La maggioranza tiene e Ruggero Messina resta presidente del Consiglio comunale di Erice. Ma sul filo di lana.
Dopo settimane di polemiche, comunicati e accuse incrociate, l’Aula ha respinto la mozione di revoca presentata dalle opposizioni e dal Gruppo Misto, chiudendo – almeno sul piano formale – una delle vicende politiche più controverse degli ultimi mesi. Sul piano politico, però, la frattura appare tutt’altro che ricomposta.
La richiesta di revoca nasceva da una serie di contestazioni mosse al presidente del Consiglio: dalla gestione delle sedute ai rapporti con l’amministrazione, fino ad alcune decisioni procedurali che, secondo i firmatari della mozione, avrebbero compromesso il ruolo di garanzia che il presidente è chiamato a svolgere.
Una polemica che è maturata anche in seno ad un botta e risposta tra in consigliere Michele Cavarretta (“Amo Erice”) e lo stesso Messina sulla gestione del Consiglio comunale, della seduta aperta richiesta dalle opposizioni e di altri episodi che avevano progressivamente irrigidito i rapporti all’interno dell’Aula.
Messina, eletto presidente nell’aprile del 2024 dopo la scomparsa di Luigi Nacci, è così finito al centro di uno scontro che, seduta dopo seduta, ha assunto un valore sempre più politico.
Il voto del consiglio del 24 giugno scorso sulla vicenda, però, anziché archiviarla, ha aperto un nuovo fronte politico tra la sindaca Daniela Toscano e i consiglieri di minoranza.
L’attacco dell’opposizione
Ad aprire il dibattito è stato il capogruppo del Gruppo Misto, Michele Cavarretta, che ha definito la mozione “un atto d’accusa formale” necessario per restituire dignità al Consiglio comunale.
Secondo il consigliere, Messina avrebbe progressivamente rinunciato al ruolo di garante super partes, trasformando la Presidenza in una “longa manus” dell’amministrazione comunale e conducendo i lavori dell’Aula secondo logiche favorevoli alla maggioranza.
Un’accusa che ha riguardato non soltanto il presidente, ma anche gli stessi consiglieri di maggioranza, invitati da Cavarretta a non smentire in Aula le critiche che, a suo dire, avrebbero espresso in privato sulla gestione del Consiglio.
La replica di Messina: “Giudicatemi sugli atti”
La replica di Ruggero Messina ha mantenuto toni misurati, lontani dallo scontro politico che ha caratterizzato gran parte del dibattito.
Il presidente del Consiglio ha riconosciuto il pieno diritto dei consiglieri proponenti a presentare una mozione di revoca, definendola una prerogativa prevista dall’ordinamento, ma ha respinto con fermezza le conclusioni contenute nell’atto, ribadendo di avere sempre esercitato le proprie funzioni nel rispetto dello Statuto, del Regolamento e delle prerogative di tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione.
Diverso, però, il giudizio sulla richiesta di revoca.
Messina ha ricordato che ogni decisione assunta durante il mandato può essere oggetto di critica politica e che il confronto è parte naturale della vita democratica di un’assemblea elettiva. Ha però distinto le valutazioni sull’attività istituzionale dai giudizi rivolti alla sua persona, manifestando rammarico per alcuni passaggi della mozione che, a suo avviso, hanno travalicato il piano politico per investire la sua preparazione, le sue capacità e persino la sua dignità istituzionale.
“Non ho mai pensato di sapere tutto e non ho mai preteso di essere infallibile”, ha affermato, spiegando di continuare ogni giorno a studiare, approfondire e confrontarsi con chi possiede competenze diverse dalle proprie.
Un passaggio con cui ha rivendicato un approccio improntato all’umiltà, dichiarandosi implicitamente disponibile a riconoscere eventuali errori negli atti qualora fossero dimostrati, ma respingendo l’idea che la revoca possa diventare uno strumento di contrapposizione politica o un mezzo per modificare gli equilibri della maggioranza. Secondo il presidente, un simile utilizzo aprirebbe un precedente destinato a svuotare il significato stesso dell’istituto previsto dallo Statuto comunale.
Se la revoca dovesse trasformarsi in una conseguenza dei normali conflitti politici, ha osservato, si aprirebbe un precedente destinato a incidere sul funzionamento delle istituzioni ben oltre il caso di Erice.
Una linea che è stata poi sostanzialmente ripresa anche dalla sindaca Daniela Toscano.
Toscano: “Contestazioni politiche, non istituzionali”
Per la prima cittadina il Consiglio ha confermato ciò che la maggioranza sosteneva fin dall’inizio: la mozione era costruita su contestazioni di carattere politico e non su violazioni tali da giustificare la revoca prevista dallo Statuto.
Nel suo intervento Toscano ha ricordato che durante il dibattito si è discusso di una chat WhatsApp, della mancata convocazione di una seduta aperta – richiesta che, secondo la sindaca, non riportava neppure formalmente tale indicazione – e della programmazione dei lavori consiliari, aspetti che, a suo giudizio, non possono configurare una violazione dei doveri istituzionali del presidente.
Ha inoltre definito offensive le espressioni contenute nella mozione che attribuivano a Messina una presunta inadeguatezza tecnico-giuridica e una subordinazione politica nei confronti della Giunta.
Infine ha ringraziato i consiglieri di maggioranza per avere difeso il ruolo delle istituzioni e ha definito la seduta “assolutamente evitabile”, sottolineando come il relativo costo ricada sui cittadini.
Passalacqua prende le distanze dal Pd e rinuncia al gettone
Tra gli interventi che hanno attirato maggiore attenzione c’è stato quello della consigliera Maria Grazia Passalacqua.
Nel corso del dibattito ha colto l’occasione per ribadire la propria distanza politica dalle scelte del Partito Democratico, rimarcando ancora una volta una posizione autonoma rispetto agli equilibri interni della maggioranza.
Passalacqua ha inoltre annunciato la rinuncia al gettone di presenza maturato per la seduta, sostenendo che il Consiglio non fosse chiamato a discutere questioni di interesse diretto per la città e che, proprio per questo, non fosse opportuno gravare ulteriormente sulle casse comunali con una seduta dedicata esclusivamente a uno scontro politico.
La replica delle opposizioni: “Il re è nudo”
Non si è fatta attendere la controreplica dei consiglieri di opposizione, a firma di Assunta Aiello, Michele Cavarretta, Vincenzo Favara, Simona Mannina, Sofia Mazzeo, Alberto Pollari e Piero Spina.
“Il re è nudo e la sindaca continua a rappresentare una realtà che non trova riscontro nei fatti”, scrivono in una nota diffusa dopo le dichiarazioni della prima cittadina.
Per i consiglieri, il dato politico emerge proprio dall’esito della votazione: sette voti favorevoli e sette contrari, con il presidente Messina costretto a votare per sé stesso per mantenere l’incarico. Un risultato che, insieme all’uscita dall’Aula di Maria Grazia Passalacqua, dimostrerebbe, secondo l’opposizione, che la maggioranza non dispone più di numeri solidi.
“L’intervento della consigliera Passalacqua ha descritto con estrema chiarezza una crisi politica interna che da tempo paralizza l’azione amministrativa. La sindaca non dispone più di una maggioranza politica stabile e il voto ne rappresenta la certificazione istituzionale”, affermano.
L’opposizione respinge anche l’immagine di una maggioranza compatta attorno al presidente del Consiglio, sostenendo che le dichiarazioni pubbliche di sostegno sarebbero in contrasto con le valutazioni espresse, negli ultimi mesi, dagli stessi consiglieri di maggioranza.
I consiglieri contestano inoltre l’assenza della sindaca durante una seduta definita tra le più importanti della consiliatura.
“In un momento così delicato – scrivono – avrebbe dovuto confrontarsi direttamente con il Consiglio comunale e con i cittadini. Ha invece preferito affidarsi ai social, cercando di rappresentare una realtà distorta”.
Secondo i consiglieri, l’elezione del presidente sarebbe stata il risultato di un’intesa costruita grazie a un intervento esterno, con il coinvolgimento del sindaco di Trapani, chiamato a favorire una sintesi tra i consiglieri della maggioranza ericina. Un episodio che, a loro giudizio, dimostrerebbe come le difficoltà interne alla coalizione di governo fossero presenti fin dall’inizio della consiliatura.
L’opposizione respinge infine anche il riferimento della sindaca ai costi della seduta, ricordando che i consiglieri comunali hanno rinunciato al gettone di presenza e sostenendo che parlare di sprechi rappresenti un tentativo di spostare l’attenzione dalla crisi politica.
La conclusione è affidata a una lettura netta del voto: “La matematica politica non lascia spazio a interpretazioni: la maggioranza non esiste più”.
Una valutazione che la sindaca respinge, ma che conferma come, nonostante la bocciatura della mozione, il confronto politico a Erice sia tutt’altro che concluso.
Una maggioranza che tiene, ma il clima resta teso
Il voto ha consentito a Ruggero Messina di conservare la presidenza del Consiglio comunale e, al tempo stesso, ha dimostrato che la maggioranza continua ad avere i numeri per respingere gli attacchi delle opposizioni.
Ma la seduta ha anche confermato quanto siano ormai logorati i rapporti all’interno dell’Aula. Da una parte chi denuncia una progressiva compressione del ruolo del Consiglio comunale; dall’altra chi accusa le opposizioni di utilizzare gli strumenti statutari per finalità esclusivamente politiche.
La mozione è stata respinta. Lo scontro, invece, sembra destinato a proseguire.
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redazione@tp24.it (Valentina Colli)
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