Siena espone le lastre etrusche di Poggio Civitate


Il frammento nella fotografia d’apertura conserva la struttura della scena: cavalli distesi nel galoppo e piccoli cavalieri sopra il dorso. Una fascia a intreccio corre sotto la corsa mentre il registro superiore scandisce il modulo. La terracotta apparteneva all’edificio e consegna al visitatore una porzione di architettura politica.

Collocazione originaria: il rapporto con l’architettura è documentato. Il punto esatto in cui le placche correvano sull’edificio rimane discusso.

Sommario dei contenuti

Una sequenza destinata all’edificio

Le lastre nacquero come componenti dell’apparato figurativo del palazzo. La distruzione dell’edificio e lo spostamento antico di molti frammenti interruppero l’ordine originario. Le concentrazioni di reperti indicano aree di provenienza senza restituire una disposizione integra.

La placca fittile rivestiva l’architettura con un rilievo riproducibile. Matrice e cottura consentivano di reiterare la scena mantenendo proporzioni compatibili tra i moduli. Profili e direzione dei cavalli guidano il ricongiungimento visivo dei frammenti.

La gara equestre resa in terracotta

Il rilievo presenta cavalli lanciati al galoppo con fantini montati a pelo. Redini e frustino completano l’iconografia della gara. Visit Murlo descrive gli stessi attributi. Nel tipo figurativo noto da Murlo, un calderone su sostegno marca il premio destinato al vincitore. L’identificazione come corsa coincide con la pubblicazione dell’American Journal of Archaeology. La scena appartiene allo spazio del rango aristocratico: gareggiare davanti a una comunità esponeva l’addestramento e la disponibilità di cavalli. L’accesso ai rituali pubblici completava il messaggio.

Il raggruppamento della serie mette in rapporto le linee di corsa tra una placca e l’altra. Un frammento isolato offre una porzione della gara. La sequenza recupera direzione e continuità visiva.

La corsa dentro un ciclo di quattro scene

Il programma figurativo noto da Poggio Civitate comprende la gara equestre, il banchetto, la processione e l’assemblea. La medesima classificazione compare su Etruscan Studies. Il cavallo partecipa così a un vocabolario esteso dedicato alle attività dell’élite.

La compresenza delle scene unisce competizione e autorappresentazione collettiva. Chi attraversava il palazzo incontrava immagini di rango distribuite sull’architettura, con la corsa inserita nello stesso sistema del banchetto e della cerimonia pubblica.

Gli enti del progetto espositivo

Il progetto riunisce Vernice Progetti Culturali, Fondazione Musei Senesi, il Comune di Murlo e il Museo Archeologico di Murlo. Partecipano la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Il museo di Murlo custodisce i manufatti. Palazzo Sansedoni li presenta nel centro di Siena. L’accordo unisce chi conserva i reperti a chi ospita l’allestimento equestre.

La serialità costruiva autorità

Una singola placca racconta una corsa. La ripetizione sull’edificio moltiplicava l’immagine e trasformava la gara in una dichiarazione stabile del gruppo dominante. Il potere passava attraverso il possesso dei cavalli e la visibilità della competizione.

La fabbricazione a matrice assicurava uniformità alle placche della stessa serie. Ogni replica riproponeva il codice figurativo da più punti dell’edificio. La scala architettonica supera il singolo frammento: il ciclo comunicava con chi frequentava il palazzo prima dell’esame ravvicinato delle figure.

Scavi avviati nel 1966

Le campagne archeologiche a Poggio Civitate iniziarono nel 1966. Il 2026 coincide con il sessantesimo anno di ricerca sul colle. La cronologia del Poggio Civitate Archaeological Project coincide con il programma pubblicato dall’Archaeological Institute of America.

Le lastre equestri appartengono al ciclo del VI secolo a.C. associato al grande edificio aristocratico di Murlo. La lunga durata degli scavi spiega la presenza di materiali nei depositi: ogni campagna produce frammenti da catalogare e confrontare. La ricomposizione coinvolge manufatti emersi in anni diversi.

Il precedente senese del 1985

Nel 1985 le decorazioni di Poggio Civitate entrarono nella mostra Case e palazzi d’Etruria al Santa Maria della Scala. Il catalogo fu pubblicato dalla Regione Toscana durante il Progetto Etruschi.

L’edizione attuale porta in sala lastre rimaste nei depositi e restaurate per questa occasione. Il ritorno a Siena amplia il corpus accessibile al pubblico senza replicare il medesimo allestimento del 1985.

Il Cappellone è una replica

Accanto alle lastre compare una riproduzione del Cappellone, la figura maschile acroteriale divenuta emblema delle scoperte di Poggio Civitate. Separare i due manufatti scongiura un equivoco frequente. I rilievi equestri sono originali e la statua è presentata in copia.

Radio Siena TV registra la presenza della replica nelle sale. Il suo inserimento ricompone visivamente il rapporto tra decorazione figurata e coronamento architettonico senza attribuire alla copia lo status del reperto antico.

Palio e corsa etrusca, un accostamento iconografico

Il calendario colloca l’esposizione nei giorni che precedono e accompagnano il Palio del 2 luglio. L’iconografia di cavallo e fantino rende immediata l’associazione con la gara.

L’accostamento opera sul piano iconografico e territoriale. Una continuità istituzionale fra la competizione etrusca e il Palio senese non è documentata. Il confronto fra le due culture equestri conserva così il proprio interesse senza convertire la somiglianza delle immagini in una discendenza storica diretta.

Dal deposito alla sala espositiva

Un deposito archeologico conserva reperti fuori dall’allestimento permanente per esigenze di conservazione o perché le sale non li accolgono stabilmente. Il termine inedito descrive la prima apparizione pubblica. La scoperta appartiene a campagne archeologiche precedenti. Il restauro ha preparato le lastre all’esposizione ravvicinata.

L’accostamento temporaneo riunisce varianti che nell’allestimento permanente resterebbero separate. La direzione dei cavalli e le fasce di bordo guidano l’allineamento. La corsa emerge come sequenza architettonica anziché come immagine autonoma.


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 Junior Cristarella

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