Eurozona, PMI sotto 50 da aprile: servizi in calo


L’area euro entra nell’ultima settimana del secondo trimestre con tre rilevazioni consecutive sotto la soglia 50. Il pezzo pubblicato il 16 maggio sugli effetti di guerra ed energia aveva misurato i primi canali di trasmissione. La serie di giugno copre quasi tutto il trimestre e separa la debolezza dei servizi dalla tenuta industriale.

La soglia 50 separa aumento e diminuzione nel confronto mensile. Il PMI registra la direzione del movimento nelle risposte aziendali e la distanza da 50 ne misura l’intensità.

Sommario dei contenuti

Tre mesi consecutivi sotto la soglia 50

Il 49,5 di giugno attenua la caduta osservata a maggio e lascia il composito in territorio di contrazione. La sequenza ritrae un settore privato che non ha ritrovato una crescita diffusa dopo marzo. Il giudizio BCE sul deterioramento degli indici di breve periodo coincide con la cronaca di ANSA. La permanenza di giugno sotto 50 collima con il resoconto di Reuters.

PMI e PIL misurano grandezze diverse. Il primo sintetizza variazioni mensili raccolte presso le imprese. Il secondo nasce dai conti nazionali trimestrali. Tre rilevazioni sotto 50 segnalano attività privata in diminuzione per quasi tutto il trimestre. La classificazione di recessione appartiene alla serie del PIL.

La risalita di giugno segnala una contrazione meno rapida di quella registrata a maggio. Una rilevazione inferiore a 50 conserva però direzione negativa. La differenza fra 49,5 e 50 misura il passo mensile mentre la durata della sequenza misura la persistenza.

Il terziario trascina il composito

Il composito assegna a industria e servizi un peso legato alla quota di attività economica. Nel terziario il volume d’affari continua a diminuire. La fabbrica registra un’espansione moderata. Poiché i servizi occupano la quota maggiore dell’economia dell’area euro il loro arretramento prevale nel risultato aggregato.

La scheda di S&P Global Market Intelligence scioglie un equivoco frequente. Nel composito entra l’indice della produzione manifatturiera insieme all’attività dei servizi. Il PMI manifatturiero principale incorpora ordini, occupazione, tempi di consegna, acquisti e scorte. Il numero industriale diffuso nei titoli non viene sommato in via diretta al numero del terziario.

La composizione settoriale spiega la divergenza apparente. Una fabbrica in lieve espansione sostiene il totale senza riportarlo sopra 50 quando il comparto dominante arretra. Il risultato aggregato fotografa perciò la larghezza della crescita più della prestazione di un singolo settore.

La produzione vive ancora sugli arretrati

Una parte dell’attività industriale di giugno deriva da commesse già acquisite. I nuovi ordini continuano a scendere e le imprese consumano il portafoglio arretrato. La produzione regge finché esistono lavori da evadere. Quando le commesse nuove restano inferiori ai volumi consegnati il cuscinetto si assottiglia.

Le tensioni sulle rotte mediorientali hanno allungato i tempi di consegna. Nei PMI manifatturieri i ritardi logistici ricevono di norma un contributo espansivo perché spesso accompagnano domanda forte. Un blocco dell’offerta cambia l’origine del ritardo e tende a sovrastimare il vigore industriale. La tenuta della fabbrica merita perciò di essere separata dal deterioramento degli ordini.

Le famiglie rinviano gli acquisti più costosi

Il Bollettino BCE registra un rallentamento marcato dei consumi nel secondo trimestre. La guerra ha colpito reddito reale atteso e fiducia tramite energia più cara e maggiore incertezza. Le famiglie reagiscono rinviando beni durevoli e spese discrezionali. Gli acquisti quotidiani mostrano maggiore tenuta perché alimentari e servizi indispensabili hanno minore elasticità.

La fiducia dei consumatori pubblicata dalla Commissione europea resta depressa sotto la norma di lungo periodo. Eurostat mostra una spesa commerciale priva dell’accelerazione necessaria a compensare il calo degli acquisti rinviabili. Il trasferimento ai servizi rivolti alle famiglie è rapido: una prenotazione mancata nel turismo o nella ristorazione taglia il fatturato del mese.

Il terziario reagisce alla fiducia più di molti comparti industriali. Una fabbrica lavora anche su contratti precedenti. Un servizio destinato al consumatore finale perde ricavo nello stesso giorno in cui la spesa viene cancellata.

Gli ordini frenano il capitale aziendale

Per gli investimenti il segnale arriva prima dagli ordini. Le rilevazioni di maggio li collocano sotto la soglia di espansione sia per i beni strumentali sia per le attività immateriali. Un’impresa che riceve meno commesse ha meno incentivo ad ampliare la capacità produttiva. L’incertezza su energia e domanda estera allunga i tempi di autorizzazione interna.

ING Research associa la debolezza del trimestre alla contrazione dei servizi e alla domanda interna. BNP Paribas Economic Research osserva lo stesso squilibrio tra manifattura e terziario. Le aziende irrigidiscono la selezione dei progetti. La precedenza va alle spese già contrattualizzate mentre le iniziative con ritorni lontani vengono rinviate.

Il rinvio degli investimenti agisce con ritardo sulla capacità produttiva. Nel mese corrente limita ordini di macchinari e servizi professionali. Nei periodi successivi frena l’aumento dello stock di capitale e la produttività potenziale.

Il 49,5 precede gran parte della de-escalation

Il questionario flash di giugno è stato compilato in gran parte prima dell’intesa che ha attenuato lo scontro in Medio Oriente. Il 49,5 riflette soprattutto decisioni prese durante la fase di maggiore tensione. Attribuire il recupero mensile alla de-escalation distorcerebbe la cronologia.

La finestra temporale separa due piani. Il rilievo misura ordini e attività già maturati. Le reazioni successive appartengono a periodi di rilevazione diversi. Il recupero su maggio segnala minore velocità nella caduta senza rappresentare ancora gli effetti economici dell’intesa.

Germania e Francia restano sotto 50

Le due maggiori economie dell’area euro registrano una contrazione a giugno. La Francia attenua la caduta. La Germania arretra soprattutto nei servizi. Fuori da queste due economie il resto dell’area cresce a ritmo moderato.

La media di 49,5 nasce da andamenti territoriali opposti. Una crescita moderata nelle altre economie sostiene il composito senza compensare il peso di Germania e Francia. La debolezza del trimestre presenta una concentrazione geografica oltre a quella settoriale.

L’occupazione sfiora la stabilità

Le imprese dell’area euro tagliano il personale solo marginalmente a giugno. I servizi tornano a un lieve aumento del personale. La manifattura prosegue i tagli. Il composito del lavoro resta vicino alla soglia neutrale senza offrire un’espansione diffusa.

L’occupazione reagisce agli ordini con ritardo. Le aziende intervengono dapprima sulle ore lavorate. Il personale segue quando il portafoglio arretrato non sostiene più la produzione. La quasi stabilità di giugno segnala una pausa nei tagli senza cancellare la debolezza della domanda.

I costi rallentano prima dell’attività

Nel flash di giugno l’aumento dei costi d’acquisto perde velocità fino al ritmo più basso da febbraio. Anche i prezzi applicati dalle imprese crescono meno. La discesa dell’energia già intervenuta nella finestra del sondaggio ha alleggerito i costi d’acquisto.

La frenata dei costi convive con nuovi ordini in diminuzione. Costi meno tesi e vendite in calo compaiono nello stesso mese. La separazione interessa la BCE perché l’inflazione aziendale rallenta mentre l’attività privata resta sotto la soglia di espansione.

La manifattura italiana non ribalta il totale europeo

Il PMI manifatturiero italiano di maggio ha mostrato un’espansione. Il confronto con l’area euro non produce una contraddizione. Un indice nazionale dedicato alla fabbrica copre una porzione dell’economia. Il composito europeo somma settori e Paesi con pesi differenti.

L’industria italiana sostiene una parte del risultato aggregato e lascia comunque il composito sotto 50 quando i servizi arretrano in più economie. La debolezza ha una geografia settoriale. Il terziario e la spesa interna concentrano la frenata.

Crescita debole e tassi già più alti

Il peggioramento congiunturale arriva dopo il rialzo dei tassi deciso dalla BCE a giugno. La banca centrale affronta due pressioni simultanee. L’energia alimenta l’inflazione. L’attività privata perde slancio.

Una crescita più debole tende a raffreddare domanda e prezzi nel tempo. Il rincaro energetico agisce nella direzione opposta sui costi. La politica monetaria riceve segnali divergenti dallo stesso trimestre. Il credito alle imprese con progetti rinviabili risente insieme di tassi più alti e ordini più deboli.

La combinazione esclude una risposta meccanica. Il rincaro energetico trattiene l’inflazione su livelli elevati. Gli ordini deboli frenano investimenti e attività. Durata del rincaro energetico e ampiezza della contrazione privata orientano le decisioni BCE.

Dal primo shock al trimestre quasi intero

L’articolo del 16 maggio aveva isolato i primi canali economici della guerra. Il rilascio di giugno aggiunge una sequenza mensile ormai estesa al periodo aprile-giugno e localizza la debolezza nei servizi. La perdita di attività ha superato le settimane iniziali dello scontro e ha attraversato tre rilevazioni consecutive.

Borsa Italiana ha registrato il 49,5 di giugno e la permanenza sotto la soglia di espansione. Il trimestre presenta una manifattura ancora espansiva accanto a consumi e investimenti più fiacchi. Poche aree sostengono la crescita e il terziario non offre ancora un contributo diffuso.


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 Junior Cristarella

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