Caro direttore di Tp24,
l’intervento di Carlo Zerilli all’assemblea del Partito Democratico a Marsala, ha avuto un immediato quanto prevedibile riscontro positivo. Un discorso ampiamente condiviso e apprezzato da molti lettori del suo giornale. Un ruolo importante l’hanno giocato oltre che il contenuto, anche la chiarezza e la passione con cui è stato accompagnato il messaggio che si è voluto trasmettere. Così pure l’obiettiva valutazione del risultato, la puntuale analisi del voto, il vibrante appello all’unità del Partito, il commosso ricordo di Enrico Berlinguer, definito “un dirigente politico ancora amato e rispettato”. Insomma una rappresentazione della situazione politica e sociale ad ampio raggio.
Forte, di alto e profondo significato politico, destinata a lasciare il segno. Sono fiero di affermare che al “compagno” Carlo Zerilli, mi lega un sentimento di stima, di amicizia e di fiducia reciproca, che si è via via rinsaldato nel tempo e non per il solo aspetto anagrafico, che in un certo senso e nel nostro caso, non è del tutto trascurabile. A rafforzare e a tenere vivo il nostro sodalizio hanno sostanzialmente contribuito le nostre idee e il modo con cui abbiamo concepito e continuiamo a concepire la politica e la funzione del Partito. Un lunghissimo arco di tempo durante il quale non abbiamo mai fatto venir meno il nostro apporto di militanti e di attivisti responsabili.
Abbiamo attraversato tutte le varie fasi, storiche ed epocali, che hanno caratterizzato, nel bene e nel male, la nostra vita politica, sociale, economica e culturale, con la nostra testimonianza e con le nostre battaglie. Abbiamo percorso e conosciuto ogni livello della vita democratica: internazionale, nazionale, regionale e locale. Abbiamo operato con entusiasmo, dedizione e spirito di servizio, sapendo che in assenza della fatica e dell’impegno necessario da profondere nell’azione politica, è difficile coniugare il pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà.
A questo punto ritengo opportuno fare un’ulteriore riflessione, in parte per le cose dette da Carlo Zerilli e in parte perché legata al dibattito in corso sul ruolo delle liste civiche, a cui Tp24, ha dedicato uno spazio adeguato. L’editoriale “Il civismo, ovvero l’arte di stare sempre dalla parte giusta (o conveniente)” e l’articolo “Il civismo secondo Quinci: analisi del voto e ambizioni politiche”, esprimono due modi di vedere contrapposti, difficilmente conciliabili. Da un lato l’aspetto critico e deleterio del “civismo”, dall’altro visto come un unico sistema proponibile e il solo rimedio per superare la crisi politica attraversata dalla progressiva disaffezione delle urne da parte degli elettori a causa dei partiti tradizionali.
Considerato lo straordinario successo ottenuto a Marsala, possiamo dire che la vittoria, con il contributo di tutte le altre forze della maggioranza, ha principalmente premiato le due donne protagoniste: Andreana Patti, che ha privilegiato il civismo; Linda Licari, che ha capeggiato il partito democratico, che in cinque anni ha più che raddoppiato il numero dei suoi elettori e incrementato quello degli iscritti, dei suoi militanti e degli attivisti, in primo luogo, la fascia dei giovani. Entrambe si sono mosse nel solco dei principi e dei valori tracciato dalla Costituzione. Difatti, il secondo comma dell’articolo 48 dice che “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”; l’articolo 49 afferma che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Alla luce di quanto detto, voglio però esprimere la mia personale opinione. E lo faccio partendo ancora dall’assemblea cittadina del Pd “La Bella Stagione”. Davanti alla quale Carlo Zerilli ha pronunciato l’accorato e al tempo stesso lucido e argomentato discorso. Non poteva che essere così per un militante che ha percorso e costruito per oltre sessant’anni la sua “carriera” con il suo ininterrotto impegno politico. Ha ricordato che “la sua iscrizione al partito avvenuta nel lontano 1961 a soli 17 anni, e di essere stato un attivista e un dirigente di base, senza cercare o pretendere mai incarichi personali”.
Carlo ha sentito il bisogno di scrivere un libro pubblicato nel 2005, intitolato “Breve storia politica di Ciancio dal P.C. d’I. ai D. S. Attraverso i suoi ricordi, i suoi appunti, le sue esperienze e vicissitudini ha restituito una bellissima pagina di storia della città di Marsala, che si interseca con quella del nostro Paese. Un affresco, utile ancora oggi per capire la nostra storia, da cui emergono luoghi, fatti, donne e uomini forti, figure semplici ma di grande spessore morale e civile (contadini, operai, pescatori, artigiani). Figure, professioni e mestieri che sono andate alle urne il 24 e 25 maggio per dare una svolta politica e amministrativa alla nostra città di cui si avvertiva un grande bisogno. Rileggendolo, ho tratto un’insospettata energia e una rinnovata voglia di fare anch’io la mia parte rendendomi ancora una volta conto che i partiti, per quanto attraversati dalle crisi, se radicati, come si dice, con una frase metaforicamente felice, nel territorio, riusciranno, rispetto ad altre forze e movimenti spontanei o improvvisati, nati ed estinti a seconda delle contingenze e delle “convenienze” del momento, a rispondere meglio alle esigenze e alle aspettative dei cittadini che, per gli ideali di pace, di libertà, e l’affermazione dei diritti fondamentali, hanno, ora come allora, dedicato parte della loro vita.
Carlo ha inviato una lettera con il suo libro all’allora segretario del Pd Walter Vertroni. Il quale, a conclusione della sua risposta, ha usato le seguenti parole: “La storia politica di Ciancio altro non è che la testimonianza dell’impegno e della speranza di più generazioni, della tensione ideale, per conquistare una società più giusta e più equa. Ti auguro soddisfazione e felicità, come il tuo impegno e la tua dedizione meritano certamente”. Ho pensato che questa frase, che faccio mia, echeggiasse nella sala fra i partecipanti a quella assemblea, che non ho alcuna difficoltà a definire “storica”. Un affettuoso abbraccio a Carlo e auguri di buon lavoro al Partito democratico marsalese e ai giovani, le ragazze e i ragazzi, rispetto ai quali sono certo che sapranno, con lo stesso orgoglio e la stessa determinazione di Carlo, portare avanti le loro battaglie per l’affermazione della democrazia, per l’uguaglianza dei diritti, per uno studio sicuro e migliore, per un lavoro dignitoso, per il bene di Marsala e del Paese.
Filippo Piccione
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