«In Ucraina una famiglia su tre ha qualcuno al fronte. Questo significa che il tema dei veterani riguarda l’intera società. Non stiamo parlando di una piccola minoranza ma di una parte fondamentale del nostro futuro. Non possiamo aspettare la fine della guerra. Le famiglie hanno bisogno di aiuto oggi, non domani», spiega Yulia Voitekhova, responsabile del Centro di supporto all’imprenditoria del Comune di Leopoli intervistata da VITA.
Secondo le stime regionali, nei prossimi anni la sola regione di Leopoli potrebbe trovarsi a gestire il reinserimento di circa 200mila veterani. Per questo il Comune ha deciso di affrontare il problema di petto, investendo su formazione, sostegno alle startup e reti di imprenditoria guidate da ex combattenti e dalle loro famiglie. Yulia Voitekhova dirige il Centro di supporto all’imprenditoria del Comune di Leopoli: una comunità che negli ultimi anni ha sviluppato programmi specifici per il reinserimento economico dei veterani e delle loro famiglie attraverso formazione, mentoring, grant e sostegno alla creazione di imprese perché la maggior parte degli uomini che tornano dal fronte sono giovani, traumatizzati, spesso con disabilità, ma rappresentano anche un risorsa e diventano mentor nei programmi di formazione. Questo progetto dimostra anche un altro aspetto sull’Ucraina: la forza della sua società civile.

Qual è oggi la principale sfida legata ai veterani in Ucraina?
Molti uomini tra i 25 e i 60 anni sono partiti per il fronte, ma le loro mogli, i figli e i genitori sono rimasti qui. Molti di loro gestivano un’attività e, quando sono partiti, le famiglie hanno dovuto portarla avanti. Molti soldati non torneranno. E le loro mogli non vogliono soltanto mantenere l’attività di famiglia: spesso vogliono avviarne una nuova per realizzare un sogno che avevano condiviso con il marito prima della sua morte. In quei momenti difficili, durante le telefonate dal fronte, molte coppie parlavano del futuro e dei progetti che avrebbero voluto costruire insieme. Avere un obiettivo aiuta a continuare a vivere. Per questo motivo non parliamo solo di imprese o di ristoranti. Parliamo soprattutto di famiglie.
Come aiutate i veterani e le loro famiglie?
Ci siamo chiesti come sostenere le persone che vogliono avviare un’attività o tornare al lavoro. I veterani hanno competenze straordinarie, ma spesso non hanno esperienza nella gestione di un’impresa. Abbiamo realizzato una ricerca per capire quali fossero i loro bisogni. Attraverso un questionario abbiamo scoperto che il 67% dei veterani desidera avviare una propria attività, tornare al lavoro o sviluppare quella che già possiede. Perciò abbiamo capito che non basta offrire finanziamenti. Molti ricevono contributi economici ma non sanno come gestire un’impresa, affrontare i rischi, fare marketing o sviluppare una strategia commerciale. Per questo abbiamo creato un programma educativo dedicato ai veterani e alle loro famiglie. Si tratta di un percorso di dieci giorni con undici esperti e circa settanta moduli formativi. Affrontiamo temi come la gestione aziendale, il marketing, la comunicazione, la produzione di foto e video per promuovere l’attività e molti altri aspetti pratici. Utilizziamo anche il metodo del peer-to-peer. Abbiamo capito che i veterani e le loro famiglie si fidano maggiormente di persone che hanno vissuto esperienze simili e che sono già riuscite ad avviare un’impresa. Per questo coinvolgiamo altri veterani-imprenditori come formatori e mentor.
Quante persone seguite?
Attualmente lavoriamo con 327 veterani e familiari nella regione di Leopoli. Circa il 23% proviene da famiglie sfollate interne. Il 57% dei partecipanti sono donne: mogli, madri o figlie di veterani. Quando parliamo di famiglie non parliamo di persone anziane. Molte di queste donne hanno tra i 25 e i 45 anni e si trovano improvvisamente a gestire da sole figli, casa, lavoro e spesso anche un’attività economica.
Quali sono i problemi più frequenti che incontrate?
Molti veterani soffrono di disturbi legati all’esperienza della guerra. Spesso hanno difficoltà di concentrazione, problemi di memoria e hanno bisogno di un accompagnamento costante. Possono fare la stessa domanda più volte nel corso della giornata. Per questo non offriamo soltanto corsi di formazione ma anche consulenze individuali e attività di mentoring. La vera forza del nostro programma è che continuiamo a seguire le persone anche dopo la fine dei corsi. Quando si trovano di fronte a una difficoltà concreta nella gestione dell’impresa, sanno di poter tornare da noi e chiedere aiuto.
Come affrontate gli aspetti psicologici?
Noi collaboriamo strettamente con i Centri di supporto ai veterani e alle loro famiglie presenti a Leopoli. Sono strutture specializzate che offrono assistenza psicologica, orientamento burocratico e sostegno sociale. Ricordo donna che stava seguendo uno dei nostri corsi quando ricevette una telefonata. In quel momento scoprì che il marito risultava disperso. Entrò in uno stato di forte shock. In casi come questi interveniamo immediatamente e la mettiamo in contatto con gli specialisti che possono accompagnarla dal punto di vista psicologico e amministrativo.
I bisogni dei veterani e quelli delle famiglie sono diversi?
Sì, molto diversi. I veterani che arrivano da noi sono spesso estremamente pragmatici. Hanno preso la decisione di avviare un’attività e vogliono sapere quali strumenti servono per farlo: finanziamenti, formazione, consulenze. Le donne invece portano sulle spalle un peso enorme. Hanno dovuto sostenere la famiglia durante la guerra, crescere i figli, mantenere la casa e spesso anche gestire un’attività. Molte di loro hanno bisogno soprattutto di supporto psicologico. Paradossalmente alcuni veterani mi dicono che le loro mogli hanno sopportato uno stress persino maggiore del loro. Al fronte avevano una missione precisa. Le donne, invece, hanno dovuto continuare a vivere nell’incertezza ogni giorno.
Quali risultati avete ottenuto?
Dopo il programma, 91 partecipanti hanno ottenuto finanziamenti per sviluppare la propria attività. Lo scorso anno sono nate 53 nuove imprese che sono ancora tutte operative. Le attività sono molto diverse: aziende agricole, allevamenti, laboratori artigianali, negozi di fiori, produzioni alimentari, servizi e piccole imprese manifatturiere. Per noi questo è un risultato importante perché dimostra che il sostegno ai veterani non significa soltanto assistenza sociale ma anche sviluppo economico per l’intera comunità.
State costruendo anche una rete tra veterani imprenditori?
Sì. Oggi lavoriamo con oltre duecento imprenditori che fanno parte della nostra comunità. Organizziamo incontri mensili e stiamo costruendo quella che speriamo diventi la prima grande comunità di veterani imprenditori dell’Ucraina. Creare formalmente una rete è semplice. La vera sfida è insegnare alle persone a collaborare, condividere esperienze e aiutarsi reciprocamente. È questo il capitale sociale che vogliamo costruire.
Qual è il principale ostacolo al reinserimento?
Il passo più difficile è il primo. Molti veterani tornano a casa con esperienze terribili alle spalle. Devono affrontare una riabilitazione fisica e mentale e trovare la forza di immaginare un nuovo futuro. Decidere di iniziare un’attività è già parte del percorso di guarigione. Per questo noi diciamo sempre che non bisogna aspettare la fine della guerra. Il reinserimento deve iniziare subito. Le famiglie hanno bisogno di aiuto oggi, non domani.
Molti in Europa vedono ancora i veterani soltanto come persone traumatizzate da assistere. È un errore?
Sì. Naturalmente il trauma esiste e non va ignorato. Ma i veterani sono anche una grande risorsa per il Paese. Hanno sviluppato capacità di leadership, resilienza, spirito di adattamento e una profonda consapevolezza del valore della vita. Lavoriamo anche con le scuole, con i bambini e con le famiglie. È importante aiutare la società a comprendere le persone che tornano dalla guerra, comprese quelle che hanno riportato ferite permanenti o disabilità. I veterani non portano a casa soltanto dolore e traumi. Portano esperienza, forza, motivazione e la capacità di affrontare le difficoltà con una prospettiva diversa. Possono diventare punti di riferimento per altri veterani e per l’intera comunità. Molti dei mentor che oggi collaborano con noi sono ex combattenti che hanno avviato un’impresa e aiutano altri veterani a fare lo stesso. Condividono la loro esperienza, mostrano che è possibile ricominciare e diventano un esempio concreto per chi sta affrontando lo stesso percorso.
Credit foto apertura pagina Facebook del Centro di supporto all’imprenditoria del Comune di Leopoli
17 centesimi al giorno sono troppi?
Poco più di un euro a settimana, un caffè al bar o forse meno. 60 euro l’anno per tutti i contenuti di VITA, gli articoli online senza pubblicità, i magazine, le newsletter, i podcast, le infografiche e i libri digitali. Ma soprattutto per aiutarci a raccontare il sociale con sempre maggiore forza e incisività.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Anna Spena
Source link


