Per comprendere la portata di EXPOAID 2026 occorre andare oltre la semplice lettura di un programma. Non basta osservare l’elenco dei relatori, il numero dei seminari, la presenza delle istituzioni o la varietà dei temi affrontati.
EXPOAID 2026 rappresenta infatti qualcosa di più profondo: la costruzione di una nuova visione culturale della disabilità, fondata sulla centralità della persona, sull’autodeterminazione e sul diritto di ciascuno a costruire il proprio progetto di vita.
È questa la grande intuizione che accompagna il lavoro del Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, promotrice di una manifestazione che dal 25 al 27 giugno trasformerà il Palacongressi di Rimini nel più importante luogo italiano di confronto sulle politiche inclusive, sulla partecipazione sociale e sul futuro delle persone con disabilità.
Il titolo scelto per l’edizione 2026, “Io, Persona di valore”, non è uno slogan.
È una dichiarazione culturale.
È una presa di posizione.
È l’affermazione di un principio che attraversa l’intera manifestazione: la persona viene prima della condizione di disabilità.
Prima della diagnosi.
Prima delle fragilità.
Prima delle limitazioni.
Prima delle etichette.
La persona con la propria dignità, con i propri talenti, con le proprie aspirazioni e con il proprio diritto ad essere protagonista della vita sociale.
In questa prospettiva EXPOAID non diventa soltanto una vetrina di esperienze positive, ma un grande laboratorio nazionale nel quale istituzioni, associazioni, università, scuole, imprese, professionisti e famiglie sono chiamati a confrontarsi sulla costruzione di un Paese realmente inclusivo.
L’Italia che si incontra per costruire il futuro
Già la giornata inaugurale racconta la dimensione dell’evento.
L’apertura ufficiale vedrà il taglio del nastro alla presenza del Ministro Alessandra Locatelli e di Frate Francesco Piloni della Porziuncola di Assisi, accompagnati dalla Banda della Marina Militare Italiana.
Seguiranno i saluti istituzionali e il messaggio del Santo Padre Papa Leone XIV, accanto agli interventi di esponenti del Governo, delle istituzioni nazionali, del sistema sanitario, del mondo associativo e del volontariato.
La presenza del Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, del Ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti, dei rappresentanti delle Regioni, di INPS, INAIL, UNICEF, AVIS, FISH e FAND mostra con chiarezza una verità spesso dimenticata: la disabilità non è materia di un singolo ministero.
È una responsabilità dell’intero sistema Paese.
Coinvolge la scuola.
Coinvolge la sanità.
Coinvolge il lavoro.
Coinvolge l’università.
Coinvolge le infrastrutture.
Coinvolge la cultura.
Coinvolge la tecnologia.
Coinvolge la comunicazione.
Coinvolge il modo stesso in cui una società interpreta la parola cittadinanza.
Ed è proprio questa visione sistemica che emerge dalla straordinaria articolazione del programma.
Dai diritti alle pratiche: il nuovo volto delle politiche per la disabilità
Uno dei seminari più significativi è dedicato al nuovo Piano d’Azione Triennale del Ministero per le Disabilità 2026-2028.
La scelta di aprire il confronto partendo dalle politiche pubbliche non è casuale.
Per molti anni il dibattito italiano sulla disabilità è stato caratterizzato da interventi frammentati.
Oggi, invece, il Ministero propone una visione unitaria nella quale il progetto di vita diventa il principio ordinatore dell’intero sistema.
Non più prestazioni isolate.
Non più risposte episodiche.
Ma percorsi personalizzati capaci di accompagnare la persona lungo tutte le fasi dell’esistenza.
Il passaggio dai diritti alle pratiche rappresenta una delle grandi sfide della contemporaneità.
Perché i diritti, da soli, non bastano.
Devono tradursi in opportunità concrete.
Devono trasformarsi in servizi accessibili.
Devono generare autonomia.
Devono produrre partecipazione.
Devono consentire alle persone di costruire liberamente il proprio futuro.
La scuola e l’università al centro della costruzione del progetto di vita
Non sorprende che una parte rilevante del programma sia dedicata al mondo dell’istruzione.
La scuola rappresenta infatti il primo luogo nel quale prende forma il progetto di vita.
È a scuola che si costruiscono competenze.
È a scuola che si sviluppano autonomie.
È a scuola che si sperimentano relazioni significative.
È a scuola che si apprendono i linguaggi della cittadinanza.
Per questa ragione EXPOAID dedica specifici approfondimenti al ruolo dell’educazione nel progetto di vita, al percorso scolastico delle persone con disabilità e al rapporto tra formazione e inclusione.
Accanto alla scuola emerge con forza anche il tema dell’università.
Un segnale importante.
Per troppo tempo il dibattito sull’inclusione si è fermato al diploma.
Oggi la prospettiva cambia.
L’accesso agli studi universitari, la permanenza nei percorsi di alta formazione e l’accompagnamento verso il mondo del lavoro diventano elementi essenziali per garantire piena cittadinanza e autodeterminazione.
Intelligenza artificiale, innovazione e nuove tecnologie
Tra gli aspetti più innovativi dell’intera manifestazione vi è l’attenzione riservata alla trasformazione digitale.
EXPOAID affronta il tema dell’intelligenza artificiale non come semplice fenomeno tecnologico, ma come una delle grandi sfide etiche e sociali del nostro tempo.
Seminari dedicati alle nuove tecnologie, all’innovazione che migliora la vita, alle opportunità offerte dall’IA e alle responsabilità che accompagnano il suo sviluppo dimostrano una consapevolezza importante.
La tecnologia può essere una straordinaria alleata dell’inclusione.
Può abbattere barriere.
Può facilitare la comunicazione.
Può aumentare l’autonomia personale.
Può migliorare l’accessibilità.
Ma può anche generare nuove forme di esclusione se non viene progettata tenendo conto delle esigenze delle persone.
Per questa ragione il tema tecnologico attraversa trasversalmente molti degli incontri previsti a Rimini.
Lavoro, autonomia e dignità
Un altro grande asse tematico della manifestazione riguarda il lavoro.
Il programma dedica numerosi seminari all’inclusione lavorativa, alla figura del disability manager, all’accessibilità dei contesti produttivi, all’autodeterminazione e alle nuove forme di occupazione.
Non si tratta di una scelta secondaria.
Il lavoro rappresenta uno dei principali strumenti di emancipazione personale.
Consente autonomia economica.
Favorisce l’inclusione sociale.
Rafforza l’autostima.
Permette di partecipare pienamente alla vita della comunità.
La presenza di panel dedicati al lavoro per tutti, ai percorsi di autonomia supportata e ai modelli di inclusione occupazionale dimostra come il Ministero intenda affrontare il tema non in termini assistenziali, ma in una prospettiva di valorizzazione delle competenze e dei talenti.
Una manifestazione che parla di vita
Forse il dato più significativo di EXPOAID 2026 è proprio questo.
La manifestazione non parla della disabilità.
Parla della vita.
Parla delle relazioni affettive e dei progetti di vita.
Parla dell’abitare.
Parla dell’autonomia.
Parla dell’invecchiamento attivo.
Parla di sport.
Parla di arte.
Parla di musica.
Parla di turismo accessibile.
Parla di agricoltura sociale.
Parla di caregiver.
Parla di comunicazione aumentativa alternativa.
Parla di protezione civile.
Parla di emergenze.
Parla di talenti.
In altre parole, parla di tutto ciò che rende piena e significativa l’esistenza di una persona.
Ed è probabilmente questa la cifra più autentica dell’iniziativa voluta da Alessandra Locatelli.
Non un evento sulla disabilità.
Ma un evento sulla persona.
Non una manifestazione dedicata ai limiti.
Ma alle possibilità.
Non un luogo nel quale raccontare ciò che manca.
Ma uno spazio nel quale costruire ciò che può ancora essere realizzato.
È questa la sfida che EXPOAID 2026 lancia all’Italia.
Ed è probabilmente per questa ragione che Rimini, per tre giorni, diventerà il cuore pulsante del dibattito nazionale sull’inclusione, sui diritti e sul futuro della nostra comunità.
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Antonio Fundarò
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