Ponte sullo Stretto, indagato Miele: informazioni riservate in cambio di incarichi

Un ponte per un ponte. Il giudice Tommaso Miele ha sfilato la toga appena lo scorso febbraio. Non una toga qualsiasi: quella da numero 2 della Corte dei Conti, i suoi ultimi incarichi sono stati quelli di Presidente Aggiunto e di Presidente della Corte del Lazio. Da quel momento aveva bisogno di un ponte che gli consentisse di attraversare i ruoli della magistratura per approdare tra i grand commis di Stato, il mondo nel quale si muovono gli ex alti magistrati che per la loro esperienza vengono chiamati alla guida di grandi aziende pubbliche o Authority. A lui sarebbe piaciuta molto la poltrona dell’Antitrust. O di una società partecipata, qualcosa di adeguato al rango.

Per ottenerla, secondo la Procura di Roma, avrebbe offerto quello che aveva: le informazioni riservate della Corte dei Conti relative al Ponte sullo Stretto di Messina.

Cominciamo dai fatti.

Chi è e cosa faceva

Tommaso Miele (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Tommaso Miele, originario di Aquino in provincia di Frosinone. Presidente della Corte dei Conti del Lazio poi dal febbraio 2022 Presidente Aggiunto della Corte dei Conti nazionale. In pratica: il numero due della magistratura contabile italiana, nominato con delibera di Palazzo Chigi. Pensionato a febbraio 2026.

La Corte dei Conti è l’organo che controlla la legittimità della spesa pubblica. Giudica chi sperpera denaro dei contribuenti. Verifica se le grandi opere infrastrutturali rispettano le regole. È, in sostanza, il guardiano dei conti dello Stato. E Tommaso Miele lo era in modo particolare: perché la Corte del Lazio di cui era presidente aveva anche il controllo sui Conti della Regione Lazio, delle sue partecipate, della Sanità Regionale.

Miele ne era il numero uno nel Lazio. Ed il numero due Nazionale.

Il procedimento sul Ponte

Il rendering del ponte (Foto Imagoeconomica via Strettodimess)

La Stretto di Messina Spa è la società incaricata di realizzare il Ponte sullo Stretto. Aveva un procedimento aperto davanti alla Corte dei Conti. Il 29 ottobre 2025 era arrivata una decisione sfavorevole. La partita non era chiusa, ma si era complicata.

È in questo contesto che, secondo la Procura di Roma, si inserisce la condotta contestata a Miele. Secondo un comunicato a firma del procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi «avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della ‘Stretto di Messina Spa’, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società». In pratica: il numero 2 della Corte che predispone un ricorso contro una decisione della Corte. Perché? Nella ricostruzione del giudice Lo Voi, Tommaso Miele avrebbe «manifestato, in cambio, l’interesse a diventare Presidente dell’Antitrust o di una società partecipata». Ed i suoi due interlocutori gli avrebbero promesso il loro appoggio.

Cosa avrebbe fatto

(Foto: Andrea Panegorossi © Imagoeconomica)

Secondo l’impianto accusatorio, l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno (71 anni) già consigliere di amministrazione della Stretto di Messina Spa e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio (65) avrebbero avvicinato il magistrato ormai prossimo alla pensione. Lo avrebbero fatto puntando ad usarne l’autorevolezza e l’influenza per  condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sul progetto definitivo per il Ponte sullo Stretto.

Per la Procura di Roma gli avrebbero fatto una proposta precisa: sostegno per ottenere incarichi in enti pubblici dopo il pensionamento, in cambio di informazioni riservate e di primissima mano sull’andamento del procedimento.

Nella ricostruzione ipotizzata dalla Procura, Miele avrebbe accettato. E avrebbe cominciato a lavorare. Fornendo aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura. Rivelando gli orientamenti dei colleghi magistrati impegnati su quella materia. Dando dettagli sullo sviluppo della Camera di Consiglio in adunanza plenaria: cioè esattamente quello che succede nella stanza dove i giudici discutono prima di decidere, quella in cui nessun esterno dovrebbe mai sapere cosa accade.

(Foto via Imagoeconomica)

Non solo. Dopo la decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, si sarebbe impegnato a predisporre una memoria nell’interesse della Stretto di Messina Spa da consegnare al commercialista della società. Il giudice che aiuta la parte interessata a costruire la propria difesa nel procedimento che i suoi uffici stanno gestendo.

In cambio: la presidenza dell’Antitrust o di una società partecipata. Lo ha chiesto lui, secondo l’accusa. Non gliel’hanno offerto .

Il sistema

 Si procede per le ipotesi di corruzione e di rivelazione del segreto d’Ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Le indagini sono state delegate ai carabinieri del Ros: che nella serata di lunedì hanno dato esecuzione ad un decreto di perquisizione. Ha riguardato le case, gli uffici e gli apparati informatici dei tre protagonisti.

Nel corso delle perquisizioni, svolte a Roma, nella provincia di Reggio Calabria ed in quella di Frosinone sono stati «rinvenuti e sequestrati diversi dispostivi elettronici e documenti che verranno sottoposti a specifiche valutazioni e analisi per appurarne la valenza probatoria in relazione alle ipotesi di reato contestate». In pratica? Hanno preso computer e carte ed hanno portato via tutto: poi si vede se c’è qualcosa di utile.

Roma, il Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio © Imagoeconomica / Carlo Carino

Secondo la Procura capitolina, quella che sarebbe stata portata a termine con Miele non era un’operazione isolata. L’avvocato e l’imprenditore avrebbero tentato di avvicinare anche altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo. E avrebbero rivelato a terzi le notizie coperte da segreto acquisite da Miele, moltiplicando così la diffusione di informazioni che avrebbero dovuto restare dentro quella Camera di Consiglio. Un sistema, non un episodio.

Quello che diceva

Tommaso Miele è sempre stato un magistrato scomodo e dal pensiero non omologato. Inaugura l’anno giudiziario 2021 e denuncia come «con la scusa del Covid» si stiano alleggerendo le responsabilità dei funzionari pubblici. Chiama quella scelta «una vera e propria irresponsabilità». Rincara la dose l’anno successivo: parla di processi lunghi, toghe presuntuose, norme confuse. Assicura che la magistratura contabile non abbasserà la guardia. Nel febbraio 2024 ribadisce che la stessa attesa del giudizio è già una condanna. L’anno successivo tiene l’ultima grande relazione annuale. Tema: rigore, umanità, futuro. Chi era presente racconta di un discorso che sembrava un testamento professionale.

Il Presidente Aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele (Foto: Andrea Panegorossi © Imagoeconomica)

A febbraio 2026 il pensionamento, l’attività di consulenza per la società romana. L’ultima apparizione pubblica è stata la settimana scorsa: alla Villa Comunale di Frosinone per la Festa dei Carabinieri.

A distanza di pochi giorni, quelle stesse divise hanno bussato a casa sua per eseguire la perquisizione, notificandogli che è indagato per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito del procedimento sulla più grande opera pubblica italiana degli ultimi decenni. Ha affidato la sua difesa al professore Pierpaolo Dell’Anno. Per l’accusa lavorava per un ponte in modo da avere in cambio un ponte.


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