Bussi, desorbimento termico su 29mila metri cubi


L’area Tre Monti rientra nel sito di interesse nazionale di Bussi sul Tirino, dove la discarica fu scoperta nel 2007. Le opere di confinamento statico sono iniziate nel marzo 2026 e precedono l’avvio termico fissato per l’autunno.

L’area sud segue una lavorazione distinta. Gli scavi avviati nel 2021 si sono conclusi a luglio 2025 con oltre 106.000 tonnellate di rifiuti e materiali smaltiti. La ripartizione è 86 per cento non pericolosi e 14 per cento pericolosi. L’agenzia ambientale regionale ha accertato la decontaminazione dei terreni e i livelli richiesti per uso residenziale e verde pubblico.

Due cantieri non sovrapponibili. Le 106.000 tonnellate descrivono la massa rimossa dall’area sud. I 29.000 metri cubi misurano il volume che resterà in sito nel comparto nord.

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Oltre mille pozzi non significano mille sonde termiche

Il totale riunisce opere con compiti distinti. I pozzi termici trasferiscono calore nel sottosuolo e quelli di estrazione raccolgono i vapori. Una rete separata registra l’andamento della temperatura e la risposta del terreno durante l’esercizio.

Gli 8-15 metri sono la profondità di infissione delle sonde. La misura non rappresenta uno spessore identico in ogni punto. La geometria segue la distribuzione dei contaminanti e la stratigrafia. I confini del comparto completano il disegno delle perforazioni.

Il passaggio alla fase vapore avviene sotto aspirazione

Il calore facilita il passaggio dei composti dalla matrice del suolo alla fase gassosa. I contaminanti trasferiti alla fase gassosa vengono richiamati verso i pozzi di estrazione e convogliati a un impianto dedicato. La prestazione riguarda l’intera catena. Contano la temperatura raggiunta nel volume e la raccolta dei vapori.

La soglia di 100 °C è il massimo dichiarato per il cantiere. Il terreno non arriva a quella temperatura nello stesso istante in ogni punto. Le misure distribuite seguono la propagazione del calore e localizzano le zone che richiedono più energia o un tempo di aspirazione maggiore.

La formula senza movimentazione del terreno riguarda il volume sottoposto al calore. Il cantiere comprende comunque perforazioni e tubazioni. Le opere di confinamento formano un fronte separato. Le escavazioni dei materiali non conformi appartengono a quella lavorazione.

Il modulo pilota non coincide con il comparto esteso

Il test del 2023 riguardava un modulo circoscritto e ha confermato l’applicabilità del desorbimento termico nell’area. Il passaggio al cantiere esteso aumenta il volume sottoposto alla rete e richiede la distribuzione capillare dei pozzi prevista dal progetto.

L’approvazione ministeriale dell’ottobre 2025 riguarda l’intera porzione settentrionale. L’autunno 2026 è la finestra fissata per l’avvio sul campo. Fra le due date si collocano le opere preparatorie, iniziate nel marzo 2026 con il confinamento statico destinato a sostenere le escavazioni dei materiali non conformi.

Il collaudo del pilota dimostra che la tecnica ha funzionato nel volume sperimentale. La scala piena dovrà produrre misure proprie per il comparto nord, senza applicare al nuovo volume le prestazioni del modulo.

Due unità di misura per lavorazioni separate

Nell’area sud il conteggio riguarda la massa trasportata verso impianti autorizzati. Nel comparto nord il numero riguarda un volume che rimane sul posto durante il desorbimento. Per ricavare le tonnellate dai metri cubi servirebbero densità e composizione dei materiali, grandezze non pubblicate.

Le quote dell’86 per cento e del 14 per cento appartengono alla classificazione dei rifiuti rimossi. Non misurano la contaminazione residua del suolo e non vanno confrontate con la resa del test pilota. Sono percentuali costruite su basi differenti.

La rimozione prevista nell’area sud si è chiusa nel luglio 2025. L’accertamento dell’agenzia regionale riguarda i livelli richiesti per uso residenziale e verde pubblico. Il comparto nord segue il proprio ciclo termico e le campagne sul terreno trattato.

La temperatura non basta a chiudere la bonifica

Portare il suolo alla temperatura di esercizio è una condizione del trattamento. L’esito ambientale si misura sui contaminanti rimasti dopo l’aspirazione. Il monitoraggio durante il ciclo segue il calore e i vapori. Le campagne finali misurano le concentrazioni residue nel volume trattato.

La rete fitta accorcia la distanza fra i punti di riscaldamento e quelli di estrazione. Le zone fredde o con aspirazione insufficiente emergono durante l’esercizio. Il comparto esteso dovrà produrre proprie campagne analitiche, distinte dalla percentuale ottenuta nel modulo pilota.

Il desorbimento separa i contaminanti dalla matrice

Il desorbimento termico appartiene ai processi di separazione fisica. Il calore libera i composti trattenuti nei pori del terreno e l’aspirazione li porta fuori dal volume trattato. La combustione del suolo non rientra nell’intervento descritto per Tre Monti.

La parola in situ definisce il luogo del trattamento. Il terreno rimane nel comparto durante il riscaldamento. I contaminanti trasferiti ai vapori escono attraverso la rete di estrazione e raggiungono gli impianti dedicati.

La separazione dei due concetti chiude un equivoco ricorrente. La massa di suolo non viene caricata e portata altrove per il trattamento termico. Le lavorazioni accessorie continuano a richiedere perforazioni e linee di collegamento.

Durata e spesa non compaiono nei materiali pubblici

L’annuncio del 17 giugno non quantifica la durata del riscaldamento e non assegna una data di fine. La finestra dell’autunno 2026 riguarda l’avvio del trattamento.

Non sono riportati la potenza termica complessiva e la spesa complessiva del cantiere. Senza queste grandezze non si ricavano il consumo energetico per metro cubo o la spesa per unità di volume.

Manca anche una scansione pubblica delle tappe fra accensione delle sonde e campionamenti finali. Il calendario disponibile si ferma alla sequenza fra confinamento statico e avvio termico.


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 Junior Cristarella

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