Stellantis: a Mirafiori si brinda, a Cassino si aspetta. La Regione Lazio va a Torino

A Torino, nel centro Stellantis&You, si stappa lo champagne – metaforicamente – per la nuova Fiat 500 Cabrio Hybrid Dolcevita: 80mila unità a Mirafiori nei primi cinque mesi, il doppio dello scorso anno, con ambizioni dichiarate di arrivare a 100mila. Gaetano Thorel, responsabile Fiat e Abarth Europa, parla di brand in forma smagliante, di quota di mercato in crescita, di gamma che dal 40% al 80% del segmento in un anno solo. A centinaia di chilometri di distanza, a Cassino, gli operai aspettano ancora di sapere cosa produrranno e quando.

È il paradosso Stellantis del giugno 2026: un gruppo che riesce a essere contemporaneamente in ripresa su un fronte e in stallo su un altro. E il territorio ciociaro si trova esattamente nel mezzo di questa contraddizione.

Angelilli porta a casa le rassicurazioni

Roberta Angelilli

La vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli esce dal Tavolo permanente sull’automotive con quello che, nella vulgata politica, si chiama un risultato. L’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa la settimana scorsa ha escluso ipotesi di dismissione o cessione dello stabilimento di Cassino. È un elemento importante, come dice lei stessa. Ma è anche il minimo sindacale di quello che ci si poteva attendere da un incontro al massimo livello, dopo che il presidente Francesco Rocca aveva deciso di presentarsi insieme al ministro Adolfo Urso alla vigilia dell’audizione parlamentare. (Leggi qui: Filosa: «Stellantis Cassino non è in vendita». Poi la cena Al Mulino).

«No alla dismissione» è una rassicurazione. Non è un piano industriale. Non dice quante auto usciranno da Cassino Plant nel 2026 e nel 2027. Sopratutto non dice quali modelli. Non dice quando. E il territorio, fatto di circa duemila dipendenti più quelli di un indotto che moltiplica quel numero almeno per tre, ha bisogno di certezze sui tempi, non di rassicurazioni sui principi.

Ne è consapevole Roberta Angelilli. Che non a caso annuncia il prossimo step: un confronto dedicato specificamente a Cassino, «a breve», presso il quartier generale di Torino. Con l’obiettivo di approfondire «gli aspetti più tecnici, anche alla luce dell’eventuale ingresso di nuovi partner industriali». Quella parola — «eventuale» — è la più importante del comunicato. Perché l’ingresso di nuovi partner industriali sarebbe la svolta che potrebbe cambiare tutto. Ma «eventuale» vuol dire che non c’è ancora nulla di certo.

Cassino Plant è stato visitato da diverse delegazioni di produttori cinesi. Tutti colpiti dagli spazi e dall’organizzazione, tutti raffreddati dai costi dell’energia elettrica e della fiscalità. Sono gli stessi limiti che aveva individuato dal primo giorno Carlos Tavares, il manager portoghese chiamato a tagliare tutto ciò che fosse possibile. Se Sergio Marchionne aveva voluto i bagni nuovi per gli operai, Tavares aveva organizzato i turni in maniera che se ne potessero andare a casa per l’ora del pranzo così da risparmiare su gabinetti e cucine.

Gli strumenti ci sono, manca il progetto da finanziare

(Foto © DepositPhotos.com)

La Regione non è rimasta ferma sul piano degli strumenti. La Zona Logistica Semplificata, la Zona Franca Doganale e i 2 milioni di euro dalla legge 46 sono leve reali, non decorative. E il tavolo tecnico che verrà convocato a breve per fare il punto su investimenti e bandi è esattamente il tipo di lavoro che un territorio in crisi deve pretendere dalle sue istituzioni.

Il problema è strutturale: tutti questi strumenti funzionano se c’è un progetto industriale su cui applicarli. La ZLS è un acceleratore di investimenti, non un generatore. La Zona Franca abbatte i costi, ma presuppone una produzione da sostenere. I 2 milioni della legge 46 sono un segnale politico importante, ma sono una goccia rispetto agli investimenti necessari per riconvertire o rilanciare uno stabilimento delle dimensioni di Cassino Plant. (Leggi qui: ZLS Lazio al via: meno burocrazia e 100 milioni per rilanciare imprese e territori).

La Regione sta facendo la sua parte. Il problema è che la partita si gioca a Torino. E mercoledì prossimo anche a Bruxelles, dove Angelilli andrà per affrontare i temi dell’energia e della competitività a livello europeo. Perché il destino di Cassino dipende anche dalla politica industriale europea sull’automotive, dai target sulle emissioni e dai sussidi all’elettrico. Variabili sulle quali la Regione Lazio può fare pressione ma non può decidere. (Leggi qui: La Zona Franca che non scade: il Lazio Sud riscrive le regole dello sviluppo).

Melfi prolunga la solidarietà di 30 giorni: il contagio del modello-attesa

Lo stabilimento Stellantis di Melfi

A completare il quadro, la notizia da Melfi: prorogato di altri 30 giorni il Contratto di Solidarietà in scadenza il 27 giugno. Le organizzazioni sindacali — Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf — hanno già chiesto un confronto entro l’ultima settimana di luglio per fare il punto su quello che succederà dopo la pausa estiva. Il segretario Uglm Costanzo Florance parla di «analisi puntuale delle prospettive produttive, dell’andamento della solidarietà, delle percentuali di utilizzo».

È lo stesso schema che si ritrova a Cassino: attesa, proroghe, tavoli, richieste di confronto. Il Contratto di Solidarietà è uno strumento prezioso per evitare i licenziamenti nel breve periodo ma non è una soluzione industriale. È un paracadute. E i paracadute, per definizione, rallentano la caduta — non cambiano la direzione del volo.

Fiat vola, Cassino aspetta

(Foto © AG IchnusaPapers)

Il dato più straniante di questa giornata è il contrasto tra le buone notizie di Mirafiori e il silenzio produttivo di Cassino. La 500 Cabrio Hybrid è un successo commerciale reale. La gamma Fiat sta crescendo. Il brand sta recuperando quota. Ma Cassino non produce Fiat: produce Alfa Romeo e Maserati, i due brand premium del gruppo che stanno attraversando la fase più difficile della transizione elettrica, con volumi in calo e mercati da riconvertire.

Finché il problema di Cassino non sarà risolto a livello di strategia globale dei brand premium di Stellantis (decidendo quali modelli produrre, con quali partner, con quali tecnologie) tutti i tavoli, tutte le ZLS e tutti i confronti di Torino resteranno necessari ma insufficienti. La Regione Lazio sta giocando la sua partita con intelligenza e determinazione. Ma il match point è nelle mani di qualcun altro.

Estote parati, verrebbe da dire. Il prossimo appuntamento è Torino. Poi Bruxelles. Poi luglio, con il confronto post-pausa estiva. Il calendario è fitto. Le certezze, ancora no.


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