Marsala co-capoluogo con Trapani? La vecchia battaglia che torna d’attualità


Marsala può diventare co-capoluogo della provincia di Trapani? La domanda sembra uscita da un dibattito degli anni Novanta, da qualche vecchio consiglio comunale o da una discussione al bar tra nostalgici del campanile. E invece torna improvvisamente d’attualità grazie a una proposta di legge partita dalla Lombardia.

A rilanciare il tema sono il consigliere regionale leghista Simone Orsi e l’ex ministro Francesco Speroni, che propongono di riconoscere il titolo di co-capoluogo alle città che, pur essendo le più popolose della provincia, non ne sono il capoluogo amministrativo.

Il caso che ha acceso la miccia è quello di Busto Arsizio e Varese. Ma tra le città interessate compare anche Marsala, insieme a Gela, Sanremo, Civitanova Marche, San Benedetto del Tronto e Corigliano-Rossano.

Una proposta che inevitabilmente riporta alla luce una delle rivalità storiche più profonde della Sicilia occidentale: quella tra Marsala e Trapani.

 

Una storia che comincia nel 1817

 

Per capire perché Trapani è capoluogo e Marsala no bisogna tornare indietro di oltre due secoli.

Con il Real Decreto dell’11 ottobre 1817, Ferdinando I di Borbone riorganizzò l’amministrazione della Sicilia dividendo l’isola in province. Per l’estremo occidente siciliano la scelta del capoluogo non era affatto scontata.

Le candidate erano tre: Mazara del Vallo, prestigiosa sede vescovile; Marsala, già allora in piena espansione economica grazie al commercio del vino; e Trapani.

A prevalere fu Trapani.

Le ragioni erano soprattutto strategiche. La città disponeva di un porto naturale protetto, fondamentale per i commerci e per la difesa militare del Regno. Era una piazzaforte marittima ben organizzata e possedeva già una solida classe amministrativa e forense collegata al potere centrale.

Marsala, pur ricca e dinamica, rimase un importante centro distrettuale ma senza il peso politico e burocratico del capoluogo.

Una decisione presa oltre duecento anni fa che continua ancora oggi a produrre effetti.

 

Il vino contro gli uffici

 

Da allora il rapporto tra le due città si è sviluppato lungo una contraddizione che ha alimentato generazioni di discussioni.

Da una parte Trapani, sede delle istituzioni, degli uffici e delle principali funzioni amministrative.

Dall’altra Marsala, città produttiva, commerciale e internazionale.

Quando nel 1773 l’inglese John Woodhouse intuì le potenzialità del vino marsalese, nessuno poteva immaginare che sarebbe nata una delle più importanti industrie dell’Italia meridionale. Con Woodhouse arrivarono Ingham, Whitaker e poi Florio. Marsala diventò un marchio conosciuto nel mondo.

Nel frattempo Trapani consolidava il proprio ruolo di centro amministrativo.

Una differenza che ha alimentato per decenni un sentimento diffuso tra i marsalesi: quello di avere più popolazione, più economia e più storia, ma meno potere.

Lo sintetizza perfettamente un proverbio che ancora oggi viene citato nelle discussioni più accese: “Si Maissala avissi u portu, Trapani fussi mortu”.

Se Marsala avesse avuto il porto di Trapani, dice il detto, avrebbe probabilmente dominato l’intera Sicilia occidentale.

 

Lo sbarco dei Mille e l’orgoglio marsalese

 

Ad alimentare questa percezione contribuì anche il Risorgimento.

L’11 maggio 1860 Garibaldi sbarcò a Marsala con i Mille. Da quel momento la città entrò stabilmente nella storia nazionale.

Per molti marsalesi quello fu un ulteriore motivo di orgoglio e una ragione in più per considerarsi qualcosa di più di una semplice città della provincia.

Marsala, in fondo, aveva contribuito a fare l’Italia. Trapani continuava ad amministrarla.

Naturalmente si tratta di una semplificazione storica e campanilistica, ma è una narrazione che ha attraversato generazioni e che ancora oggi riaffiora nel dibattito pubblico.

 

Le battaglie per il riconoscimento

 

Nel corso del Novecento e soprattutto nel secondo dopoguerra, Marsala ha conosciuto una forte crescita demografica.

Oggi è il comune più popoloso della provincia di Trapani e uno dei più estesi della Sicilia.

Alcune conquiste importanti sono arrivate. La più significativa è stata certamente il Tribunale di Marsala, che ha garantito alla città un’autonomia giudiziaria e un riconoscimento istituzionale non secondario.

Ma il tema del rapporto con Trapani non è mai scomparso.

Tra gli anni Novanta e Duemila furono avanzate diverse proposte per trasformare l’allora Provincia regionale in “Provincia di Trapani e Marsala”, sul modello delle province pluricentriche nate in altre regioni italiane.

Tutte iniziative rimaste senza sbocco.

Successivamente la riforma che ha abolito le Province siciliane e introdotto i Liberi Consorzi ha riaperto periodicamente la discussione, senza però produrre cambiamenti concreti.

 

Oggi avrebbe ancora senso?

 

La proposta lombarda arriva in un momento particolare.

La provincia di Trapani è probabilmente una delle realtà più policentriche d’Italia. Non esiste una città che domini completamente le altre.

Trapani mantiene il ruolo istituzionale e amministrativo.

Marsala rappresenta il polo produttivo, turistico ed enologico più forte.

Mazara del Vallo conserva una propria centralità economica, portuale e culturale.

In questo scenario il riconoscimento di un co-capoluogo potrebbe apparire meno come una rivendicazione campanilistica e più come il riconoscimento di una realtà territoriale già esistente.

Naturalmente il titolo, da solo, non sposterebbe uffici, finanziamenti o competenze.

Ma avrebbe un forte valore politico e simbolico.

 

Dalla rivalità alla cooperazione

 

Forse, però, la domanda più interessante non è se Marsala debba diventare co-capoluogo.

La vera domanda è se Trapani e Marsala riusciranno mai a ragionare come un unico sistema territoriale.

Per decenni le due città hanno vissuto una competizione spesso sterile. Eppure i rispettivi punti di forza sono complementari.

Trapani dispone del porto, dell’aeroporto e di molte funzioni istituzionali.

Marsala possiede un brand internazionale legato al vino, al turismo, all’archeologia e alla storia.

Mentre in altre parti d’Italia si ragiona su aree metropolitane e sistemi territoriali integrati, la Sicilia occidentale continua spesso a dividersi in piccole rivalità locali.

Forse il dibattito sul co-capoluogo può servire anche a questo: non tanto a riaprire una guerra di campanile lunga due secoli, quanto a ricordare che una provincia forte nasce dalla capacità dei suoi territori di fare squadra.

Anche perché, come dimostra la storia, duecento anni dopo la scelta di Ferdinando di Borbone, Marsala non ha mai smesso di pensare che quel verdetto possa essere discusso ancora.




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