C’è una regola non scritta in politica, che vale più di qualsiasi manuale: quando una maggioranza comincia a contare i voti uno ad uno, significa che il problema non è più l’opposizione. Ma la maggioranza stessa. È esattamente quello che accade da anni – e ancor di più nel corso di queste ultime settimane – nella claudicante ma non cedevole (barcollo ma non mollo) maggioranza del sindaco di Frosinone.
Il precario equilibrio della maggioranza è ormai un dato strutturale, una costante acrobatica che farebbe invidia ai migliori trapezisti del Cirque du Soleil. Senza alcun dubbio questa è la consiliatura più contraddittoria, nervosa, indecifrabile e complicata degli ultimi cinquant’anni a Frosinone.
Prima che politico, il cortocircuito a Palazzo Munari è stato soprattutto interpersonale: una criticità enorme che poi ha minato anche tutto il resto. Come diceva Pietro Nenni, lo storico leader socialista: «La politica non si fa con i sentimenti, figuriamoci con i risentimenti».
La riunione di maggioranza
Questa sera è in programma la riunione di maggioranza convocata da Mastrangeli per capire su quanti e quali numeri potrà contare: sia per approvare il Rendiconto, passaggio fondamentale per evitare la fine anticipata della consiliatura che nessuno, ma proprio nessuno vuole. E sia per ipotizzare una strategia per l’individuazione e la successiva elezione del nuovo presidente del Consiglio, dopo le dimissioni di Max Tagliaferri. Magari senza provocare l’ennesimo Vietnam politico. (Leggi qui: Tagliaferri stacca la spina: ora il cerino passa a Mastrangeli E qui: Frosinone e la grande bellezza della poltrona: nessuno la molla).
Una scelta che, in una situazione di normalità ordinaria, sarebbe una semplice procedura istituzionale di avvicendamento. Non a Frosinone, non in questo momento. L’operazione assomiglia più a un delicato intervento di chirurgia politica a cuore aperto. Perché ogni nome può generare malumori, ogni esclusione può provocare risentimenti, ogni voto può diventare un messaggio politico. L’elezione del Papa al confronto equivale a quella del rappresentante di classe alla scuola elementare Dante Alighieri nel centro storico.
Si voterà a scrutinio segreto, dove i franchi tiratori trovano il loro habitat naturale. Mastrangeli dovrà tenere insieme tutto: partiti, liste civiche, sensibilità, ambizioni individuali, veti incrociati e soprattutto un equilibrio numerico che sembra non quadrare mai — come quando esci dal Conad in via Tiburtina e ti rifai i conti di quanto hai speso. Non si tratta soltanto di eleggere un presidente: si tratta di evitare che la scelta del presidente diventi il detonatore di nuove fratture interne.
La fuga in avanti di Ferrara
Come dimostra la fuga in avanti compiuta in queste ore dal consigliere Marco Ferrara. Ha inviato un messaggio WhatsApp al sindaco, comunicandogli l’esito di una consultazione interna lanciata da Maria Rosaria Boschieri, portavoce cittadina della civica ‘Identità Frusinate’. È la lista nella quale Ferrara è entrato lasciando FdI perché aveva appena detto no ad un terzo assessorato al Partito tenendosi così le mani libere sulle prossime elezioni. La Portavoce ha chiesto ai componenti della Lista se fossero stati favorevoli a Marco Ferrara come Presidente del Consiglio Comunale di Frosinone. E la risposta sarebbe stata si all’unanimità.
«Ti comunico, quindi, che la candidatura del sottoscritto a Presidente nasce da una manifesta scelta politica di ‘Identità Frusinate’ che oggi è sotto rappresentata con l’attribuzione di un assessorato di terzo livello che precedentemente era stato assegnato alla lista ‘Frosinone Capoluogo‘ che aveva un solo consigliere in maggioranza. Identità Frusinate ha 3 consiglieri comunali e rivendica la Presidenza del Consiglio comunale oltre all’Assessorato alla Polizia Locale di terza fascia».
Chiarissimo il clima che si respira in maggioranza. Al quale, ancora una volta, il sindaco è del tutto indifferente: l’amministrazione di Frosinone è una cosa, gli scontri politici stanno da un’altra parte.
Il PD e il «morto a galla» politico
Il paradosso è che proprio mentre la maggioranza affronta uno dei passaggi più complicati della consiliatura, il Principale partito di opposizione sembra aver scelto una strategia politica quasi contemplativa. Il PD appare impegnato quasi esclusivamente nell’ingegneria delle alleanze, nella costruzione del campo largo, nella ricerca della formula perfetta per mettere insieme mondi diversi. Un lavoro senza alcun dubbio necessario, anzi indispensabile. Ma in politica non si vive solo di algebra, di addizioni di numeri.
Il Partito Democratico, per storia e peso elettorale, avrebbe dovuto occupare il centro della scena politica del capoluogo, proprio in questo momento particolare. Avrebbe dovuto trasformare ogni fibrillazione della maggioranza in un tema pubblico, ogni tensione interna in una questione politica, ogni criticità amministrativa in una proposta alternativa di futuro governo della città. Invece no. Nulla di tutto questo.
I democrat avrebbero dovuto semplicemente mettere in pratica il primo capitolo del manuale dell’opposizione: occupare la piazza, cavalcare il malumore e dettare l’agenda. Invece preferiscono praticare un’arte antica ma rischiosa: il «morto a galla» politico — restare visibili, ma lasciarsi trasportare dalla corrente senza imprimere una direzione.
Il BRT, i gazebo mancati e l’occasione sprecata
Eppure, basterebbe davvero poco. Il BRT è il dossier simbolo dell’amministrazione Mastrangeli: il progetto sul quale il sindaco sta investendo gran parte del proprio capitale politico, ci sta mettendo la faccia, fino quasi a personificarlo. È il tema che divide la città, alimenta discussioni, genera consenso e dissenso. In qualsiasi altra città d’Italia — prescindendo dagli schieramenti in campo, centrodestra o centrosinistra, non fa alcuna differenza — sarebbe il terreno ideale per una mobilitazione politica da parte del primo partito di opposizione.
Sarebbero bastati quattro o cinque gazebo nei quartieri più importanti di Frosinone nei fine settimana, per lanciare una raccolta firme, una consultazione popolare — forse demagogica, sicuramente strumentale, ma la politica vive anche di questo — ponendo la domanda più semplice del mondo: «Siete favorevoli o contrari al BRT?». Un’iniziativa del genere garantirebbe al PD una partecipazione di massa, il presidio totale del dossier più importante della consiliatura e l’accreditamento definitivo come forza alternativa credibile di governo. Non importa nemmeno quale sarebbe il risultato. L’obiettivo politico è un altro: presidiare il tema, ascoltare gli umori della città, costruire una comunità politica, dimostrare di esserci.
Invece, il nulla. Un silenzio assordante che sa di occasione sprecata — l’ennesima. Come scriveva il poeta René Char: «La nostra eredità non è preceduta da alcun testamento». Il PD, a Frosinone, sembra non voler lasciare alcuna eredità politica. Né raccogliere quella che gli spetta.
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