Fondo Espero, in arrivo le PEC di conferma dell’adesione: come esercitare il diritto di recesso o perfezionare l’iscrizione


Fondo Espero: in arrivo le PEC per i lavoratori della scuola “silenti”, ovvero il personale assunto dopo il 2019 iscritto automaticamente tramite il meccanismo del silenzio-assenso. Dalla ricezione della comunicazione scattano 30 giorni di tempo per esercitare il diritto di recesso telematico o per confermare l’adesione aggiornando i propri dati. Vediamo insieme come funziona la procedura di revoca, chi sono i soggetti interessati e quali sono i vantaggi fiscali della previdenza complementare nel comparto istruzione.

Il Fondo Espero costituisce il principale pilastro di previdenza integrativa destinato al personale scolastico. Istituito nel 2003 e operativo dall’anno successivo grazie a un’intesa tra l’ARAN e i sindacati di comparto, ha come scopo fondamentale quello di affiancare la pensione pubblica, compensando le riduzioni dell’assegno previdenziale derivanti dall’introduzione del sistema contributivo.

Il funzionamento si basa su conti individuali in cui confluiscono il Trattamento di Fine Rapporto (TFR), i contributi volontari del dipendente, un apporto dell’1% a carico dello Stato e i guadagni generati dagli investimenti finanziari. La platea dei beneficiari comprende il personale della scuola a tempo indeterminato e determinato (con contratti di almeno tre mesi), i dipendenti del settore AFAM, il personale delle sigle sindacali firmatarie e i familiari a carico. In questo periodo, il tema è tornato al centro dell’attenzione a causa dell’invio di importanti comunicazioni telematiche che richiedono una gestione tempestiva da parte dei docenti e del personale ATA.

L’arrivo delle PEC per i lavoratori “silenti”: cosa sta succedendo

Le istituzioni scolastiche e numerosi dipendenti stanno ricevendo PEC contenenti le conferme di iscrizione per i cosiddetti lavoratori silenti. Si tratta di quel personale che, dopo aver ricevuto nei mesi precedenti l’informativa sul meccanismo del silenzio-assenso, non ha espresso alcuna preferenza entro i nove mesi previsti, venendo così tesserato d’ufficio all’interno del fondo.

La ricezione della PEC avvia una precisa finestra temporale che lascia al dipendente due opzioni: esercitare il diritto di recesso o confermare l’adesione. Nello specifico, 

  • dalla data di consegna della comunicazione decorrono 30 giorni di tempo entro cui l’interessato può annullare l’iscrizione automatica. Questa procedura può essere eseguita esclusivamente online, effettuando l’accesso con SPID o CIE nell’Area Riservata del portale del Fondo Espero e utilizzando l’apposita funzione di revoca;



  • coloro che scelgono di mantenere l’iscrizione non devono fare nulla per il recesso, ma sono invitati a connettersi alla medesima Area Riservata per perfezionare i propri dati anagrafici e i recapiti digitali, operazione indispensabile per la corretta gestione dei versamenti.

Come funziona il silenzio-assenso e chi coinvolge

Il meccanismo dell’adesione automatica non si applica a tutto il personale della scuola. Come chiarito anche dall’INPS con appositi messaggi operativi (tra cui il messaggio n. 516 del 12 febbraio 2026), la norma riguarda in via esclusiva i lavoratori assunti a tempo indeterminato a partire dal 1° gennaio 2019. Chi era già di ruolo prima di quella data non corre alcun rischio di iscrizione d’ufficio, anche qualora avesse cambiato cattedra o superato un nuovo concorso.

La procedura standard prevede che

  1. al momento della firma del contratto, la scuola fornisca un’informativa sul silenzio-assenso;



  2. il dipendente ha 9 mesi per dichiarare espressamente di non voler aderire, bloccando la procedura tramite la piattaforma POLIS;



  3. se non viene inviato alcun rifiuto, scatta l’iscrizione d’ufficio. Il lavoratore viene inserito automaticamente nel comparto d’investimento denominato “Garanzia” (la linea meno rischiosa che tutela il capitale) con il prelievo dell’1% dallo stipendio, l’aggiunta dell’1% dello Stato e il trasferimento del TFR;



  4. subito dopo l’attivazione automatica, si aprono i 30 giorni per il recesso descritti in precedenza.

Una volta superata anche la seconda scadenza dei 30 giorni senza aver esercitato il recesso, l’adesione al sistema della previdenza complementare diventa irreversibile per tutta la vita lavorativa. Da quel momento non sarà più possibile riscattare le somme prima del tempo (salvo specifiche anticipazioni), ma l’iscritto manterrà unicamente la facoltà di trasferire la propria posizione verso un’altra forma pensionistica complementare aperta.

I vantaggi fiscali ed economici di una scelta consapevole

Entrare nel Fondo Espero garantisce tutele economiche e agevolazioni fiscali di rilievo:

  • solamente chi si iscrive a Espero ha diritto a ricevere un ulteriore 1% della propria retribuzione versato direttamente dallo Stato datore di lavoro, un beneficio non previsto se si scelgono fondi pensionistici privati o bancari;



  • i contributi volontari trattenuti dallo stipendio e versati nel fondo sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF fino a un tetto massimo di 5.164,57 euro all’anno, riducendo sensibilmente le tasse complessive dovute dal lavoratore;



  • i rendimenti finanziari accumulati godono di un’aliquota agevolata al 20% (invece del 26% ordinario dei conti privati). Inoltre, la tassazione applicata al momento della liquidazione della rendita o del capitale scende progressivamente dal 15% fino a un minimo del 9% in base agli anni di permanenza nel fondo (il minimo si raggiunge dopo 20 anni di iscrizione);



  • essendo un ente senza scopi di lucro, Espero presenta costi di gestione estremamente contenuti se confrontati con il mercato finanziario aperto;



  • il lavoratore può decidere di modificare la propria quota di versamento volontario (dall’1% al 20%) o di sospendere la contribuzione tramite il portale NoiPA in base alle proprie esigenze.

Al momento del pensionamento o in caso di interruzione del rapporto con il mondo della scuola, l’aderente potrà scegliere se liquidare fino al 50% del montante accumulato sotto forma di capitale e ricevere la parte restante come rendita mensile vitalizia (semplice, reversibile o protetta), oppure riscattare l’intera somma in un’unica soluzione qualora il valore finale non superi la soglia dell’assegno minimo INPS.

 


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 Daniela Rinaldi

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