Sulla Sanità si vincono e si perdono le elezioni. E a Ceccano, il tema della salute pubblica e del destino del “Santa Maria della Pietà” è tornato prepotentemente a scaldare il sangue e ad agitare i palazzi della politica. Da una parte l’amministrazione cittadina che alza le barricate in via preventiva, dall’altra l’opposizione targata Fratelli d’Italia che difende l’operato della Regione Lazio e contrattacca carte alla mano.
La ferita storica: dal glorioso “Manicomio” ai tagli spietati
Per comprendere l’intensità dello scontro politico bisogna fare un doveroso passo indietro. A Ceccano la sanità è da sempre il cuore pulsante (anche economico) della città. Il “Santa Maria della Pietà” non è mai stato solo una struttura in mattoni. Storicamente, la città era famosa in tutto il centro Italia per il suo monumentale Ospedale Psichiatrico: un “manicomio” immenso, un autentico motore economico che per decenni ha garantito centinaia di posti di lavoro stabili, fungendo da punto di riferimento per l’intero territorio.
Un capitolo chiuso (fortunatamente per il progresso civile e medico) nel 1978 con l’approvazione della storica Legge Basaglia (Legge 180/78), che impose la chiusura dei manicomi restituendo dignità ai pazienti e costringendo le immense strutture dell’epoca a una profonda riconversione.
Oggi quella vocazione psichiatrica sta per tornare con l’imminente apertura della REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza, le strutture che hanno sostituito gli ex Ospedali Psichiatrici Giudiziari). Ma anche qui le nubi non mancano: da mesi nei corridoi della sanità ciociara si vocifera che i continui ritardi per il taglio del nastro della struttura ceccanese siano dovuti a un cronico, drammatico, vuoto di personale medico e paramedico.
Il nervo scoperto
Ma la vera cicatrice che brucia ancora sulla pelle dei ceccanesi è un’altra. È il declassamento e la progressiva chiusura dell’ospedale generale vero e proprio, avvenuta poco più di un decennio fa sotto la spietata mannaia dei Piani di Rientro per ripianare l’enorme debito sanitario della Regione Lazio. Reparti storici smantellati, ambulatori soppressi, il Pronto Soccorso declassato a semplice punto di primo intervento. All’epoca, l’intera città si mobilitò in massa: cortei, comitati spontanei e barricate. Una sollevazione popolare imponente che non bastò a salvare il nosocomio, ma che ha lasciato un segno indelebile. Toccare il polo di Borgo Santa Lucia significa, a Ceccano, toccare un nervo scoperto. Ecco perché, ancora oggi, il solo sussurro della parola “tagli” è in grado di innescare una bomba politica.
Ed è proprio in questo solco emotivo che la miccia l’ha accesa il sindaco Andrea Querqui, durante la maratona fiume della sua conferenza stampa per il primo anno di mandato. Parlando del polo sanitario, il primo cittadino ha dismesso i panni del mediatore istituzionale per indossare quelli del capopolo. (Leggi qui: La maratona di Querqui: tutti i numeri, i dettagli e i retroscena del primo anno).
Nel mirino ci sono le voci, sempre più insistenti, di un presunto taglio ai servizi attualmente erogati, proprio nel momento in cui la struttura si appresta al tanto sbandierato upgrade. Un’inaugurazione prevista per inizio giugno e poi slittata, alimentando i sospetti di Palazzo Antonelli. Querqui ha fissato una red line: «Venerdì 19 incontrerò alle cinque del pomeriggio la consigliera regionale Alessia Savo, presidente della commissione sanità. Deve assicurarmi che l’ospedale di Ceccano non verrà ridimensionato». Poi, l’ultimatum che sa di chiamata alle armi: «Se i tagli verranno confermati, chiamerò io stesso i cittadini di Ceccano e dei centri viciniori a protestare contro una politica sanitaria che sembra voler sempre più depotenziare Ceccano».
La doccia gelata di Liburdi nel nome del Cavaliere
Ma la mossa tattica di Palazzo Antonelli ha innescato l’immediata reazione di Fratelli d’Italia. A firmare il contrattacco è Rino Liburdi, presidente del circolo cittadino di FdI, che non ci sta a far passare la Giunta regionale di Rocca come il carnefice della sanità ceccanese. E per farlo, scomoda nientemeno che il padre nobile della coalizione, a dimostrazione di come le massime del Cavaliere non passino davvero mai di moda, capaci di fornire ancora oggi l’assist perfetto per smarcarsi in area di rigore.
«Silvio Berlusconi aveva proprio ragione: la sinistra sa solo mistificare e capovolgere la realtà!», esordisce infatti Liburdi. L’esponente meloniano smonta la narrazione del Sindaco partendo dalle fondamenta normative per ribaltare le responsabilità. «Una premessa fondamentale: il Progetto PNRR per la riorganizzazione delle Case della Salute e dei PAT è del 2022. Ciò che si apre, si chiude, si ristruttura sui territori è farina del sacco della Sinistra. Gli Ospedali e le Case di Comunità sono un’ideazione dell’intelligence del PD».
Insomma, il centrodestra locale fa quadrato attorno alla Pisana: Rocca non sta tagliando nulla, sta semplicemente applicando un progetto PNRR ereditato dalla passata legislatura di centrosinistra, per il semplice principio di continuità amministrativa volto a non perdere i fondi europei. Un principio che Liburdi usa per lanciare una stilettata velenosa alla gestione amministrativa locale: «Mi rendo conto che siamo a Ceccano e l’Amministrazione “dei milioni di euro rimandati indietro” non sa cos’è la continuità amministrativa… ma non si può pretendere troppo dai sinistri nostrani!».
Un piccolo glossario di anatomia sanitaria
A questo punto, fuori dalla propaganda e dal caos delle sigle, proviamo a fare un po’ di chiarezza noi come testata giornalistica, stilando un piccolo dizionario per i non addetti ai lavori
–Casa della Comunità (CdC): È il punto di riferimento primario sul territorio (il “ci vado”). Non ha posti letto. Offre visite, ambulatori, prelievi e assistenza sociosanitaria di base.
–Ospedale di Comunità (OdC): È una struttura sanitaria a ricovero breve (il “ci resto”). Ha posti letto destinati a pazienti a bassa intensità clinica (che non hanno bisogno di un ospedale maggiore, ma non sono ancora in condizioni di tornare a casa).
–PAT (Presidio Ambulatoriale Territoriale): Sostituisce i vecchi Punti di Primo Intervento. È pensato per accogliere i codici bianchi e verdi, le cosiddette urgenze minori, sgravando i Pronto Soccorso dei grandi ospedali.
Il secondo colpo di Liburdi è il retroscena sindacale e il vertice politico
Il secondo colpo di Liburdi è squisitamente tecnico e serve a smontare il panico. A supporto delle sue tesi, con un’immagine chiara, spiega la differenza normativa e strutturale del nuovo piano sanitario.
Il ragionamento dell’esponente meloniano è stringente: l’ex Casa della Salute di Ceccano oggi ha tutti i requisiti dimensionali e strutturali per diventare Ospedale di Comunità. E la parte nuova appena ristrutturata, con posti letto all’avanguardia, «sembra di stare al Gemelli». Ma c’è un limite normativo insuperabile che sfugge alla dialettica di piazza e demolisce l’allarmismo di Querqui: per legge (DM 77/2022), una struttura non può ospitare contemporaneamente sia un Ospedale di Comunità sia una Casa della Comunità. «Quindi dire che chiude la Casa della Salute, che “abbiamo perso” la Casa di Comunità, il PAT e gli ambulatori è una sciocchezza assoluta», sentenzia Liburdi. Non si perde un servizio, semplicemente si evolve la destinazione d’uso.
Ma è nel finale che Liburdi assesta il colpo di grazia politico, svelando cosa sta accadendo davvero lontano dai microfoni e derubricando le minacce del Sindaco a mera propaganda. Niente barricate, niente megafoni. Solo dura e cruda contrattazione.
Cambiare tutto per non cambiare niente
«Risulta che gran parte del personale medico e paramedico ha già inoltrato domanda per poter mantenere il proprio inquadramento nell’orario ambulatoriale», rivela l’esponente di FdI. Se questa silenziosa trattativa sindacale andrà a buon fine, i servizi ambulatoriali resteranno al loro posto pur nel cambio di struttura.
E qui arriva l’affondo contro le dichiarazioni muscolari di Querqui: «Non sarà certo per le idiozie uscite in questi giorni sulla stampa che si otterrà questo risultato, essendo un qualcosa su cui si sta lavorando da tempo e con il comune obiettivo di trovare una soluzione».
Nella giornata di domani il sindaco Querqui incontrerà la consigliera regionale Savo. Intanto, però, Liburdi ha piazzato il suo colpo: carte alla mano, ha spiegato quello che sta succedendo (e che succederà secondo la sua versione dei fatti) in maniera estremamente dettagliata e precisa, offrendo una ricostruzione tecnica che disinnesca l’allarme e blocca sul nascere lo scaricabarile. La partita a scacchi è appena iniziata.
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