Entra nel vivo il confronto sul nuovo contratto collettivo nazionale del comparto delivery, aperto il 19 maggio, tra le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali del settore. Al centro della discussione c’è il nodo del modello di lavoro dei rider: da un lato UILTemp e NIdiL Cgil denunciano un negoziato ancora troppo chiuso sul lavoro autonomo e insufficiente a risolvere le criticità strutturali del settore; dall’altro Confcommercio, Conftrasporto e AssoDelivery confermano la volontà di proseguire il percorso con l’obiettivo di arrivare a un contratto “moderno e sostenibile”, capace di dare certezze a lavoratori e imprese.
La segretaria generale della UILTemp, Lucia Grossi, contesta il perimetro entro cui si sta sviluppando la trattativa. «Preoccupa il fatto che la trattativa per il nuovo contratto collettivo nazionale dei rider del food delivery continui a concentrarsi esclusivamente sul lavoro autonomo, senza affrontare il tema del lavoro subordinato e delle tutele che ne derivano», afferma Grossi. Per la dirigente sindacale, il limite principale del negoziato sta proprio nell’impostazione scelta fin dall’inizio: «Il confronto si sviluppa infatti all’interno di un perimetro che non consente di affrontare alcuni dei nodi fondamentali che caratterizzano oggi il settore».
La UILTemp richiama anche il confronto avviato nei mesi scorsi tra le organizzazioni comparativamente più rappresentative e Confcommercio sul modello contrattuale e sulla rappresentanza, sostenendo che in quella sede fosse stata condivisa la necessità di affrontare il lavoro tramite piattaforma nella sua interezza, superando una lettura ristretta al solo lavoro autonomo. «Nonostante le richieste avanzate dalla UIL affinché il confronto sul nuovo contratto ricomprendesse anche il tema del lavoro subordinato, il tavolo negoziale continua a registrare una sostanziale chiusura su questo versante», denuncia Grossi.
Il problema non è solo giuridico ma anche organizzativo e salariale. Il modello oggi prevalente, osserva la UILTemp, è fondato su una disponibilità molto ampia di manodopera, su forme di impiego frammentate e su sistemi di remunerazione ancora legati alla singola prestazione. «Restano così senza risposta criticità ben note: un modello organizzativo fondato su una disponibilità pressoché illimitata di manodopera, modalità di impiego frammentate e sistemi di remunerazione ancora strettamente legati alla singola prestazione, con evidenti ricadute sulla continuità reddituale e sulle condizioni di lavoro», afferma la segretaria generale. Grossi richiama anche le evoluzioni normative europee e nazionali, sottolineando che il lavoro tramite piattaforma andrebbe affrontato partendo dalle modalità concrete di svolgimento della prestazione e non dalle definizioni formalmente attribuite dalle imprese. La UILTemp conferma comunque la disponibilità al dialogo, ma avverte: in assenza di un cambio di approccio, il sindacato è pronto a mettere in campo mobilitazione e strumenti giudiziari.
Sulla stessa linea si colloca la NIdiL Cgil, che pur non avendo partecipato all’ultima riunione del tavolo, ha rilanciato i paletti che, secondo l’organizzazione, devono guidare la discussione. Per il sindacato, infatti, il negoziato ha senso solo se parte da un obiettivo chiaro: garantire dignità e un reddito adeguato a lavoratrici e lavoratori del settore.
Il sindacato richiama anche l’intervento della Procura della Repubblica di Milano, che ha disposto il controllo giudiziario di Foodinho (Glovo) e Deliveroo per condizioni di sfruttamento lavorativo. Un passaggio che, per NIdiL, conferma l’urgenza di un cambio di paradigma e «non di un semplice aggiustamento». Da qui la richiesta principale: trasformare in lavoro subordinato, con tutti i diritti e le tutele previsti dalla legge e dal contratto collettivo di riferimento, i rapporti dei rider che svolgono l’attività in modo continuativo e ordinario. Per i rider realmente autonomi, NIdiL si dice disponibile a discutere criteri di equo compenso e una paga oraria che remuneri anche i tempi di attesa, oltre alle consegne.
Di segno opposto la lettura di Confcommercio, Conftrasporto e AssoDelivery, che confermano il proprio impegno nel percorso negoziale e difendono la scelta di costruire un contratto dedicato al comparto del delivery. In una nota, le tre associazioni sottolineano che il confronto avviato il 19 maggio prosegue «in uno spirito costruttivo», con l’obiettivo di definire «regole chiare, moderne e sostenibili per il settore del delivery», tenendo conto sia delle modalità organizzative oggi presenti sul mercato sia delle esigenze dei lavoratori, «anche autonomi», e delle imprese.
Le associazioni di categoria rivendicano inoltre che il dialogo si svolge «all’interno di un quadro normativo pienamente riconosciuto dalla legislazione italiana ed europea», che disciplina e legittima questa attività lavorativa. Per questo, spiegano, partecipano al tavolo con la volontà di rafforzare il sistema di tutele e garanzie per chi opera nel settore.
A ribadire questa impostazione è anche Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio. «Ogni forma di lavoro merita dignità, tutele adeguate e regole certe», afferma. «L’obiettivo è rafforzare le tutele e le protezioni dei lavoratori, costruendo una regolamentazione moderna ed equilibrata per una modalità di lavoro che esiste già e che necessita di regole sempre più chiare. Per questo riteniamo che il dialogo tra le parti sociali rappresenti la sede più appropriata per individuare soluzioni condivise e in grado di garantire maggiore certezza per tutti gli attori coinvolti».
In chiusura, le associazioni ribadiscono che il negoziato in corso è un’occasione importante non solo per aggiornare le regole del settore, ma anche per favorirne uno sviluppo sostenibile e assicurare maggiori tutele e opportunità a chi vi opera. Una partita che, al momento, resta aperta tra la richiesta dei sindacati di superare l’attuale impianto e la linea delle aziende, orientata a costruire una disciplina contrattuale nuova ma ancora dentro il perimetro dell’autonomia.
Elettra Raffaela Melucci
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