Protesta autotrasportatori a Salerno, stop tir. Sindaci vicini ai camionisti, tam-tam globale al grido: «Riguarda tutti»


«Ci riguarda tutti». È il grido che ieri mattina ha attraversato Eboli, Battipaglia, Salerno, Nocera-Pagani, Castel San Giorgio e tanti altri centri della provincia. Un messaggio semplice, diventato il filo conduttore di una giornata di mobilitazione contro il caro-carburante e il caro-vita, con gli autotrasportatori in prima linea e al loro fianco commercianti, agricoltori, lavoratori, famiglie e semplici cittadini.

Persone diverse, unite dalla stessa preoccupazione: continuare a lavorare, sostenere le spese quotidiane e mandare avanti le proprie attività in un contesto economico sempre più difficile. Non soltanto camionisti e titolari di aziende, dunque, ma anche donne, madri di famiglia, mogli e compagne, alcune con i figli piccoli al seguito. Una presenza che ha dato alla protesta un significato ancora più ampio, trasformando i presidi in luoghi di partecipazione collettiva. Perché l’aumento del prezzo del gasolio non riguarda solo chi guida un tir: si ripercuote sui trasporti, sull’agricoltura, sui negozi, sui prezzi dei prodotti e, inevitabilmente, sulle tasche dei consumatori.

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La serrata

Tra i momenti più significativi della mattinata, la mobilitazione di Pontecagnano Faiano. Dopo la chiusura delle saracinesche di numerose attività commerciali, un fiume di persone ha attraversato le strade cittadine per raggiungere via delle Calabrie, dove gli autotrasportatori avevano allestito un presidio con i propri mezzi pesanti. Una manifestazione pacifica, sostenuta anche dalla partecipazione delle istituzioni locali. In corteo c’era il sindaco Giuseppe Lanzara, insieme ai rappresentanti dell’amministrazione comunale.

Come lui, a testimoniare la vicinanza del territorio alla categoria, in prima linea e nei diversi presidi della provincia c’erano anche Mimmo Volpe, primo cittadino di Bellizzi e Martino D’Onofrio, sindaco di Montecorvino Rovella. «Per me è un orgoglio indossare la fascia tricolore e stare al fianco della mia gente», ha dichiarato Lanzara, ringraziando i commercianti che hanno organizzato la manifestazione e tutti coloro che hanno scelto di scendere in strada. «Essere sindaco significa esserci, condividere le difficoltà della propria comunità e portarne avanti le ragioni». Il primo cittadino ha insistito sul carattere pacifico dell’iniziativa, condannando ogni forma di violenza e mettendo in guardia dal rischio che eventuali episodi isolati possano essere utilizzati per delegittimare le ragioni della protesta. Nel suo intervento ha richiamato anche la responsabilità del linguaggio pubblico: «Anche le parole fanno violenza quando alimentano razzismo, discriminano e dividono il Paese».

L’appello

Dalla piazza è partito un appello diretto al Governo: ascoltare chi produce, trasporta, vende e sostiene ogni giorno il peso degli aumenti. Una richiesta di interventi concreti, oltre le dichiarazioni, per evitare che i rincari compromettano la sopravvivenza delle imprese e il potere d’acquisto delle famiglie. Un’altra importante concentrazione si è registrata alla rotatoria di via Wenner, dove autotrasportatori, dipendenti e titolari di imprese sono rimasti in presidio per attendere notizie dal Consiglio dei ministri, conclusosi nel primo pomeriggio. Anche qui i manifestanti hanno ribadito la natura pacifica della protesta, sottolineando la necessità di tenere alta l’attenzione sulle difficoltà di un comparto strategico per l’intera economia. Le forze dell’ordine hanno vigilato sulla circolazione, garantendo il passaggio degli automobilisti e, soprattutto, dei mezzi che trasportano ossigeno medicale, medicinali e materiali destinati ai soccorsi. Una disponibilità che gli stessi manifestanti hanno assicurato, nella consapevolezza che il diritto a protestare non può tradursi in un ostacolo alle prestazioni indispensabili. Al centro della mobilitazione anche il mondo agricolo, con le aziende alle prese con i costi del carburante e della movimentazione delle merci. Un problema particolarmente delicato per un territorio nel quale produzione agricola, trasformazione e trasporto sono strettamente legati. «Sono lavoratori e sono uomini del Meridione», ha sottolineato Mimmo Volpe. Il sindaco di Bellizzi ha contestato la scelta di affrontare la vertenza attraverso interlocuzioni lontane dal territorio interessato, evidenziando il rischio di allargare ulteriormente il divario tra Nord e Sud. «Siamo cittadini del Mezzogiorno e come istituzioni sentiamo di stare a fianco alla categoria», ha aggiunto. La presenza delle donne e dei bambini ha dato un segno tangibile alle ragioni della mobilitazione. In via delle Calabrie e in via Wenner sono arrivati cittadini che non appartengono direttamente al settore dell’autotrasporto, ma che ne condividono le preoccupazioni. Madri e commercianti hanno voluto esprimere solidarietà a chi è fermo da giorni, portando al centro della protesta anche il costo della spesa, delle bollette e delle necessità quotidiane.

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Lo sblocco

Ma il decreto non basta e l’amarezza è rimasta, nonostante tutti si siano rimessi in moto per lasciare presidi e sospendere i blocchi: il Consiglio dei ministri ha definito le misure economiche destinate al settore, ma la delusione si è fatta spazio. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato, con un videomessaggio, risorse per 434 milioni di euro, già promesse a marzo, cui si aggiungono 106 milioni per fronteggiare il caro-carburante. Nel pomeriggio, dopo l’annuncio delle misure, i presidi sono stati progressivamente sciolti a Eboli, nell’Agro, in via Wenner e a Battipaglia, dove anche gli agricoltori hanno interrotto la mobilitazione. Intanto, le conseguenze dei blocchi hanno cominciato a investire anche i servizi pubblici. A Sarno e Battiapaglia sospensione temporanea della raccolta parziale o totale di rifiuti. A completare il quadro, la corsa ai distributori: numerose auto in fila e alcuni impianti chiusi per mancanza di prodotto. Una psicosi che si aggiunge alle preoccupazioni per i rincari e alimenta l’incertezza. Ciò che resta è un unico comune denominatore: «non essere lasciati soli».




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