La bolla dell’intelligenza artificiale pronta a distruggere i mercati


Il rischio di un crac finanziario legato ai software è reale. Scopri perché le macchine non supereranno l’uomo e i pericoli per la nostra economia.

Il mondo intero versa miliardi di dollari in una illusione tecnologica destinata a sgonfiarsi in modo tragico. La regola economica generale insegna una verità assoluta: ogni ecosistema finanziario basato su promesse irrealizzabili genera in modo inesorabile un collasso devastante. Oggi questa immensa minaccia globale porta il nome di intelligenza artificiale. Le grandi aziende promettono la creazione di macchine capaci di superare la mente umana nel giro di pochissimi anni. Questa narrazione dominante spinge i piccoli e i grandi risparmiatori a investire capitali enormi in azioni e fondi. La realtà dei fatti appare però molto diversa e decisamente più oscura. Il settore sopravvive e prospera solo grazie a un clamore mediatico continuo. I profitti reali non arriveranno mai ai livelli sperati. In quel momento esatto il sistema crollerà in modo spietato e brucerà i risparmi di chi ha creduto al miracolo tecnologico. Questa è la severa e lucida diagnosi elaborata da Barry Smith. Il filosofo britannico smonta la retorica dei colossi tecnologici e lancia un allarme concreto sulle conseguenze finanziarie di questa corsa sfrenata.

Il mostro economico nutrito da false promesse

Il filosofo Barry Smith insegna a Buffalo, nello Stato di New York. Egli si trova in Italia per partecipare a una conferenza organizzata dall’Istituto Bruno Leoni. In questa occasione presenta il suo pensiero sviluppato insieme all’imprenditore tedesco Jobst Landgrebe. I due esperti hanno scritto un saggio dal titolo molto chiaro, giunto alla sua ultima edizione ampliata lo scorso anno. Il libro sostiene senza mezzi termini che le macchine non domineranno mai il mondo. La tesi centrale demolisce l’entusiasmo attuale dei mercati. Il mondo finanziario compie un enorme sforzo economico per mantenere in vita un settore nuovo e molto complicato. Questo sistema riceve alimentazione continua da miliardi di dollari. Secondo il professore, ci troviamo di fronte a un mostro avido che si nutre di clamore mediatico. Le aziende devono convincere in modo continuo le persone per far credere loro che l’intelligenza artificiale sia capace di compiere azioni meravigliose. Il famoso software ChatGPT ha debuttato solo alla fine del duemilaventidue, eppure in tre anni la velocità di sviluppo ha illuso il mondo intero. Smith non ha cambiato idea rispetto alla prima edizione del suo testo. Molte operazioni attribuite ai nuovi software risultano di fatto impossibili e pura finzione.

I limiti tecnici reali e la fine del vibe coding

I modelli informatici attuali riescono a compiere alcune operazioni utili ma limitate. Essi forniscono risposte più sofisticate rispetto alla ricerca tradizionale sui vecchi motori web. I sistemi aiutano anche i tecnici nella scrittura di sequenze di programmazione molto semplici. I problemi seri e insormontabili emergono quando i professionisti affrontano ostacoli complessi. In questi casi il software va in tilt in modo sistematico.

Per spiegare il concetto facciamo un esempio pratico. Un programmatore chiede al sistema di creare un piccolo sito base e ottiene un buon risultato in pochi secondi. Se lo stesso professionista chiede alla macchina di sviluppare un’infrastruttura bancaria complessa, il codice generato risulta pieno di errori letali.

Per questo preciso motivo molti sviluppatori informatici hanno abbandonato in modo definitivo la pratica del cosiddetto “vibe coding“. I tecnici si sono accorti della cruda verità: impiegano meno tempo a scrivere il codice da soli in modo manuale, piuttosto che correggere gli infiniti sbagli della macchina.

Nonostante queste prove, la narrazione dominante impone il mito dell’intelligenza generale suprema. I grandi leader del settore discutono solo sulle tempistiche del sorpasso sull’uomo. Demis Hassabis, vincitore del premio Nobel per la Chimica e amministratore di Google DeepMind, sostiene che ci troviamo vicinissimi a questo punto di svolta teorico. Smith rifiuta in toto questa visione fantascientifica. L’intelligenza artificiale migliorerà nei prossimi anni in modo estremamente lento, senza alcuna esplosione improvvisa delle sue capacità.

Il crollo finanziario e lo spettro dei mutui subprime

Il vero pericolo per la nostra società non riguarda la nascita di macchine ribelli o i classici scenari distopici da film di fantascienza. Il rischio concreto e imminente investe in pieno i mercati azionari. Smith lancia un allarme severo su un possibile crollo finanziario capace di trascinare verso il baratro l’intera economia occidentale. Il professore traccia un parallelo inquietante e preciso con il disastro storico della banca Lehman Brothers. Egli definisce la situazione attuale come una vera e propria crisi dei “Ai subprime“.

Le persone e i grandi fondi di investimento versano capitali immensi in aziende che si reggono in modo esclusivo sull’ecosistema della presunta intelligenza superiore. Molti speculatori immaginano un boom economico improvviso previsto per l’anno 2029. Essi legano questa data alla fantomatica scoperta della superintelligenza. Questo evento miracoloso non accadrà mai. A un certo punto della storia gli investitori si renderanno conto dei conti in rosso. In quel preciso momento i grandi azionisti inizieranno a vendere le loro quote per salvarsi.

Quando la flessione prende il via, l’intero sistema azionario può crollare in tempi rapidissimi. L’economia globale si riprenderà nel lungo periodo, ma nel frattempo moltissime persone perderanno ingenti quantità di denaro.

Le conseguenze sul mondo del lavoro e le nuove lauree

L’impatto di questa tecnologia sul mercato occupazionale appare già visibile e inarrestabile. I software rendono più facile redigere testi basilari o creare cortometraggi di pochi minuti. Le macchine non riescono però a produrre in alcun modo contenuti creativamente interessanti, come ad esempio lungometraggi complessi o romanzi di trecento pagine. In ambito accademico si registra un eccesso pericoloso di domanda da parte di studenti desiderosi di studiare queste materie. Le università di tutto il mondo non possiedono un numero sufficiente di docenti qualificati per coprire le aule. Questa carenza strutturale comporta un grave rischio di dequalificazione dell’offerta formativa globale. Le vere e ricche opportunità lavorative nascono da settori limitrofi e altamente specializzati.

La complessa disciplina dell’ontologia rappresenta il vero affare del futuro.

I modelli linguistici funzionano come meri sistemi di previsione statistica. Essi catturano schemi matematici nei dati e li usano per indovinare la parola successiva. Per operare in modo corretto hanno un disperato bisogno di enormi quantità di dati ben strutturati. L’ontologia serve a fornire informazioni coerenti tra i vari settori, le lingue e le nazioni. Le offerte di lavoro in questo ambito esplodono ogni giorno di più. L’università di Buffalo ha fiutato l’affare, attivato un master dedicato e creato un dottorato specifico per formare professionisti in ontologia applicata.

Esami orali in presenza per salvare la mente umana

L’uso diffuso e incontrollato dei software tra i banchi di scuola solleva timori enormi su un possibile peggioramento delle capacità cognitive dei giovani. Il professore britannico smentisce in parte questa paura dilagante. Una porzione significativa dei suoi allievi detesta in modo viscerale l’idea di affidare il proprio lavoro accademico a una stupida macchina. Le regole per affrontare il mercato moderno in continua mutazione richiedono una preparazione ibrida e flessibile. Gli esperti consigliano ai ragazzi di imparare le basi della programmazione informatica, ma unita a un solido fondamento filosofico fatto di categorie, definizioni e linguaggio condiviso.

Per contrastare i rischi di un uso superficiale della tecnologia, gli atenei devono ripristinare il rigore assoluto durante le sessioni di esame. Le ferree regole universitarie impongono agli studenti di sostenere un rigoroso esame orale in aula. I candidati devono formulare le proprie tesi con parole loro. La prova deve avvenire in presenza fisica del docente, senza appunti, senza dispositivi elettronici e senza testi scritti sul tavolo. Questa modalità arcaica ma infallibile rappresenta il minimo indispensabile per capire la reale preparazione del soggetto. Il docente scopre subito se una persona possiede una conoscenza viva o se ripete a memoria concetti elaborati da un calcolatore. Il dibattito aperto e frontale tra gli allievi rimane lo strumento principale per sviluppare un pensiero critico e indipendente.

Il paradosso normativo della sanità e le diagnosi mediche

Le applicazioni più utili di questa tecnologia riguardano senza dubbio il delicato settore biomedico. Smith lavora in modo assiduo allo sviluppo di sistemi per organizzare e standardizzare enormi moli di dati clinici, per renderli leggibili agli algoritmi. Esistono strumenti basati sulla logica pura, noti come intelligenza neurosimbolica. Questi vecchi software offrono risultati eccezionali in sanità. Una semplice immagine della retina permette al sistema di calcolare in modo esatto le probabilità di sviluppo di diverse patologie future.

Il problema risiede nella mancata adozione di questi strumenti salvavita su larga scala. I medici manifestano una forte e ostinata resistenza culturale. I dottori temono la concorrenza della macchina e non vogliono cedere informazioni ai loro pazienti. L’ostacolo più grande e insidioso deriva però dalle regole rigide del diritto amministrativo e sanitario.

La severa normativa in materia di autorizzazione dei dispositivi medici crea un paradosso insuperabile. Per testare i modelli diagnostici i medici usano spesso dati fittizi e inutili. Ottenere le autorizzazioni ministeriali per lavorare su dati reali richiede procedure molto complesse a tutela della privacy del malato.

La legge impone iter burocratici di validazione clinica lunghissimi (ad es. d.lgs. n. 137/2020). L’approvazione di un software sanitario richiede anni di scartoffie. Nel frattempo il codice informatico si aggiorna e cambia in pochi mesi. Il sistema sanitario statale finisce così per testare e approvare in modo perenne versioni mediche vecchie e già superate dal mercato. L’intelligenza artificiale non sostituirà mai i professionisti in corsia. Essa diventerà uno strumento invisibile ma presente nella quotidianità professionale, proprio come la banale connessione internet o il caro vecchio telefono.


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