Vibo. Un Italiano di seconda generazione… di 76 anni (di Rocco Tripodi)



Un Italiano di seconda generazione… di 76 anni

di ROCCO TRIPODI 

VIBO VALENTIA – Mi succede con curiosa frequenza di essere fermato da pattuglie delle forze dell’ordine. Buona cosa, in generale, a più voci sollecitata, e necessaria, considerato il livello di allarme criminalità che si registra negli ultimi mesi in città. Se non fosse che questi controlli vengono fatti di giorno, durante le sue rigeneratrici passeggiate in solitudine, su di un cittadino incensurato, di 76 ANNI. Per cui mi arrovello il cervello per capire quali sospetti possa generare la mia apparizione, con incedere incerto e lumacoso agli attenti custodi della legalità. Una volta, addirittura, incrociandomi e avendomi superato, fanno partire la sirena e con una manovra avvolgente, ad imitazione della famosa coppia televisiva di detective americani con la mitica Ford Gran Torino rossa e bianca, STARSKY & HUTCH, invertono il senso di marcia e sgommando mi raggiungono e chiudono contro il muro nella trafficatissima via Matteotti.

Anche quella volta, di fronte al mio atteggiamento per niente scomposto anzi pacioso, sornione e collaborativo, si sono limitati con discrezione e correttezza a chiedere e verificare i miei documenti collegandosi al loro sistema centrale, che regolarmente li rassicura, immagino. Ciò nonostante prima di accomiatarmi, mi chiedono (sempre) quale sia la mia professione ed io (sempre) faccio notare che, dalla stessa data di nascita riportata sul documento che hanno in mano, si evince la risposta: il pensionato. Non gli basta e insistono: “Sì, ma prima?”. “Tante diverse cose”, rispondo genericamente, che legittimano appunto la meritata pur modesta pensione. O, ancora, vogliono sapere la via in cui abito. E gli do anche questa informazione. Ora dico, sarebbe sorprendente scoprire che il monitoraggio delle problematiche di origine geriatrica che possano affliggere i cittadini tardoni come me, sia stato demandato alle forze di polizia, magari in sinergia con l’assessorato alle politiche sociali. È più plausibile, piuttosto sospettare, a questo punto, dell’esistenza di una pericolosa locale geriatrica di affiliati alla SACRA CORONAROPATIA UNITA che cerca di conquistare la piazza vibonese dello spaccio di pasticche antibloccanti a ristoro della prostata, che impone severi appostamenti da parte delle forze di polizia con particolare attenzione per questa fascia d’età.

L’ultimo controllo, anche questo celebrato con ritualità canoniche e collaudata buona educazione da entrambe le parti, si è concluso questa volta con una domanda del tutto inattesa, quasi fatta a cucchiaio: “QUALI SONO LE SUE ORIGINI?”… Mi hanno spiazzato… come se a lanciarmi la domanda fosse stato Totti dal dischetto; subisco il gol, faccio spallucce e allontanandomi mi riprometto di prepararmi meglio per il prossimo match.

In questi giorni ci ho pensato a lungo. Cosa intendono per ORIGINARIO, quando hanno già acquisito nella loro banca dati tutte le informazioni che attengono alla mia identità? Mi viene da pensare che di fronte all’inappellabile riscontro documentale, il dubbio irrisolto degli attenti uomini d’ordine possa essere generato esclusivamente da un convincimento/pregiudizio visivo di natura SOMATICA. Sono infatti consapevole di apparire, nei tratti somatici, incompiutamente CAUCASICO e più vagamente NEGROIDE; ma come non riuscire a cogliere invece in me, anche con una superficiale analisi fisiognomica lombrosiana, un perfetto, se pur invecchiato, ESEMPLARE SPUTATAMENTE TERRONIDE?

Le MIE ORIGINI?! Non avrei mai immaginato potessero interessare, alla fine, a degli estranei. Potrebbe addirittura essere plausibile che abbiano agito forse perché suggestionati da una recente fastidiosa, beota, tonitruante, nebulosa campagna antimaranza, di cui già pochi ne conoscono l’origine esatta del nome. Un recente fenomeno oggetto di studio di certi ministri in segretezza, in qualche camera d’albergo (volutamente equivoco e in compagnia di qualche collaboratrice, prestante esclusivamente per non dare nell’occhio), dove INTORCINIJANU decreti sconsiderati per garantire, illudendoli, sicurezza agli Italiani. Solo che, nella abituale mistificazione del DICO NON DICO, che caratterizza ogni iniziativa di questo governo, i primi a non averne colto il senso, i comportamenti, regole d’ingaggio e competenze di chi opera sulle strade, sono proprio loro, le forze dell’ordine.

Così può succedere che un milite, magari cultore di lingue classiche, individui nel mio cognome l’antica radice greca TRIPOS, mi attribuisca un’ORIGINE BALCANICA, e si fa bastare questo per farmi rientrare in quella categoria di soggetti verso i quali le nuove norme impongono controlli più severi e provvedimenti restrittivi. Ma anche no! ITALIANO, io, di SECONDA GENERAZIONE con i miei 76 ANNI? Ci sarebbe un problema non solo di cognomi, ma anche di epoche che scarterebbero questa azzardata ricostruzione. Sebbene però, essendo il mio un cognome assai diffuso su questo territorio, potrei essere figlio, SCURETTO, adottato da italiano, o figlio naturale di madre di origine, ad occhio, africana, andata in sposa appunto ad un italiano che mi ha dato il cognome TRIPODI, un bastardino colorato, come si diceva una volta.

Certo che per avvalorare questa ipotesi, considerata appunto la mia età, bisogna addirittura credere plausibile, con buona elasticità temporale, che mio padre sia stato uno di quelli che, con pantaloni alla zuava, fez in testa, camicia nera e moschetto mod. 91, sia partito da solo per l’Abissinia e sia ritornato felice e accompagnato da una bella FACCETTA NERA. E, anche in questa ipotesi, sarebbe corretto dire, che dopo qualche anno sarei nato io, un ITALIANO DI SECONDA GENERAZIONE? Non lo so. C’è da dire in conclusione, a loro parziale giustificazione, che potrei ingenerare allarmi e sospetti in quanto abitualmente per passeggiare NON VESTO MARZOTTO, e men che meno mi faccio prendere misure e vestire, né in sartoria né altrove, da CHICCHESSIA, come fa un ammirato politico stiloso e sciantoso, Tonino DAFFINÀ…UNO A CASO, che quando passa lui, invece, tutti l’ADDURANU, ma non lo fermano.


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