Le frontiera del franchising italiano


Massimiliano Maffioli, presidente di Assofranchising, al Franchising Summit 2026

Il franchising rafforzare il proprio ruolo nell’economia italiana, ma la vera sfida oggi non è soltanto la crescita dei numeri. È soprattutto una questione di conoscenza e consapevolezza. È questo il messaggio che emerge dalle parole di Massimiliano Maffioli, presidente di Assofranchising, intervistato da Economy a margine della presentazione del Rapporto Assofranchising Italia 2026 – Strutture, Tendenze e Scenari, realizzato da Patrigest insieme a TEHA Group e presentato al Franchising Summit 2026.

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Un settore in espansione, capace di attrarre marchi nazionali e internazionali, ma che secondo Maffioli deve ancora compiere un importante salto culturale per esprimere tutto il proprio potenziale.

Presidente Maffioli, quale fotografia emerge dal Rapporto Assofranchising Italia 2026?
Il mercato continua a crescere e cresce in maniera significativa. Ancora una volta il franchising si conferma un motore dell’economia italiana, un settore dinamico e in sviluppo, capace di attrarre sia aziende italiane sia gruppi internazionali che scelgono di investire nel nostro Paese. Vediamo molte realtà emergenti che stanno costruendo percorsi di crescita interessanti e che, partendo da dimensioni contenute, stanno progressivamente consolidando la propria presenza sul mercato.»

Quali sono oggi le esperienze più interessanti che il settore esprime?
Sono molto diverse tra loro. Ci sono aziende che stanno crescendo sui mercati internazionali, altre che stanno consolidando il proprio posizionamento a livello locale. Al Franchising Summit premiamo proprio questa varietà di percorsi: dalle realtà che hanno ampliato rapidamente la propria rete sul territorio fino ai marchi che hanno saputo esportare con successo il proprio modello di business all’estero. Questa pluralità è uno dei punti di forza del franchising.

Esistono comparti che stanno correndo più di altri?
Tutti i principali segmenti stanno registrando buone performance. Restano molto rilevanti i grandi comparti tradizionali, ma la vera area di opportunità è rappresentata dai servizi. In Italia il franchising dei servizi è ancora meno sviluppato rispetto ad altri Paesi e questo significa che esiste uno spazio enorme per la crescita.

A quali servizi si riferisce in particolare?
Parliamo di un universo molto ampio: dall’amministrazione condominiale alla consulenza professionale e a numerose altre attività. È un terreno ancora largamente inesplorato nel nostro Paese e potrebbe rappresentare una delle principali direttrici di sviluppo per il franchising italiano nei prossimi anni.

Guardando all’Europa, quale modello dovrebbe osservare l’Italia?
La Francia resta il riferimento principale. Per dimensioni del mercato, cultura imprenditoriale e maturità del sistema è probabilmente il Paese più vicino a noi. Se confrontiamo i numeri del franchising francese con quelli italiani, vediamo un mercato che vale circa tre volte il nostro. Questo ci fa capire quanto spazio di crescita esista ancora.

Eppure il franchising è già molto conosciuto dal grande pubblico. Dove si trova allora il problema?
La notorietà non coincide necessariamente con la comprensione. Quando chiediamo alle persone se conoscono il franchising, quasi tutti rispondono di sì. Ma quando entriamo nel merito e domandiamo come funziona il modello, quali vantaggi offre o quali opportunità crea, il livello di conoscenza reale diminuisce sensibilmente.

Perché questo aspetto è così importante?
Perché esiste una correlazione diretta tra conoscenza e apprezzamento. Chi comprende davvero il franchising tende a valutarlo positivamente. Chi invece ne ha una percezione superficiale fatica a coglierne il valore. Per questo il lavoro di divulgazione e informazione è fondamentale.

Come si può colmare questo divario culturale?
Attraverso le storie delle persone e delle imprese. I dati sono importanti, ma sono i percorsi imprenditoriali concreti a raccontare meglio cosa significhi fare franchising. Le esperienze di chi è partito da un singolo punto vendita e ha costruito un’attività di successo sono molto più efficaci di qualsiasi statistica nel trasmettere il valore del modello.

Qual è il messaggio che queste storie possono trasmettere?
Che il franchising è un’opportunità aperta a tutti. Lo è dal punto di vista sociale, generazionale ed economico. Può rappresentare una strada per uomini e donne, per giovani e meno giovani, in tutte le regioni italiane. È uno strumento che favorisce l’accesso all’imprenditorialità e che rende più semplice l’avvio di un’attività grazie a un modello già testato e a un sistema di supporto strutturato.

Dal punto di vista territoriale emergono differenze significative tra Nord e Sud?
Più che sulle differenze, preferisco concentrarmi sulle opportunità. Oggi le aree che stanno mostrando le dinamiche di sviluppo più interessanti sono le isole, quindi Sicilia e Sardegna. In questi territori il franchising può svolgere un ruolo particolarmente importante perché offre un modello di imprenditoria assistita, accompagnando chi decide di avviare un’attività con strumenti, competenze e supporto organizzativo.

C’è un dato che ritiene particolarmente significativo sul fronte sociale?
Sicuramente quello relativo all’imprenditoria femminile. Nel franchising la presenza di donne imprenditrici è proporzionalmente doppia rispetto alla media dell’imprenditoria italiana. È un indicatore molto importante perché dimostra come il franchising possa essere un forte volano di inclusione e di sviluppo dell’imprenditorialità femminile.

In sintesi, quale sarà la grande sfida dei prossimi anni?
Continuare a crescere, certamente, ma soprattutto far comprendere meglio cosa sia realmente il franchising. Il potenziale del settore è ancora enorme. Se riusciremo a raccontarlo in modo più efficace, coinvolgendo imprese, lavoratori e consumatori, potremo liberare ulteriori opportunità di sviluppo per l’economia italiana.


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 Cristina Giua

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