Ci sono stanze in cui si decide il destino delle persone. A volte queste stanze sono le aule di una scuola. È lì che Marta Piras, mediatrice culturale e tutrice volontaria, ha incrociato lo sguardo di Amdjed. Era un giorno come tanti al Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti 4 di Oristano, sede di Cabras, ma per quei tre minori stranieri non accompagnati, sbarcati da poco in Sardegna dall’Algeria, quel giorno portava con sé un test d’ingresso per valutare il loro livello di italiano.
Per molti l’impatto con una lingua sconosciuta genera un comprensibile smarrimento, ma non per Amdjed. In lui quel giorno è scattato qualcosa. «Ascoltava ogni mia parola con un’attenzione fuori dal comune, cercando di coglierne il senso di quel che dicevo», racconta Marta. Davanti a quel foglio, il ragazzo si è concentrato come se si trovasse davanti alla prova più importante della sua vita. E in un certo senso lo era. Amdjed aveva bisogno di lavorare, ma non cercava solo un lavoro immediato: in Algeria frequentava il liceo economico e il suo sogno più grande era continuare a studiare economia anche in Italia.
Una corsa contro il tempo
Il tempo, però, a volte è un giudice spietato. Controllando i documenti per l’iscrizione, Marta si accorge di un dettaglio che fa tremare i polsi: ad Amdjed quel giorno mancano appena otto giorni al compimento del diciottesimo anno d’età. In Italia, spessissimo, per un minore non accompagnato lo scoccare della maggiore età prima della nomina di un tutore legale significa il trasferimento immediato in un centro d’accoglienza per adulti, l’avvio della complessa trafila per la richiesta d’asilo e il rischio concreto di veder svanire ogni percorso di inclusione e di studio. Quella che Marta si trova fra le mani, quindi, è una vera bomba a orologeria burocratica.
Marta decide che il talento e la determinazione di Amdjed non possono andare sprecati. Contatta d’urgenza il Tribunale per i minorenni, chiedendone la tutela. La burocrazia ha i suoi tempi e alla vigilia del compleanno il decreto ancora non c’è. «Angel (è il nome con cui lei chiama Amdjed, nda) è stato preso proprio così, in extremis, perché l’ho conosciuto personalmente, altrimenti non avrebbe avuto nessun tutore», confessa Marta. Insieme all’assistente sociale del Comune, rischia il tutto per tutto e presenta un’istanza per il prosieguo amministrativo. Il giorno del compleanno di Amdjed arriva finalmente il decreto con cui Marta è nominata tutrice volontaria, emesso qualche giorno prima. Formalmente la nomina era ormai decaduta, ma era comunque servita a presentare in tempo l’istanza di prosieguo amministrativo. Legalmente è il tassello fondamentale per salvare il futuro del ragazzo. Siamo nell’ottobre 2025.
L’importanza della scuola
Ottenuti i documenti, la sfida si sposta sui banchi. Gli istituti tecnici diurni inizialmente rifiutano l’iscrizione di Amdjed perché già maggiorenne, ma ancora fragile con la lingua. La proposta che arriva della scuola è quella di iscriverlo al corso serale. Marta non si scoraggia, traduce personalmente dall’arabo le pagelle algerine del ragazzo e riesce a completare l’iscrizione. Da quel momento, la vita di Amdjed diventa un incastro faticoso tra i corsi pomeridiani di italiano a Cabras e le lezioni serali di amministrazione, finanza e marketing a Oristano. Sei chilometri al buio, spesso in bicicletta o grazie ai passaggi offerti da professori e compagni. Per Marta d’altronde, l’istruzione non è un optional, ma il vero pilastro dell’integrazione: «Io penso sempre che sia molto importante che questi ragazzi continuino i loro studi o che almeno prendano la licenza media in Italia, perché arrivano qui e non hanno titoli riconosciuti. Lo studio per me è importantissimo: serve sia per avere un titolo spendibile in Italia, ma anche per socializzare con i loro coetanei e per inserirsi meglio nella comunità».
I risultati le danno ragione: Amdjed viene promosso con ottimi voti, impara l’italiano a tempo di record e quest’estate è partito per un lavoro stagionale come cameriere, in attesa di accedere al progetto regionale “Prendere il Volo” per andare a vivere in autonomia.
Il valore della relazione
La strada verso l’autonomia, tuttavia, deve fare i conti con contesti abitativi non sempre facili. Marta non nasconde le criticità delle strutture d’accoglienza in cui i ragazzi si trovano a vivere: «Spesso si tratta di contesti in cui non c’è una situazione gradevole. Lì i ragazzi dovrebbero rimanere solo tre mesi, invece spesso rimangono molto più a lungo, in condizioni che non sono quelle giuste per favorire un reale inserimento nella società».
Se non ti avessi incontrato, forse avrei preso una strada sbagliata. Tu mi hai aiutato a restare sulla strada giusta e a continuare a credere nel mio futuro
Amdjed
È proprio in questi contesti che la figura del tutore diventa decisiva, trasformandosi in un punto di riferimento che va ben oltre le pratiche burocratiche. «Se non ti avessi incontrato, forse avrei preso una strada sbagliata. Tu mi hai aiutato a restare sulla strada giusta e a continuare a credere nel mio futuro», ha detto Amdjed a Marta.
L’appello: «C’è urgenza di nuovi tutori volontari»
La figura del tutore volontario, istituita nel 2017 con la legge Zampa, ha segnato una svolta fondamentale, sostituendo i vecchi affidamenti d’ufficio a sindaci o avvocati che offrivano una tutela puramente burocratica. La legge è nata proprio con l’intento di costruire un rapporto di fiducia e una relazione umana con il minore. Marta spiega come questo ruolo sia strutturato per essere profondo e focalizzato: «La legge prevede che un tutore volontario possa avere al massimo tre tutele alla volta. Questo limite è stato definito proprio perché si vuole cercare di avere una relazione vera con il ragazzo, aiutandolo a costruire un percorso e un futuro qui. Se se ne seguissero troppi, non si riuscirebbe a focalizzarsi sulle esigenze specifiche di ciascuno».
Se in Sardegna la situazione attuale vede numeri più contenuti di Msna – legati principalmente a sbarchi diretti dall’Algeria nel corso del 2026 – a livello nazionale sul fronte tutori volontari serve una mobilitazione: «In molte regioni d’Italia c’è davvero un’estrema urgenza di nuovi tutori, perché i ragazzi che arrivano sono tantissimi. Diventare tutore significa fare le veci legali e firmare i documenti, certo, ma soprattutto aiutare un minore a non perdersi. È una figura ancora troppo poco conosciuta, ma è l’unico strumento capace di fare la differenza anche nel momento più delicato: il passaggio alla maggiore età, quando il rischio di interrompere i percorsi di inclusione è più alto».
Foto inviata dall’intervistata
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Sara De Carli
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