Da dirigente scolastica dell’IIS Giuseppe Gangale di Cirò Marina, in provincia di Crotone l’hanno mandata a presiedere la XIII Commissione agli Esami di Maturità. Siamo al Liceo Classico Telesio di Cosenza. Si lavora in un clima di serenità, fuori c’è caldo, ma forse le aule saranno climatizzate, almeno quelle dove si svolgeranno i colloqui e infine gli scrutini finali. Ma la preoccupazione principale per la dirigente Emanuela Antonella Lucirino è che ci sia la giusta accoglienza per gli alunni e che nessun pregiudizio possa danneggiarne la valutazione. “Ci dev’essere un giusto connubio tra il percorso scolastico degli studenti e le prove di esame”, ci dice. E ripete: nel valutare l’esame non ci devono essere pregiudizi rispetto al percorso pregresso. Sembra una cosa scontata, ma per lei non lo è.
L’esame di Stato 2026 per la dirigente Lucirino è ancora una volta l’occasione per rivivere un incubo, una traversia vissuta in occasione del suo esame, quando da brava studentessa, la più brava della sua classe, fu vittima assieme alle sue compagne, di una grande delusione, anzi di un grande stato di shock, causa a sua volta di una malattia che si è portata dietro da allora. In sostanza la studentessa Lucirino era talmente brava che i commissari esterni non credevano che la sua bravura fosse genuina. Non solo la sua, neppure quella degli altri compagni, tanto che, stando ai suoi racconti, poi portati alla luce dalla stampa locale dell’epoca, la votazione di ammissione all’esame fu per tutti abbassata di molti punti. S’era prospettato un ricorso ma fu lei a bloccare tutto nonostante il parere favorevole di un legale, “perché non volevo coinvolgere o eventualmente danneggiare i mei compagni con la ripetizione dell’esame”.
La dirigente affida oggi a un post sui suoi canali social il triste ricordo e già arrivano tra i commenti le testimonianze di chi quel giorno c’era e che ora la consola: “Io ero lì – scrive Fausta Tallarico – anche io vittima di quella commissione. Anche a me dissero che non potevo aver fatto io il tema. La scrittura è sempre stato il mio punto di forza che solo alcuni prof avevano notato, sicuramente non quell’incompetente e piena di pregiudizi di prof che avevamo in italiano. Un trauma che mi portai per anni… ma sai che c’è? Guardaci adesso. Facciamo quello che amiamo: quanti coetanei possono dire lo stesso?”
E conclude: “Fai quello che ami e non lavorerai un giorno”. Le fa eco Emilia Ciccia. “Orribile! Se può consolarti anche io ne ho un ricordo pessimo. Un commissario esterno vanificò un triennio di studio sulla letteratura greca portato avanti dalla mia meravigliosa professoressa di greco e latino. Non era d’accordo su quell’approccio e contestò qualsiasi mio intervento. Fu un mero esercizio di abuso di potere, non era interessato a nessuna argomentazione. Per fortuna gli studi successivi ci hanno restituito tutto”. “Anche io al liceo ho vissuto una simile esperienza – commenta Carlo Paternostro. Io in italiano ero bravissimo e prendevo sempre 10 sia alle interrogazioni che ai temi. Ricordo un voto che mi diede la prof di letteratura italiana: 10 e lode e tra parentesi scrisse: di più non posso. Al liceo ero il più bravo della classe ma alla maturità mi trattarono come uno straccio dei pavimenti e mi diplomai con 59”.
Dirigente Emanuela Lucirino, sono cose che fanno male sempre, ma a quell’età rischiano di essere devastanti
Ho cominciato a stare male da quell’episodio e per ratificare la diagnosi sono stati necessari quattro anni. Ci rivolgemmo al giornale perché non fu una bella cosa: abbassarono di 10 punti la valutazione a tutti. È stato come se oggi svalutassimo di 10 punti i crediti degli studenti che siamo chiamati a valutare.
Potevano farlo?
Lo hanno fatto.
Vi siete rivolti a uno studio legale però non avete proceduto. È così?
All’epoca ci siamo informati con degli avvocati, ma non abbiamo voluto far ripetere l’anno. Io sono stata rispettosa verso la classe, non volevo far ripetere l’esame alle altre, però è stata una forte delusione in tutte le compagne. Le commissioni non devono punire ma valorizzare, valorizzare il merito. Quando mi chiedono perché sono così attenta agli studenti e perché ho un terribile ricordo del mio Esame di maturità, eccolo il perché.
Proviamo a ricordare come andarono le cose quell’anno.
Io ero la più brava della classe insieme alla mia compagna di banco. Quell’anno presi la borsa di studio per la media più alta dell’istituto. Purtroppo capitò una commissione che all’orale mi trattò secondo un pregiudizio… appena io mi sedetti: “Lei non può avere scritto questo tema da sola perché siamo ad un magistrale e da qui è impossibile che esca una persona così acculturata”.
Niente male come pregiudizio
Io a ripetere che non avevo mai copiato un tema in vita mia e perché farlo il giorno della maturità? Io non avrei saputo farlo. Poi la docente di latino, molto conosciuta, mi disse: bene, lei vuole fare l’avvocato e mettiamo il caso venga da lei una persona che chiede di essere difeso in una causa ma non può pagarla: lei che fa? Gliela faccio gratis – risposi – se si trova in cattive condizioni economiche. Lei mi rispose che non era una risposta da persona matura quindi io avrei dovuto rispondere che non potevo seguirla, quella persona.
Di male in peggio
Il docente di storia mi tenne lì tanto tempo sempre a ripetere incalzando sempre con la stessa domanda: le armi usate nel primo conflitto mondiale.
Le armi usate?
E alla mia risposta rispondeva: vada sempre più nello specifico, e poi ancora nello specifico. Loro non hanno ascoltato realmente nulla di ciò che io dicevo come non hanno letto davvero nulla di ciò che io scrissi loro. Hanno seguito solo un pregiudizio: una studentessa del magistrale non può essere né brava e né studiosa. Amavo studiare e approfondire e scelsi il tema di pedagogia con un percorso da ipotizzare sulla musica. Per loro era impossibile tutto questo perché non mi conoscevano e quel 51/sessantesimi, voto più alto della classe, pesò come un macigno, molto lontano dalla proposta di voto dei miei prof che era 60 con lode. Così mi ammalai, da allora subito con i primi esordi di artrite psoriasica. Poi capii dopo alcuni anni realmente di che patologia si trattasse. Quell’anno uscì un articolo sulla mia commissione per la strage dei voti. Come detto, consultammo un avvocato ma dissi di no alla ripetizione dell’esame per tutelare le mie compagne. Se fosse stato possibile l’avrei ripetuto da sola. Gli studenti vanno rispettati e io nel mio piccolo faccio questo cercando di far avere un buon ricordo almeno del loro esame e ricordate – dico sempre a tutti – che non è il voto che fa la persona ma il tempo e l’impegno profuso vi porteranno a realizzare i vostri sogni.
La scuola di oggi, però, ha fatto passi avanti
La scuola di oggi non deve venire meno alla dimensione umana e questo io cerco di trasmetterlo nel collegio dei docenti della mia scuola. Anche le fragilità dei giovani di oggi hanno bisogno di trovare ascolto nei professionisti della scuola per prevenire le devianze.
Eppure in tanti vorrebbero che la scuola fosse più dura, che fosse “quella di una volta”. Quando si bocciava.
L’importante è che il dirigente scolastico dia la giusta linea guida: non si può prescindere dai bisogni di ascolto ed educativi dei nostri studenti.
L’esame di quest’anno ha subìto un po’ di modifiche rispetto al passato, almeno per quanto riguarda i colloqui che, corretti gli scritti e comunicati gli esiti, in molte scuole italiane iniziano proprio in queste ore.
Sì, ci sono numerose novità che ci sono state prospettate e ci stiamo adoperando per attenerci a tutte le indicazioni dell’Ordinanza n. 54 del 26 marzo 2026 sugli esami di maturità. La novità più importante è la struttura del colloquio: si inizia con una breve riflessione del percorso scolastico e personale, non ci sarà più lo spunto ministeriale da cui partire, come invece succedeva in passato, ma si proseguirà con domande sulle quattro discipline. Il commissario farà le domande, lo studente potrà fare un raccordo con nessi interdisciplinari e poi proseguirà, se ci sono, con una breve relazione o con un lavoro multimediale sull’esperienza scuola-lavoro. Infine si passerà all’esposizione sulle competenze di educazione civica trasversale e alla presa visione e la discussione degli elaborati.
Torniamo ai pregiudizi. La scuola si è evoluta ma il pregiudizio legato al percorso pregresso dello studente rischia di pesare sulla valutazione: se ha preso sempre 6 o 7 in filosofia non posso certo dargli 9 proprio oggi. C’è questo rischio, secondo lei?
Io credo che bisogna valorizzare comunque il merito ma ci deve essere un giusto connubio tra il percorso scolastico e le prove di esame. È necessario tenere in debita considerazione i crediti e dare il giusto riconoscimento ai contenuti delle tre prove d’esame, poiché un credito basso non deve essere pregiudizievole nel momento in cui si realizza il colloquio orale. Non deve prevalere il pregiudizio rispetto agli studenti. Bisogna restare super partes come commissari e vigilare come presidenti di commissione, cercando di valorizzare l’alunno.
E questo non è scontato…
Un basso credito potrebbe creare un pregiudizio, invece la commissione deve restare super partes anche rispetto al pregresso e per la valutazione finale occorre prendere spunto anche dal colloquio: bisogna dare al candidato tutto quel che merita.
La sua attenzione verso gli studenti non può non avere tratto origine dalle traversie subite. È così?
La mia motivazione rispetto allo studio rischiava di essere compromessa dopo le vicissitudini del mio esame di maturità. Poi invece hanno prevalso i miei sogni, hanno avuto la meglio i miei progetti di vita. Non è il voto numerico che fa la persona: l’impegno, la costanza, il sacrificio prima o poi trovano la giusta gratificazione anche nel tempo.
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Vincenzo Brancatisano
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