Il sistema di protezione sociale che per decenni ha rappresentato uno dei pilastri dell’Europa rischia di diventare sempre più difficile da sostenere. Pensioni, sanità, istruzione e sostegni alle fasce più povere della popolazione sono al centro di una sfida che non riguarda soltanto le risorse economiche, ma anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. E senza un cambiamento di prospettiva, le conseguenze potrebbero essere profonde.
A lanciare l’allarme sono quattro premi Nobel per l’Economia, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson e Alvin Roth, riuniti a Torino insieme a Tito Boeri, direttore scientifico del Festival Internazionale dell’Economia, per il bilancio della quinta edizione della manifestazione, dedicata proprio al tema «Salvare lo stato sociale».
Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: il welfare europeo è sottoposto a pressioni crescenti e per preservarlo non sarà sufficiente continuare con gli strumenti del passato. Occorrono nuove idee, una maggiore efficienza delle istituzioni e un rapporto rinnovato tra Stato, cittadini ed economia.
A mettere in discussione la sostenibilità dell’attuale modello è Joel Mokyr, premio Nobel per l’Economia 2025, che richiama l’attenzione su una serie di trasformazioni destinate a incidere pesantemente sui bilanci pubblici.
«La vera domanda è se lo stato sociale, nella sua forma attuale, sia sostenibile», osserva l’economista.
Il problema non riguarda un singolo settore. All’invecchiamento della popolazione e alle conseguenti tensioni demografiche si aggiungono nuove necessità di spesa, a cominciare dalla difesa e dagli investimenti indispensabili per affrontare il cambiamento climatico.
«Alla tensione demografica si aggiungono ora la spesa per la difesa e gli enormi investimenti richiesti dal cambiamento climatico. Se il welfare dovesse fallire, quello che abbiamo visto a Parigi la settimana scorsa sarebbe un gioco da ragazzi», avverte Mokyr.
Parole che collegano la tenuta dello Stato sociale anche alla stabilità delle società europee. Il timore espresso dal Nobel è che un eventuale fallimento del sistema di protezione possa alimentare tensioni sociali ancora più gravi.
A sottolineare un altro aspetto della questione è David Card, premio Nobel per l’Economia 2021, secondo il quale il welfare non può essere considerato semplicemente una voce di spesa pubblica.
Lo Stato sociale comprende infatti un insieme articolato di servizi e strumenti: l’accesso all’istruzione, l’assistenza sanitaria, le pensioni e gli interventi a favore delle persone economicamente più vulnerabili.
La sua efficacia, però, non dipende soltanto dall’esistenza di questi strumenti. Conta anche il giudizio di chi ne usufruisce.
«In più funziona solo se le persone che ne beneficiano lo percepiscono come un successo, e oggi questa percezione è minacciata», sottolinea Card.
È un passaggio decisivo: se i cittadini smettono di riconoscere il valore del sistema di protezione sociale, diventa più difficile mantenere il consenso necessario a sostenerlo nel tempo.
Per James A. Robinson, premio Nobel per l’Economia 2024, la risposta deve partire dalla costruzione di un nuovo patto sociale, capace di preservare le conquiste europee senza ignorare le difficoltà finanziarie.
«Qui il contratto sociale c’è, ma i conti non tornano. Non basta dire ‘non possiamo pagare’: serve un’idea, come la ‘frontiera chiusa’ di Roosevelt, che faccia sentire alle persone che le cose devono cambiare per preservare queste enormi conquiste», afferma Robinson.
L’economista richiama così la necessità di una visione politica che accompagni i cambiamenti. Non basta spiegare ai cittadini che determinate spese sono diventate difficili da sostenere: occorre indicare un progetto credibile per garantire la continuità delle tutele sociali.
Anche Alvin Roth, premio Nobel per l’Economia 2012, insiste sull’importanza della dimensione politica. Il funzionamento dei mercati, osserva, non può essere separato dal consenso della società.
«Politica ed economia sono indissolubilmente legate. I mercati, per funzionare bene, hanno bisogno di consenso sociale, e quel consenso nasce anche dalla politica», spiega Roth.
Il futuro del welfare, dunque, non può essere affrontato esclusivamente attraverso calcoli di bilancio. Le scelte economiche devono trovare un equilibrio con le aspettative dei cittadini e con la capacità delle istituzioni di mantenere la fiducia collettiva.
Nel confronto conclusivo è intervenuto anche Tito Boeri, che ha indicato due priorità: rendere più efficiente la pubblica amministrazione e investire maggiormente sulle nuove generazioni.
«Moltissime innovazioni si possono realizzare senza grandi riforme, migliorando l’efficienza della pubblica amministrazione. Bisogna pensare al welfare come a un investimento di lungo periodo sui giovani e aumentare la fiducia nello Stato», ha sottolineato il direttore scientifico del Festival.
Secondo questa impostazione, migliorare il funzionamento dei servizi pubblici può rappresentare una strada concreta per rafforzare lo Stato sociale anche senza ricorrere necessariamente a grandi interventi legislativi.
Al tempo stesso, considerare il welfare un investimento sui giovani significa guardare oltre le esigenze immediate e ragionare sulla sostenibilità delle tutele nel lungo periodo.
Il confronto tra i quattro Nobel ha rappresentato uno dei momenti conclusivi della quinta edizione del Festival Internazionale dell’Economia di Torino, che si è sviluppata nell’arco di quattro giornate, con 130 dibattiti dedicati alle principali questioni economiche e sociali.
Significativa anche la partecipazione dei giovani, coinvolti attraverso iniziative nelle scuole superiori e concorsi dedicati.
Dalla manifestazione torinese emerge così una questione destinata a rimanere centrale nel dibattito europeo: come continuare a garantire pensioni, cure, istruzione e protezione sociale in un contesto nel quale aumentano le necessità di spesa e cambiano gli equilibri demografici ed economici.
I quattro premi Nobel non indicano una soluzione unica, ma convergono sulla necessità di ripensare gli strumenti con cui difendere lo Stato sociale.
Perché il rischio, secondo gli economisti riuniti a Torino, non è soltanto quello di dover rivedere alcune politiche pubbliche. In gioco c’è la capacità dell’Europa di conservare uno dei risultati più importanti della propria storia sociale, senza perdere la fiducia dei cittadini che quel sistema dovrebbe proteggere.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l'articolo completo clicca sul seguente link




