Un focus sul Sarajevo Photography Festival


Indipendente, giovane e plurale, il Sarajevo Photography Festival si afferma come una delle piattaforme più interessanti per indagare nuove voci della fotografia contemporanea. In una città in cui sono ancora evidenti le ferite del conflitto degli Anni Novanta, la rassegna rappresenta lo scenario ideale per promuovere connessioni tra artisti internazionali e poetiche eterogenee.

Attraverso workshop, mostre, eventi collaterali e talk, il progetto si configura come esperienza sedimentata nel tessuto cittadino, dove i singoli incontri si presentano come parte di un dialogo diffuso che mette in relazione visitatori, artisti e spazio urbano. Un mese intero dedicato alla fotografia che trasforma Sarajevo in una fucina di confronto e sperimentazione.

Mostra “A Mia Madre” di Yvonne De Rosa, Europe House, Sarajevo 2026. Foto di Monika Andric e Amina Aladuz-Lomigora

Tra maternità, percezione e memoria: tre mostre del Sarajevo Photography Festival

Tra le mostre in programma spicca Carmina, Carlota: Retail Ritual, alla National Gallery della Bosnia ed Erzegovina che raccoglie gli scatti più recenti di Carlota Guerrero (Barcellona, 1989). Una serie di autoritratti realizzati nei camerini di negozi di lusso che affronta un tema tanto intimo quanto universale: la maternità come processo di trasformazione e riappropriazione del proprio corpo. La presenza costante della figlia Carmina evita ogni lettura conflittuale dell’esperienza materna, per divenire piuttosto simbolo di una nuova alleanza e complicità intergenerazionale.

La MAK Gallery ospita I Carried a Pine Cone in My Backpack, mostra della fotografa croata Inia Herenčić (Zagabria, 1985) nata da un rapporto istintivo con la macchina fotografica attraverso cui dettagli del corpo, elementi naturali e paesaggi riflettono la frammentarietà dell’esperienza umana. Il lavoro rispecchia una tendenza sempre più diffusa nella fotografia: l’abbandono della dimensione documentaria in favore di una ricerca sensoriale e poetica mirata a evocare suggestioni emotive personali.

Tra i protagonisti del festival figura anche Yvonne De Rosa (Napoli, 1975), fotografa e fondatrice dei Magazzini Fotografici di Napoli, che con la mostra A Mia Madre, alla Europe House in collaborazione con il Grenze – Arsenali Fotografici di Verona, propone una riflessione sugli aspetti più fragili della guerra. Il progetto si compone di installazioni realizzate con tessuti sospesi o accatastati nello spazio espositivo, su cui sono stampate immagini d’archivio del periodo bellico. Le opere dialogano con una pubblicazione in cui sono raccolte le memorie di un giovane soldato, tra cui spiccano lettere indirizzate alla madre. Ne emerge una narrazione lontana dalla dimensione eroica dei conflitti armati per concentrarsi sulle sue conseguenze emotive: la separazione dalle persone care, l’attesa, la paura e il bisogno di richiamare a sé la figura materna, quale emblema di protezione e innocenza ormai perdute.

77 fotografi e 36 paesi: la dimensione internazionale del Festival di Sarajevo in Bosnia-Erzegovina

Il cuore dell’evento è stata la presentazione di finalisti e vincitori del Festival alla National Gallery della Bosnia ed Erzegovina. Occasione che, riunendo i progetti di 77 fotografi provenienti da 36 paesi, testimonia la crescente capacità del festival di attrarre sguardi e sensibilità da contesti geografici e culturali differenti, consolidando lo scenario bosniaco come punto di riferimento per la fotografia internazionale. Risultato possibile grazie anche alle diverse aree tematiche del format che hanno permesso agli artisti di confrontarsi attraverso prospettive multiple, senza gerarchie o visioni estetiche dominanti.

La fotografia come strumento per interpretare il mondo al Sarajevo Photography Festival

Nonostante la forte eterogeneità formale dei lavori, si evidenzia un aspetto trasversale nelle produzioni: l’esigenza di elevare la fotografia contemporanea a strumento per interpretare il mondo attraverso una lente sociale, politica e intima. Così, se molte opere si concentrano su tematiche urgenti della contemporaneità, condizione femminile e proteste giovanili; altre riflettono sull’identità, la memoria e la perdita, aspetti più intimi ma sempre dal carattere universale.

Mostra di vincitori e finalisti del Sarajevo Photography Festival, National Gallery of BiH, Sarajevo 2026. Foto di Monika Andric e Amina Aladuz-Lomigora
Mostra di vincitori e finalisti del Sarajevo Photography Festival, National Gallery of BiH, Sarajevo 2026. Foto di Monika Andric e Amina Aladuz-Lomigora

Sarajevo: una nuova centralità per la fotografia contemporanea

Il Sarajevo Photography Festival si configura come una cassa di risonanza per visioni innovative e potenti, capaci di coniugare linguaggi differenti ma mai in conflitto tra loro. È interessante notare come la manifestazione, nata appena cinque anni fa, stia guadagnando rilevanza crescente nel panorama internazionale senza perdere la propria identità locale, in linea con le parole della direttrice Aida Redžepagić “We are still young, but we are no longer small” (Siamo giovani, ma non piccoli). In un sistema dell’arte spesso concentrato sui soliti centri geografici, Sarajevo dimostra come alcune delle riflessioni più attuali possano emergere da contesti considerati periferici. Del resto, la città, ancora segnata da fratture e traumi percepibili tanto nel tessuto urbano quanto nella memoria collettiva, offre terreno fertile per costruire dialoghi inediti e connessioni stimolanti tra artisti, professionisti e pubblico, affermandosi come luogo ideale per alimentare nuovi processi creativi nel campo dell’arte contemporanea.

Laura Dramisino

Sarajevo // fino al 30 giugno 2026
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