Un dato politico dovrebbe far riflettere più di tanti slogan, post social, reel e battaglie mediatiche varie, che in termini di consenso producono evidentemente molto poco. L’ultimo sondaggio YouTrend per Sky TG24 ha certificato il sorpasso di Futuro Nazionale, il Partito del generale Roberto Vannacci, sulla Lega di Matteo Salvini: 5,9% contro 5,8%. Una cosa impensabile fino a qualche tempo fa, se si considera che Futuro Nazionale ha appena cinque mesi di vita: l’atto costitutivo è del 3 febbraio 2026. Uno zero virgola simbolico, ma politicamente pesante: segna la prima volta in cui il nuovo soggetto politico del generale supera il Carroccio nelle intenzioni di voto.
Come disse Roy Batty in Blade Runner del 1982: «Ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare». È la dimostrazione che, a destra di FdI, la politica degli slogan fini a se stessi non basta più.
Vannacci batte la Lega sul suo terreno
Vannacci sta dimostrando di poter battere la Lega sul suo stesso terreno: superarla a destra, intercettando una parte dell’elettorato che fino a ieri guardava al Partito di Salvini come riferimento naturale per i temi identitari. Il generale mostra la capacità di parlare a una destra che vuole uno stile diretto, un linguaggio semplice e la capacità di affrontare temi controversi attraverso formule immediatamente comprensibili, come ad esempio la remigrazione.
Un’idea probabilmente irrealizzabile, ma che genera aspettative che nell’urna si traducono in voti. In soldoni: dire quello che molti politici pensano ma non hanno il coraggio di manifestare. Che invece fa molto presa su un determinato elettorato.
La Lega, dunque, se non vuole arrivare alle Politiche del 2027 e alle Regionali del 2028 con il fiato corto, non può più limitarsi alla retorica social: servono temi concreti, volti, presenza fisica. Deve tornare a confrontarsi con il territorio e con gli amministratori.
La politica dei 30 passi e il nuovo Tavolo
Nessuno meglio del sottosegretario al Lavoro e vicesegretario nazionale del Partito, il senatore Claudio Durigon, poteva interpretare questa necessità di sopravvivenza politica. Durigon vanta una solida e pragmatica esperienza sindacale maturata nelle file dell’UGL e sa perfettamente che con la sola astrazione mediatica non si va da nessuna parte. Lì ci sono solo i like, non i voti.
Per creare consenso servono gli amministratori: i rappresentanti delle Regioni, delle Province e i sindaci. Serve chi ogni giorno fa front office con i cittadini, dalle liste d’attesa in sanità al lavoro che non si trova, alla buca sotto casa. La famosa politica dei 30 passi, quelli che fa un amministratore di un ente locale prima di incontrare un cittadino che gli chieda qualcosa.
Per questo assume un significato particolare il nuovo Tavolo di Coordinamento dei territori della Lega che partirà lunedì. Non un semplice organismo interno, ma una sorta di cabina di regia permanente tra il Partito e i territori — un luogo dove si discuteranno questioni concrete: Piano Casa, sicurezza urbana, costo della vita, semplificazione burocratica, autonomie, federalismo e competitività dei territori. Dentro quel tavolo, oltre al leader Matteo Salvini, ci saranno ministri, governatori, presidenti di Province e primi cittadini. Ci sarà anche il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli. Una presenza che non può essere considerata neutra. Per nessuno.
Cosa significa per Mastrangeli
Per Mastrangeli significa entrare in un circuito decisionale nazionale, avere accesso a un livello politico nel quale si definiscono strategie e priorità. Soprattutto, acquisire una visibilità che va oltre i confini del capoluogo e della Monti Lepini.
Ma la presenza di Mastrangeli è importante anche per la Lega. Perché il sindaco di Frosinone non rappresenta soltanto un Comune capoluogo. Rappresenta un modello di governance che, piaccia o meno, in questi anni ha dimostrato di avere una visione della città e una capacità di tenuta politica che i suoi avversari ancora devono dimostrare.
La sua consiliatura è stata probabilmente una delle più complicate e tormentate della storia recente del capoluogo. Maggioranze a geometria variabile, tensioni interne, distinguo quotidiani, malumori cronici e continue fibrillazioni hanno accompagnato praticamente ogni fase di questi quattro anni e passa di gestione. Eppure Mastrangeli è arrivato al traguardo senza farsi travolgere.
Ha spesso imposto la logica amministrativa su quella politica. Ha continuato a governare anche quando attorno a lui sembrava prevalere la logica della resa dei conti permanente. Ed ha scelto la gestione dei dossier delicati — su tutti quello della mobilità — rispetto alle schermaglie di partito.
Cosa significa per la Lega
E, soprattutto, ha dimostrato che un sindaco può arrivare a terminare il mandato anche quando la propria maggioranza sembra impegnata a complicargli la vita. Una sorta di gioco a traversone permanente — il tresette a perdere — come quello che si giocava qualche lustro fa alla società operaia del centro storico. Non era scontato.
Per questo la sua presenza al Tavolo dei Territori della Lega, organizzato dal senatore Durigon, assume un valore che va oltre la semplice rappresentanza istituzionale. Da un lato la Lega ha bisogno di amministratori credibili per recuperare terreno rispetto a Vannacci: non a caso il filosofo francese Alexis de Tocqueville sosteneva che «le istituzioni comunali sono alla libertà ciò che le scuole primarie sono alla scienza». Dall’altro, Mastrangeli ha bisogno di una dimensione politica nazionale che rafforzi il suo profilo.
È un rapporto che, almeno in questa fase, appare reciprocamente conveniente. Come quando investi nelle azioni SpaceX e speri di incassare dei sostanziosi dividendi.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link Roberta Di Domenico
Source link


