Ucraina: la diplomazia dietro le quinte


18 giugno 2026 – ore 15:00 – PremessaIspirandomi al celebre titolo del libro di Erich Maria Remarque, il vertice G7 di Evian, in Francia, si è finalmente concluso; gli accordi tra Iran e USA sembrano in procinto di essere attuati e la crisi di Hormuz appare in via di risoluzione. Tutte le cancellerie europee finalmente possono respirare. Tuttavia, l’evoluzione del conflitto in Ucraina, apparentemente, non manifesta novità eclatanti. Supporto continuo a Kiev, sia finanziario sia attraverso nuovi flussi di armamenti: questo si legge nel comunicato finale emesso da alcuni dei cosiddetti “grandi della Terra”, accompagnato, ovviamente, dalla volontà comune di continuare a esercitare una pressione costante sulla Russia. Nessuna apparente apertura alla pace. Eppure… qualcosa, in sordina, si sta muovendo in Occidente. Il prode guitto di Kiev, attore non protagonista a Evian, non rilascia dichiarazioni roboanti, ma chiede aiuto a Trump per una pace “possibile e dignitosa”. Mosca aspetta gli emissari di Trump in Russia. In ambito UE, sia l’inflessibile e arcigna tedesca Ursula von der Leyen sia l’esperto e colto António Costa non sembrano voler esternare le consuete stilettate ai Paesi dell’Est non allineati e non parlano più di faraonici progetti per la Difesa. Sul fronte militare ci si limita a riportare dati e statistiche, sapendo perfettamente che nessuno controllerà. Molti episodi “scomodi” vengono annacquati in mille rivoli diversi o addirittura totalmente ignorati. Nessuno parla più della democrazia imperante in Ucraina; si cerca una mediazione. Forse le lancette dell’orologio stanno avvicinando il tempo verso una soluzione possibile.

La dichiarazione dei leader del G7 sulle questioni geopolitiche

In merito all’Ucraina, il G7 ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Noi, leader del G7, restiamo uniti nel nostro incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale. Riaffermiamo la nostra solidarietà alla popolazione ucraina colpita dagli attacchi alle infrastrutture critiche e al patrimonio culturale. Lodiamo l’Ucraina per la sua resilienza e i progressi compiuti sul campo di battaglia negli ultimi mesi e sottolineiamo che ora c’è un nuovo slancio. Per sostenere e accelerare questo nuovo slancio, concordiamo di incrementare la fornitura di capacità di difesa aerea, sistemi e intercettori aggiuntivi e capacità a lungo raggio. Siamo inoltre pronti a valutare l’estensione all’Ucraina dei benefici derivanti dalle licenze, al fine di consentire un aumento della produzione militare ucraina. Sottolineiamo l’importanza della resilienza energetica, sulla base delle esigenze e delle priorità espresse dalle autorità ucraine. Concordiamo di fornire ulteriore supporto per consentire al Paese di superare il prossimo inverno. Ci impegniamo ad aumentare la pressione sull’economia di guerra russa. In questo contesto, rafforzeremo le nostre sanzioni, comprese quelle sui settori petrolifero e del gas. Riteniamo che questo sia il momento opportuno per adottare ulteriori misure, dato che il presidente Trump ha raggiunto un accordo che sosteniamo per la riapertura dello Stretto di Hormuz”.

Una dichiarazione fredda, estremamente breve, decisamente scolastica. Si ribadisce il supporto incondizionato a Kiev e la necessità di aumentare la pressione sull’economia di guerra russa. Non si parla di pace, nessuna apertura formale a Mosca.

I media americani, tutti concordemente, hanno sottolineato “un’inaspettata convergenza tra Trump e gli altri membri del G7”. Macron, padrone di casa, ha parlato di un G7 vissuto come “un momento di risveglio strategico”, elogiando apertamente il presidente statunitense.

Non stupiamoci: questa è la politica, questi sono gli equilibri, questo è il rapporto tra un impero, quello americano, e i suoi “clientes”, tutti i Paesi europei, Gran Bretagna inclusa.

E l’Europa, intesa come UE, ci chiediamo? Impalpabile, relegata a comparsa tra i “grandi”, senza voce, senza strategia, senza visione!

Tuttavia, in via confidenziale, è emersa la necessità urgente per l’Europa di aprire un dialogo con Mosca. Gli sherpa stanno lavorando, si cercano contatti e si sta discutendo sulla persona idonea. Una porta, forse, si sta aprendo!

Dichiarazione completa nel link in descrizione:

https://www.consilium.europa.eu/media/edgdrkoo/g7-leaders-statement-on-geopolitical-issues.pdf

La reazione del presidente ucraino

Il prode, astuto e navigato guitto di Kiev ha rilasciato due diverse dichiarazioni al termine della sua partecipazione a latere al G7 in Francia.

Il contenuto appare unicamente politico, scevro dalle consuete retoriche nazionaliste e populiste. L’Ucraina chiede la pace, una pace dignitosa, una pace il più in fretta possibile.

Queste dichiarazioni ribaltano il mainstream che, invece, continua a raccontarci delle incessanti e continue vittorie militari ucraine al fronte, di nuovi slanci, di una Russia senza benzina a causa degli attacchi alle raffinerie e di una Crimea senza farina! La verità è diversa. L’Ucraina continua, molto lentamente, a perdere porzioni di territorio nel Donbass, tenta con tutte le energie rimaste di resistere alle forze russe, è stremata, chiede aiuto, chiede la pace.

Kostyantynivka, una delle ultime città “fortificate” posta all’interno della vasta regione carbonifera del Donbass, è appena caduta sotto il controllo russo. Non ce lo dicono i siti dei “cattivi imperialisti e pessimi” russi; ce lo dicono i siti americani e perfino alcuni ucraini!

Il sangue di tanti giovani scorre a fiumi, sia tra le fila russe sia tra quelle ucraine. I bombardamenti continuano incessantemente da ambo le parti. Sciami di droni e missili distruggono ogni giorno impianti petroliferi e… molto altro.

I civili, inermi, vengono colpiti nel silenzio dei media e questi “incidenti” vengono derubricati come deprecabili o inevitabili danni collaterali. Quando questi “errori” sono compiuti da forze ucraine, vengono spesso “stranamente” ignorati!

Raccontiamola tutta, la storia.

La guerra è solamente orrore e disperazione!

Leggiamo insieme queste dichiarazioni di Zelensky, decisamente diverse dal solito canovaccio:

Volodymyr Zelenskyy e Alexander Stubb hanno discusso degli accordi chiave raggiunti al vertice del G7.
17 giugno 2026 – ore 22:29

“Durante il viaggio verso Bruxelles, il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyy ha avuto un colloquio telefonico con il presidente della Finlandia Alexander Stubb. I leader hanno discusso i risultati del vertice del G7 in Francia e gli accordi chiave raggiunti in tale occasione. Se tutto ciò di cui abbiamo discusso in questo vertice e negli incontri del G7 verrà attuato, porterà indubbiamente risultati positivi per i nostri Paesi, per l’Europa e per il mondo intero, ha affermato il Presidente dell’Ucraina. Volodymyr Zelenskyy ha sottolineato che la priorità assoluta è porre fine alla guerra della Russia contro l’Ucraina con una pace dignitosa e stabilizzare le relazioni internazionali. Questo obiettivo può essere raggiunto solo insieme: gli Stati Uniti, l’Ucraina e tutta l’Europa, i nostri partner chiave nel G7 e nel mondo. L’Europa deve essere fortemente rappresentata nei negoziati. Nei prossimi giorni cercheremo di iniziare ad attuare alcune nuove idee, ha sottolineato il Capo dello Stato”.

I presidenti di Ucraina, Stati Uniti e Francia hanno esaminato gli esiti dei colloqui del vertice del G7 e hanno coordinato le proprie posizioni.
17 giugno 2026 – ore 23:49

“Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha avuto una conversazione telefonica di coordinamento con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente francese Emmanuel Macron, una chiamata che potrebbe portare a cambiamenti significativi. I leader hanno esaminato gli esiti delle loro discussioni congiunte al vertice del G7 e hanno coordinato le loro posizioni. Sono grato al Presidente Trump per l’attenzione che dedica all’Ucraina e per la sua disponibilità a contribuire ad avvicinare la pace. Sono grato a Emmanuel per l’eccellente organizzazione del Vertice e per i costanti e solidi sforzi congiunti. Stiamo lavorando per rafforzare l’Ucraina, la nostra cooperazione e le prospettive diplomatiche. Abbiamo bisogno della pace. E stiamo facendo tutto il possibile per avvicinarla. Grazie, ha dichiarato Volodymyr Zelenskyy”.

https://www.president.gov.ua/en/news/prezidenti-ukrayini-spoluchenih-shtativ-ameriki-ta-franciyi-104985

https://www.president.gov.ua/en/news/volodimir-zelenskij-ta-aleksandr-stubb-obgovorili-klyuchovi-104981

Dichiarazione del Ministro degli Esteri Sergey Lavrov e risposte alle domande dei media durante una conferenza stampa congiunta a seguito dei colloqui con il Ministro degli Esteri della Repubblica di Turchia Hakan Fidan, Mosca, 16 giugno 2026

Mentre i media occidentali stanno concentrando, doverosamente, i loro sforzi nel descriverci l’esito del G7, la Russia ha ospitato a Mosca un’intensa visita del ministro degli Esteri della Turchia, Hakan Fidan, e si sta preparando a inaugurare a Kazan’, la famosa città russo-tartara sul fiume Volga, il vertice Russia-ASEAN dedicato al 35° anniversario delle relazioni tra Mosca e l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico. A questo incontro parteciperanno i vertici di Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar, Cambogia e Timor-Leste.

Ovviamente, di tutto questo, silenzio assoluto. La Turchia è un Paese della NATO e l’Asia è troppo lontana!

Relazioni Russia – Turchia

Su questa delicata tematica, Lavrov ha, in estrema sintesi, riferito che:

“Passando agli affari commerciali ed economici, abbiamo accolto con favore il dinamico sviluppo della cooperazione nel settore energetico. In particolare, la costruzione della centrale nucleare di Akkuyu, nell’ambito del progetto della società statale Rosatom, procede secondo i tempi previsti. Vi è un interesse comune a garantire un’adeguata preparazione e la convocazione, entro la fine dell’anno, della ventesima sessione della Commissione intergovernativa russo-turca congiunta per il commercio e la cooperazione economica”.

“Abbiamo condotto un esame costruttivo delle attuali problematiche globali e regionali, compresa la situazione nella regione del Mar Nero. Siamo preoccupati dai tentativi del regime di Kiev di orchestrare provocazioni contro le navi che trasportano grano verso la Repubblica di Turchia e contro le petroliere, nonché dalle persistenti minacce di attacchi terroristici contro i gasdotti TurkStream e Blue Stream. Abbiamo concordato di collaborare strettamente su questioni di sicurezza nella regione del Mar Nero, nel Caucaso meridionale, in Medio Oriente e in Nord Africa. In questi ambiti abbiamo instaurato stretti contatti con i nostri colleghi turchi. Operiamo su una base di reciproca complementarità. Siamo preoccupati per i problemi sorti in Medio Oriente in relazione al conflitto Iran-Israele. I suoi effetti si sono già estesi oltre lo Stretto di Hormuz. Le questioni del Libano e della Palestina rimangono irrisolte. La leadership israeliana ha dichiarato che non verrà istituito uno Stato palestinese. Tale posizione costituisce una violazione diretta delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Russia e Turchia non possono accettarlo. Insisteremo sull’attuazione di quanto ripetutamente concordato. Abbiamo ribadito il nostro interesse a stabilizzare la situazione in Siria. Sebbene siano in corso sviluppi positivi, permangono molte sfide. Coopereremo anche per rafforzare lo Stato libico. Le sfide in questo ambito sono altrettanto gravi. Dalla Primavera araba del 2011, la Libia è rimasta uno Stato frammentato. Sosteniamo e contribuiremo agli sforzi delle Nazioni Unite in ogni modo possibile. Nel discutere la situazione nel Caucaso meridionale, abbiamo constatato che il consolidamento della pace e della cooperazione proficua in questa regione è favorito dalla partecipazione dei nostri Paesi alla Piattaforma di cooperazione regionale 3+3, che comprende anche Azerbaigian, Armenia e Iran. Ci auguriamo che la Georgia si unisca a questo processo in futuro: la porta rimane aperta”.

“Apprezziamo gli sforzi diplomatici della Turchia nel contesto degli sforzi per risolvere la situazione in Ucraina. Abbiamo ricordato ai nostri colleghi turchi che, affinché qualsiasi soluzione sia sostenibile, a lungo termine e affidabile, è necessario affrontare le cause profonde della crisi, compreso il coinvolgimento dell’Ucraina nella NATO, in contrasto con tutte le assicurazioni, le promesse e le decisioni dell’OSCE. Altrettanto importante è il pieno ripristino e il rispetto dei diritti legittimi delle popolazioni russe e russofone nei territori che rimangono sotto il controllo del regime di Kiev, insieme al ripristino dei pieni diritti della Chiesa ortodossa ucraina canonica”.

Incontro con la stampa

Domanda: Come si spiega l’apparente riluttanza dell’Occidente a commentare gli attacchi terroristici contro i civili perpetrati dal governo Zelensky, pur continuando a concentrarsi così intensamente sugli eventi di Bucha nonostante la mancanza di prove?

Sergey Lavrov: La spiegazione più semplice è che l’Occidente sta cercando ancora una volta di riaffermare un ruolo egemonico negli affari internazionali, ponendosi come arbitro supremo di ciò che è giusto e sbagliato… Queste tendenze sono ulteriormente aggravate dalle politiche del regime di Vladimir Zelensky, che ha apertamente promosso la riabilitazione dei criminali nazisti e l’estremismo nazionalista. Di fronte a tali azioni, tra cui la riesumazione di criminali di guerra e collaborazionisti condannati dal Tribunale di Norimberga, molti leader europei continuano tuttavia a lodare Vladimir Zelensky e a descriverlo come un difensore dei valori europei. Tali azioni equivalgono a un tacito riconoscimento di ciò che questi valori sono giunti a rappresentare. Parlano da sole e non necessitano di ulteriori commenti.

Domanda: L’Unione Europea ha recentemente intensificato i suoi sforzi per accelerare il processo di adesione di diversi Paesi, sia nei Balcani sia in relazione all’Ucraina. Come vede la Russia questi sviluppi? Come valuta le prospettive di adesione dell’Ucraina e degli Stati balcanici all’Unione Europea?

Sergey Lavrov: Durante i nostri colloqui con l’Unione Europea e gli Stati Uniti sull’Ucraina, il presidente Vladimir Putin ha costantemente sottolineato la categorica opposizione della Russia all’adesione dell’Ucraina alla NATO, che sarebbe stata in contrasto con gli impegni esistenti. In quella fase, l’Unione Europea era vista principalmente come un progetto di integrazione economica incentrato sulla cooperazione pacifica e su iniziative volte a migliorare il benessere dei suoi cittadini. Non avevamo obiezioni su questo punto. Da allora, l’Unione Europea è cambiata significativamente. Oggi, soprattutto nel contesto di una minore disponibilità da parte dell’attuale amministrazione statunitense ad assumersi l’onere della sicurezza europea, sono emerse diverse tendenze all’interno dell’UE. Una di queste è la spinta a trasformare l’Unione Europea in un attore militare indipendente, facendo leva sulle disposizioni degli articoli 45 e 46 del Trattato sull’Unione Europea. Allo stesso tempo, tra gli Stati europei cresce la consapevolezza di non essere in grado di affrontare da soli le sfide alla sicurezza. Secondo le informazioni disponibili, il Regno Unito sta promuovendo l’idea di istituire un quadro militare separato che coinvolga alcuni dei Paesi più fortemente anti-russi nell’attuale panorama europeo, insieme a Londra e all’Ucraina. Tutte queste idee restano allo stadio di discussione, deliberazione e pianificazione. Ma un punto è chiaro: l’Unione Europea sta plasmando sempre più le sue politiche di sicurezza e difesa in contrapposizione alla Russia. Dal punto di vista della tutela degli interessi nazionali russi, l’adesione dell’Ucraina all’UE potrebbe essere sfruttata da coloro che mirano a militarizzare ulteriormente l’Unione. Inoltre, Vladimir Zelensky ha più volte rilasciato dichiarazioni che indicano la sua disponibilità a “guidare” le forze armate europee (o, almeno, ha detto qualcosa di simile). Dal punto di vista delle sfide interne all’Unione Europea, l’adesione dell’Ucraina potrebbe essere vantaggiosa, ma in tal caso l’UE si disintegrerebbe. Ci sono molte tendenze contraddittorie. Se scegliessero di smantellare la loro struttura di integrazione economica e trasformarsi in un blocco militare, rischierebbero di crearsi seri problemi. Se invece le considerazioni economiche non fossero più una priorità, tanto varrebbe stendere il tappeto rosso per Vladimir Zelensky”.

Discorso completo nel link in descrizione:

https://mid.ru/en/press_service/minister_speeches/2119368/

La Russia aspetta a Mosca gli “americani”

A conferma di una auspicata comune volontà russo-americana di giungere a un compromesso per il dilaniante conflitto in Ucraina, gli organi di stampa russi, il 17 giugno u.s., hanno riportato con grande enfasi le dichiarazioni espresse alla stampa da Pavel Kirill Dmitriev, rappresentante speciale presidenziale per gli investimenti e la cooperazione economica con i Paesi stranieri e amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti.

In particolare, Dmitriev ha dichiarato, con toni cordiali, che la Russia si aspetta a breve una visita dei negoziatori statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. “Non posso indicare date precise, ma il dialogo sta sicuramente proseguendo. Il presidente Putin e il presidente Trump hanno avuto un’ottima conversazione. Tutti gli europei e gli inglesi sono entusiasti che questo dialogo stia continuando. Quindi ci aspettiamo sicuramente un incontro a breve. Le date saranno annunciate dall’amministrazione presidenziale”, ha testualmente dichiarato Dmitriev.

Ricordiamo che, il 16 giugno, anche il consigliere presidenziale russo Yury Ushakov aveva affermato che il Cremlino si era espresso circa un’imminente visita a Mosca dei noti Witkoff e Kushner, immediatamente dopo la firma del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran.

Speriamo che questa volta si possano avviare le negoziazioni dirette al raggiungimento di una pace possibile e dignitosa per tutti.

Una guerra nel cuore dell’Europa che non sarebbe mai dovuta esplodere, che ha distrutto i legami tra l’Europa e la Russia, che ha impoverito tutti, lasciando dietro di sé unicamente l’odore nauseabondo e dolciastro del sangue e della morte.

https://tass.com/politics/2148021

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

Articolo di Stefano Silvio Dragani

 




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