (valore di circa 3,5 milioni di euro), per avviare immediatamente le opere multimediali al termine dei lavori strutturali. E a supporto del progetto è stato costituito un comitato tecnico-scientifico che coinvolge numerose istituzioni del territorio, tra cui Comune e Università di Catania, Arcidiocesi, Ingv, Parco dell’Etna, Soprintendenza ai beni culturali, Teatro Massimo Bellini, Archeoclub d’Italia e gli Ordini professionali di ingegneri e architetti.

Come sarà il Museo dell’Etna di Catania

Secondo masterplan iniziale, il percorso espositivo esaminerà temi scientifici, mitologici, artistici e antropologici legati alla Muntagna, proponendo un viaggio che spazia dall’Etna tra scienza e mito al rapporto tra l’uomo e il vulcano, a musica, letteratura e cinema. Ulteriori sezioni saranno dedicate agli aspetti naturalistici, all’osservazione del vulcano e agli usi e costumi del territorio etneo. Oltre alla corte centrale pensata come piazza cittadina, le due corti interne – la Corte del vulcano nell’ala est e la Corte dei liotri nell’ala ovest, costituiranno i fulcri espositivi del museo. Nella prima sarà realizzato un modello sospeso del vulcano con videomapping e giochi di luce che mostreranno i processi che avvengono all’interno dei condotti magmatici. Nella seconda, l’installazione interattiva In volo sul paesaggio etneo: un pavimento con video led che simulerà un volo sopra l’Etna, con l’aggiunta di piccoli liotri sospesi – omaggio all’elefante, simbolo della città di Catania – e multiproiezioni immersive di paesaggio sulle pareti. Nella parte superiore, l’edificio sarà rivestito da una nuova “pelle”, ispirata alla muratura a vista in mattoni e pietra lavica dell’ex Monastero dei Benedettini: nelle ore serali, il rivestimento sarà illuminato con una luce dall’intensità regolabile, come fosse una lanterna sulla città.
Nel frattempo si lavora anche alla ristrutturazione degli immobili da adibire alla didattica e alla residenzialità universitaria, con la previsione di demolirealtri fabbricati privi di rilevanza storica, per ricreare la connessione tra il parco dell’ex ospedale e l’adiacente sito monumentale dell’ex Monastero dei Benedettini: “Restituiremo a Catania un immobile storico” ha spiegato l’assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricòcompletamente riqualificato e destinato a una nuova funzione. Il progetto si integra con altri interventi di recupero e rilancio in polo culturale e scientifico di un grande plesso non più idoneo a ospitare presidi sanitari, che potrà invece essere il fulcro del rilancio urbano di un’intera area del centro antico della città. Il Museo, inoltre, si proporrà come la vera ‘porta’ di ingresso a un bene naturale e paesaggistico già patrimonio dell’Unesco, qual è il vulcano Etna”.

Livia Montagnoli

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