Così gli Astrofili di UniTs raccontano a tutti le meraviglie del cosmo


7 giugno 2026 – ore 10:00 – L’Universo ha un problema di comunicazione: è sconfinato, complesso e parla una lingua che a molti pare incomprensibile. Eppure, contrariamente a quanto si creda, meraviglie e misteri dell’astronomia non sono appannaggio dei soli addetti ai lavori: ci vuole semplicemente qualcuno che sappia tradurre il linguaggio del cosmo in una conoscenza accessibile. È proprio questo il ruolo degli Astrofili dell’Università di Trieste, associazione che dal 2022 rappresenta un punto di riferimento per appassionati di astronomia, studenti e curiosi. Attraverso uscite osservative, corsi e incontri aperti al pubblico, il gruppo porta la divulgazione scientifica fuori dalle aule universitarie e la trasforma in un’esperienza condivisa, rendendo accessibili temi complessi ad un pubblico variegato, senza mai rinunciare al rigore scientifico.

Un’associazione nata dalla passione per l’astronomia

A raccontare la realtà del Gruppo Astrofili dell’Università di Trieste (Gaut) è Alessia Rainis, 25 anni, studentessa di fisica. Alessia racconta dell’associazione, di cui è presidente da ottobre 2025, come “uno spazio di curiosità e passione”. Il punto centrale attorno cui ruota tutta l’attività dell’associazione è proprio la divulgazione di argomenti che a primo impatto sembrano incomprensibili. “Cercare di semplificare senza banalizzare”, spiega. L’associazione nasce dall’iniziativa di alcuni studenti di Fisica, tra cui Clare Tonsa e Fabrizio Diaz Guerra, con l’obiettivo di parlare a un pubblico sempre più ampio di ciò che li appassiona maggiormente: l’astronomia e l’osservazione del cielo. Per Rainis, l’interesse è nato dalla curiosità e dal desiderio di approfondire l’osservazione di pianeti e stelle, imparando ad utilizzare strumenti astronomici come telescopi e macchine fotografiche.

Divulgare senza banalizzare

L’attività degli Astrofili è prettamente divulgativa: “Ci siamo presi il compito di rendere accessibili argomenti che meritano attenzione e che possono accendere curiosità e passione nelle persone” racconta la presidente. Divulgare, però, significa anche contrastare la disinformazione, chiarire dubbi e offrire strumenti per comprendere fenomeni spesso percepiti come lontani o espressi in termini troppo tecnici. Per questo, l’attività necessita di un equilibrio attento: “Troppa semplificazione può trasformarsi in cattiva informazione – sottolinea Rainis – Alcuni concetti scientifici possono essere spiegati in modo intuitivo, mentre altri richiedono necessariamente una preparazione più approfondita. Se si parla, per esempio, di nucleosintesi primordiale dell’universo, non si possono eliminare del tutto gli elementi matematici e teorici che si trovano alla base. Il nostro obiettivo è tradurre questi contenuti, renderli accessibili e incuriosire chi ci ascolta”.

Pur essendo nato in ambito universitario, il gruppo “Astrofiliunits” (così si chiama sui social) cerca di raccogliere intorno a sé non solo studenti di varie facoltà, ma anche tutti i curiosi che avrebbero piacere di “guardare il cielo in compagnia”. Tra le iniziative più apprezzate figurano le uscite osservative, organizzate fin dalla fondazione del gruppo: durante questi appuntamenti, i membri dell’associazione mettono a disposizione strumenti dell’Università e dell’associazione stessa, spiegandone il funzionamento direttamente sul campo. Le serate diventano così occasioni per osservare il cielo e, allo stesso tempo, comprendere come lavorano i telescopi e le attrezzature utilizzate.

L’astrofotografia: fotografare ciò che non si vede

Tra gli strumenti che permettono di avvicinarsi concretamente all’osservazione del cosmo c’è anche l’astrofotografia, una pratica che negli ultimi anni ha attirato sempre più appassionati all’interno dell’associazione. Lorenzo Barazzuol, studente magistrale di Fisica, è membro di Gaut dal 2022 in quanto appassionato di astronomia. È da diversi anni che Lorenzo si cimenta nell’astrofotografia, la quale “consiste nel puntare un apparecchio fotografico verso il cielo, anche con l’ausilio di uno strumento astronomico, per scattare una foto di un obiettivo astronomico (un pianeta, stella, galassia o anche la Stazione Spaziale Internazionale)”, spiega. Oltre ad essere uno strumento scientificamente fondamentale, l’astrofotografia rappresenta un modo per osservare, seppur in maniera indiretta, oggetti che normalmente sarebbe impossibile individuare, anche usando telescopi molto grandi. Durante le uscite osservative organizzate dal gruppo, fotografare il cielo è un’attività d’obbligo. “Fare astrofotografia in realtà – dice Lorenzo – è una disciplina che, a patto di sapere cosa e come cercare, è accessibile virtualmente a chiunque abbia anche solo un cellulare. Addirittura, un nostro professore in università era riuscito a scattare con il cellulare una foto ad una supernova nella Galassia Girandola”.

Ecco che il gruppo di astrofili organizza periodicamente dei corsi di astrofotografia: si parte da una serie di conferenze, per capire innanzitutto come approcciarsi alla “fotografia degli astri”, per poi finire in una serata osservativa pratica e un concorso per la foto migliore. “Partendo dalle basi – spiega Lorenzo – si usa una camera astronomica CCD/CMOS, ed un telescopio ad inseguimento. I fattori che in genere limitano di più sono il budget, il saper effettivamente usare l’attrezzatura che si compra, e la disponibilità di avere cieli con poco inquinamento luminoso. La mia prima esperienza con la fotografia è stata utilizzare un tubo fisso da 250mm cercando di tenere il più fermo possibile il telefono sopra l’oculare. Ora sono passato a un telescopio smart, che non permette l’osservazione tradizionale attraverso l’oculare ma è pensato interamente per l’astrofotografia, risultando molto più semplice da utilizzare. Per i puristi del telescopio ottico è essenzialmente un’eresia, ma alla fine anche le foto di Hubble sono completamente digitali”.

Uscite osservative, collaborazioni e progetti futuri

L’impegno dell’associazione nel coinvolgere direttamente il pubblico emerge non solo durante le uscite osservative e i corsi di astrofotografia, ma anche attraverso la partecipazione a eventi aperti alla cittadinanza. Non a caso, gli Astrofili sono stati protagonisti anche al Maker Faire, evento a cui l’associazione ha preso parte su invito per il secondo anno consecutivo. “L’anno scorso abbiamo visto quanto interesse riuscivamo a suscitare nelle persone e quest’anno è stato lo stesso” spiega Alessia Rainis. “Le ore trascorse al banchetto volavano: c’era un continuo scambio di idee con visitatori genuinamente curiosi”. Tra le attività proposte, anche la possibilità di osservare il Sole attraverso un telescopio dotato di apposito filtro solare e di comprenderne il funzionamento.

Quando non è impegnata nell’organizzazione di conferenze aperte al pubblico, corsi di astrofotografia, proiezioni di film sullo spazio e uscite osservative, l’associazione collabora anche con realtà esterne. Negli ultimi anni, il gruppo ha inoltre ampliato le proprie attività organizzando visite e gite presso diversi osservatori astronomici della Regione: un’esperienza particolarmente riuscita è stata quella a Zuglio, che ha registrato una grande partecipazione. Per il mese di ottobre è in programma una nuova uscita all’osservatorio di Farra d’Isonzo, con l’obiettivo di continuare a creare occasioni di incontro tra appassionati, studenti e curiosi di ogni età.

Approfondimento a cura di Benedetta Marchetti e Aurora Cauter
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 Benedetta Marchetti

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