Filantropia, una rete da 400 milioni pronta per le sfide del bene comune


ATorino, lo scorso anno, l’assemblea nazionale contava 173 associati iscritti. A fine 2025 sono diventati 195, con 29 nuovi ingressi nell’anno, puntando ad andare oltre quota 210 entro la fine dell’anno. Non solo. Il Bilancio sociale 2025 ha messo nero su bianco una capacità erogativa aggregata annuale stimata di circa 400 milioni di euro. 

Una mappa degli associati così suddivisa: 129 associati nel Nord, 9 nel Nord-Est, 27 nel Lazio, 10 nel Centro, 14 nel Sud e 6 in Sicili».

Sono alcuni dei numeri che Assifero, l’associazione italiana (fondata il 14 luglio 2003) delle fondazioni e degli enti filantropici, a portato a Catania all’Assemblea nazionale 2026, appuntamento in programma il 18 e 19 giugno, organizzato in collaborazione con Fondazione Marea e Isola Catania, con il supporto di Fondazione con il Sud, Fondazione Edison orizzonte sociale – Eos, Fondazione Snam e Unicredit foundation.

Questi dati, fa sapere Assifero, «raccontano una trasformazione più profonda: la filantropia italiana è in crescita non solo numerica, ma anche identitaria e strategica».

Sono indicatori questi di «un sistema sempre più articolato, composto da fondazioni di famiglia, d’impresa, di comunità, enti filantropici secolari e altre tipologie filantropiche, con una presenza territoriale diffusa e una crescente capacità di costruire alleanze».

L’Assemblea dei soci di Assifero, si spiega, «è il momento centrale della vita associativa: uno spazio di confronto aperto tra fondazioni ed enti filantropici diversi per storia, dimensione, missione e radicamento territoriale, ma accomunati dalla volontà di contribuire al bene comune in modo sempre più efficace, consapevole e generativo».

Il presidente di Assifero, Antonio Danieli

La filantropia italiana alla prova del nostro tempo

In questo scenario, Assifero propone «una riflessione sul valore distintivo della filantropia italiana: non solo come soggetto che mette a disposizione risorse finanziarie, ma come infrastruttura di fiducia, capitale paziente e visione di
lungo periodo».

Nella due giorni, la sessione pubblica Filantropia italiana alla prova del nostro tempo vedrà il confronto tra il presidente Assifero Antonio Danieli e Stefano Consiglio, presidente Fondazione con Il Sud e consigliere nazionale di Assifero con la delega di Missione strategica coesione nazionale 2025-2029. Modera Giampaolo Cerri di VITA.

La filantropia europea in un mondo che cambia. Tra i keynote speakers dell’evento Delphine Moralis, ceo di Philanthropy Europe association – Philea, che interverrà sul ruolo strategico della filantropia europea in un mondo che cambia, in dialogo con Carola Carazzone, segretaria generale di Assifero. L’intervento, previsto nel pomeriggio del 18 giugno, si terrà in lingua inglese e sarà seguito da un’interazione con i partecipanti. 

Carola Carazzone, segretaria generale di Assifero

Dall’economia sociale passa il rinascimento dell’Italia

«Il Piano nazionale di azione della economia sociale», dichiara il
presidente di Assifero, Antonio Danieli, «troverà in Italia il comparto maturo e pronto come non mai a essere protagonista non solo nel Paese, ma anche a livello europeo. Penso che per l’economia sociale passerà il rinascimento
dell’Italia: tutti i dati fondamentali attuale lo fanno sperare in questo momento storico».

In seno a questa crescita, le fondazioni e gli enti filantropici potranno assolvere sempre di più al ruolo di catalizzatori e di enzimi per l’evoluzione di nuovi sistemi di welfare evoluti e sostenibili per il sistema Paese».

filantropiafilantropia
Antonio Perdichizzi, presidente di Fondazione Marea

Nuovi modelli nell’economia sociale

«Che Assifero scelga Catania per la propria assemblea è una testimonianza molto forte», sottolinea Antonio Perdichizzi, presidente di Fondazione marea, «le sfide più complesse, come spopolamento, diseguaglianze, fragilità territoriali, chiedono alleanze nuove tra filantropia, Terzo settore, pubblico e privato e questo è ancora più vero in alcune aree del nostro paese».

La Sicilia, aggiunge, «si propone come il luogo dove si sperimentano modelli e processi, in particolare nell’ambito dell’economia sociale. Con Fondazione marea, contribuiamo a questo percorso grazie al volontariato di competenze, un immenso capitale che così viene reinvestito in Sicilia».

Scopri i numeri della filantropia e i 100 profili di chi investe nel bene comune su VITA magazine di ottobre ‘‘Nella testa dei filantropi

La filantropia nella Strategia nazionale per l’economia sociale

Uno dei temi centrali dell’Assemblea? «Il ruolo della filantropia nel Piano nazionale per l’economia sociale, che si attende sia presto approvato in Consiglio dei ministri nelle prossime settimane», chiarisce Antonio Danieli, presidente di Assifero.

Nel contributo inviato al ministero dell’Economia e delle Finanze, Assifero ha proposto di «riconoscere la filantropia istituzionale come componente strutturale dell’economia sociale italiana: non solo come sostegno finanziario, ma come attore e abilitatore sistemico dello sviluppo dell’impresa sociale, dell’innovazione e della coesione territoriale».

Il duplice ruolo delle fondazioni

L’aspettativa di Assifero, precisa Danieli, «è che la filantropia istituzionale venga confermata come uno dei pilastri dell’economia sociale europea. Le fondazioni svolgono infatti un duplice ruolo: sono attori diretti dell’economia sociale quando realizzano attività di interesse generale e promuovono coesione e capitale sociale. Sono, al tempo stesso, abilitatori di ecosistemi quando mobilitano risorse private, intellettuali e relazionali a favore di imprese sociali e organizzazioni della società civile».

Un Piano più forte con la filantropia

Assifero ha proposto quattro direttrici di rafforzamento del Piano: il riconoscimento della filantropia come componente strutturale e abilitante dell’economia sociale. L’attivazione di strumenti finanziari ibridi e fondi rotativi. La creazione di un quadro fiscale abilitante per la filantropia strategica. E il sostegno alle reti e alle infrastrutture di secondo livello. La visione è quella di una filantropia generativa che non si limita a finanziare progetti, ma contribuisce a costruire capacità, processi, fiducia e visione di lungo periodo.

Filantropia e Terzo settore

Continua Danieli: «Gli enti filantropici sono parte integrante del Terzo settore, che a sua volta è il terzo pilastro che assieme a stato e mercato regge il sistema socioeconomico nazionale e ne designa le evoluzioni. Il Terzo settore, e con esso le fondazioni e gli enti filantropici, fa poi parte del più ampio comparto della economia sociale, che racchiude tutti gli operatori organizzati privati di natura economica la cui azione pone nei fini la produzione di valore sociale e ambientale, oltre al valore finanziario prodotto e re-distribuito ai portatori di interesse, e non agli azionisti».

Istituzioni pubbliche per la comunità

Da parte loro, continua Danieli «anche le istituzioni di natura pubblica il cui contributo viene disegnato al servizio della solidarietà e delle comunità, per esempio i comuni, le Cciia, le università, sempre più concorrono alla crescita della economia sociale. Lo strumento principe su cui per esempio Anci sta molto investendo culturalmente e tecnicamente, è l’Amministrazione condivisa. L’auspicio è che tale strumento sia utilizzato soprattutto in base alla fiducia e alla reciprocità, oltre che sulle competenze giuridiche, focalizzandosi sugli obiettivi comuni e dunque e sul riconoscimento reciproco delle proprie peculiarità e prerogative».

La finanza che reinveste sulla società

Per Danieli, «la filantropia è il primo passo con cui la finanza decide di non investire solo su sé stessa per speculare in termini di rendita immediata privata, ma di reinvestire sulla società per una rendita collettiva e di lungo periodo», ricorda.

Con questi presupposti, «gli enti filantropici assieme alle fondazioni di origine bancaria, potranno fornire un contributo fondamentale al sistema Paese non solo in termini finanziari, ma anche per l’innovazione e la coesione sociale, di concerto con un volontariato moderno e culturalmente sempre più evoluto, grazie al grande lavoro effettuato dal Csvnet nazionale, e grazie ad un Terzo settore sempre più orientato all’impresa sociale (intesa come viatico imprenditivo organizzato e maggiormente sostenibile di altre forme organizzate) sempre meno in deficit di sussistenza dal pubblico».

Ma, argomenta, «sempre più capace di organizzarsi attraverso forme manageriali e di dialogo con strumenti di finanza più evolute, etiche e pazienti, utilizzando gli ingredienti di ‘impresa, finanza di impatto, tecnologia e umanesimo’ soprattutto a partire dalle giovani generazioni».

Giovani, economia sociale e nuove sfide

Fino a 5 o 6 anni fa, sottolinea il presidente di Assifero, «parlavamo sono di Neet, ora possiamo parlare, tra il 2017 e il 2024, di 144mila employed, educated and trained – Eet tra i 15 e i 29 anni».

E per questi giovani vogliosi di cambiare il mondo, aggiunge, «l’economia sociale rappresenta un terreno fertilissimo, proprio perché la sfida sarà quella di poter contemperare le innovazioni della tecnologia, e segnatamente la potenza dell’Ai, ed i relativi profitti nella maniera più umana possibile orientandosi a scopi sociali ed ambientali, come ha chiesto Papa Leone nella sua enciclica».

Finanza sociale, venture philanthropy e territori

All’interno del programma, particolare attenzione sarà prestata anche al tema della finanza sociale e della venture philanthropy, con Gaetano Giunta, presidente Fondazione Messina e consigliere nazionale di Assifero con la delega di missione strategica venture philanthropy e finanza sociale, Elena Casolari, presidente di Opes Lcef  e Viviana Rizzuto, direttrice Fondazione comunitaria di Agrigento e Trapani.

La dimensione internazionale dialogherà con il radicamento territoriale e nazionale attraverso gli interventi di Antonio Danieli, Stefano Consiglio,
Antonio Perdichizzi e numerose voci impegnate sui temi delle
sfide interconnesse come le migrazioni, i deserti mediatici, il giornalismo di comunità, lo sviluppo delle aree interne, la partecipazione dei giovani e
la rigenerazione territoriale.

Partecipazione e policy paperless

L’assemblea, precisa Assifero, sarà costruita attraverso metodologie partecipative, alternando sessioni plenarie, workshop, momenti di approfondimento in piccoli gruppi, site visit e attività di networking, con l’obiettivo di favorire lo scambio di esperienze e di generare domande condivise più che risposte standardizzate.

In linea poi con la sottoscrizione della Dichiarazione d’impegno sul clima, Assifero conferma per l’assemblea 2026 una policy paperless: i materiali saranno disponibili esclusivamente in formato digitale. La scelta è coerente con l’attenzione crescente dell’associazione alla lente climatica come approccio trasversale, capace di interrogare tutte le pratiche filantropiche e non solo gli interventi direttamente ambientali.

Resta informato su ProdurreBene.

In apertura un’immagine dall’Assemblea nazionale 2025, che si è tenuta a Torino, foto da www.assifero.org. Nel testo la foto di Antonio Perdichizzi è da www.fondazionemarea.org

Cosa fa VITA?

Da oltre 30 anni VITA è la testata di riferimento dell’innovazione sociale, dell’attivismo civico e del Terzo settore. Siamo un’impresa sociale senza scopo di lucro: raccontiamo storie, promuoviamo campagne, interpelliamo le imprese, la politica e le istituzioni per promuovere i valori dell’interesse generale e del bene comune. Se riusciamo a farlo è  grazie a chi decide di sostenerci.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Alessio Nisi

Source link

Di