Le dinamiche del Consiglio Comunale di Frosinone ricordano ormai, con liturgica cadenza, la scena della domenica mattina quando entri allo storico bar Natale di via Firenze. Speri sempre di non trovare la solita fila accalcata davanti al bancone, come se magicamente potesse cambiare qualcosa: poi invece, come sempre, ti ritrovi lì, in coda, ad aspettare il tuo turno per prendere il cannolo alla crema. Sempre buono, sempre uguale.
Dal bar Natale, come nell’aula di Palazzo Munari, il copione non cambia mai: il finale è rigorosamente già scritto.
Il romanzo già scritto
Era già stampato nel romanzo di questa consiliatura (probabilmente una delle più litigiose, instabili e contraddittorie della storia politica del capoluogo) che la maggioranza del sindaco Riccardo Mastrangeli avrebbe trovato i numeri necessari per mettere in sicurezza il documento contabile. E soprattutto, la prosecuzione della legislatura fino alla sua naturale scadenza del maggio 2027.
Ne ha trovati 16. Ne ha persi per strada 2: quelli dei consiglieri Paolo Fanelli e Sergio Crescenzi. Fanelli ha lasciato l’Aula prima del voto. Crescenzi non si è presentato. Per entrambi non è stato un caso ma una precisa scelta politica.
In ogni caso, al di là dei grandi manifesti ideologici, il vero, unico e trasversale obiettivo di tutti risponde alla massima senza tempo: Primum vivere, deinde philosophari. Prima la sopravvivenza della consiliatura, poi la filosofia.
Piacentini porta numeri solidi
Sul piano tecnico-contabile, il documento esposto in Aula dall’assessore Adriano Piacentini – il “Ministro delle Finanze” del governo Mastrangeli — mette in mostra una virtuosa tenuta dei conti pubblici, impreziosita da 23 milioni di euro già impegnati sul fronte dei lavori pubblici.
Numeri che il sindaco ha declinato con comprensibile soddisfazione: «Il Rendiconto 2025 consegna alla città un dato chiaro e non contestabile: il Comune di Frosinone è un ente solido, equilibrato e finanziariamente sano. I numeri dimostrano che l’Amministrazione ha saputo coniugare rigore nei conti, capacità di investimento e attenzione ai servizi. Non siamo di fronte a un Comune che vive alla giornata o che rinvia i problemi al futuro: siamo di fronte a un ente che programma, investe e costruisce prospettive».
Mastrangeli ha poi insistito sul contenimento degli oneri finanziari e sul drastico abbattimento dei debiti fuori bilancio, con un livello di indebitamento pienamente sostenibile che permetterà al capoluogo di mantenere un’elevata capacità di spesa.
Fanelli e Crescenzi corpi estranei
C’è poi il dato politico. Il voto sul rendiconto ha confermato l’esistenza di una maggioranza che esiste numericamente ma che fa una fatica enorme a mostrarsi compatta politicamente. I consiglieri Paolo Fanelli e Sergio Crescenzi, con motivazioni diverse, appaiono ormai come due corpi estranei alla coalizione. Non sarà facile recuperarli, specialmente in vista della delicata votazione del nuovo presidente del Consiglio Comunale.
A tale proposito, il presidente facente funzioni Marco Ferrara ha dimostrato di essersi già ampiamente calato nel ruolo, gestendo un’aula storicamente nervosa con competenza, rigore e autorità. Una fiche importante sul tavolo della rivendicazione.
Marzi assente ma coerente, il PD assente
Il dato politico forse più rilevante non arriva però da chi era presente ma da chi non c’era. Ai lavori consiliari non hanno partecipato né il gruppo del Partito Democratico né la lista Marzi.
L’assenza dell’ex sindaco Domenico Marzi appare coerente con una strategia che da tempo lo colloca in una posizione particolare: non propriamente alleato di Mastrangeli ma neppure oppositore tradizionale. Un diversamente alleato, figura ormai stabilmente presente nel lessico politico dell’aula consiliare.
Molto più difficile da interpretare la scelta del Partito Democratico. Perché il rendiconto è il documento politico-amministrativo per eccellenza di chi governa. È il momento in cui una forza di opposizione dovrebbe contestare, proporre, criticare, evidenziare limiti e indicare alternative. Se non si combatte la battaglia sul bilancio, dove la si combatte? Se non si occupa lo spazio dell’opposizione durante la discussione sul rendiconto, quando si pensa di occuparlo? Sono domande che restano senza risposta.
I Dem a Frosinone sembrano aver adottato la dottrina del «fantasma»: assenti sui grandi dossier strutturali della città, assenti nel presidiare fisicamente lo spazio dell’opposizione, e ieri persino assenti dai lavori del Consiglio. Un partito che rischia di scivolare verso l’irrilevanza proprio mentre dovrebbe costruire la propria credibilità come alternativa di governo per il prossimo anno.
Il paradosso
Se il Partito Democratico rinuncia sistematicamente a presidiare il terreno dell’opposizione, diventa inevitabilmente più difficile sostenere che la candidatura a sindaco del centrosinistra debba spettare per diritto naturale ai dem. Così facendo il PD sembra rafforzare, quasi involontariamente, la tesi sostenuta da tempo dal segretario Socialista Gian Franco Schietroma: quella secondo cui il profilo più competitivo per guidare il campo progressista dovrebbe essere Vincenzo Iacovissi. Paradossalmente, il miglior alleato del PSI nella sua candidatura a sindaco è proprio il Partito Democratico. Con la sua non azione politica.
Se ieri le opposizioni fossero state presenti al completo — considerati i voti mancati di Fanelli e Crescenzi — avrebbero reso l’approvazione del consuntivo molto più complicata. Probabilmente sarebbe stato un pareggio 16 a 16. Di fatto, si è rinunciato a giocare la partita.
Come diceva Elias Canetti: «Il potere si fonda sulla sopravvivenza, ma anche sulla visibilità». Non si capisce come l’invisibilità possa far vincere al PD le elezioni comunali del prossimo anno. È di solare evidenza che Mastrangeli ha blindato la consiliatura, Marzi ha una strategia precisa. Il PD ancora no.
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