Stellantis ha invertito la rotta: si è riorganizzata in strutture regionali più forti, ha aumentato le immatricolazioni e le vendite, ridotto la cassa integrazione. E ha confermato, sull’Italia, una “visione chiara, che coinvolge tutti i marchi”. È il bilancio che – a poco più di un anno dalla sua nomina e per la prima volta di fronte al Parlamento – fa l’amministratore delegato Antonio Filosa. Un’audizione lunga, di fronte alle Commissioni Industria di Camera e Senato: circa tre ore, densa di domande.
Europa, Nord America, Sud America, Medio Oriente & Africa, Asia Pacifico: cinque regioni, distinte tra loro da esigenze differenti sia in termini produttivi che di mercato, in cui l’attività dell’azienda si è ri-organizzata. A livello globale, nel primo trimestre del 2026 Stellantis è tornata in crescita: “Le immatricolazioni sono cresciute del 12%, grazie soprattutto al contributo di Europa e Nord America” e ”possiamo contare su basi finanziarie solide, capaci di proteggerci dalla volatilità del contesto internazionale”, con una liquidità “di quasi 45 miliardi di euro”. Nei primi cinque mesi dell’anno, ricorda il ceo, “abbiamo registrato una crescita di quasi il 15% nelle vendite, un più 16% nella produzione e un -30% nel ricorso alla cassa integrazione”. Un dato, questo, che “non è isegno di un successo ma è un inizio, una ripartenza”, chiosa.
Il piano strategico, a livello globale, prevede 60 miliardi di euro di investimenti e oltre 60 lanci tra il 2026 e il 2030, con 5 miliardi destinati, nei prossimi cinque anni, proprio all’Italia che, nella mappa mondiale della casa d’auto, “si posiziona al centro dell’Europa”, sottolinea l’ad; ricordando, peraltro, che il quartiere generale della divisione Europa, guidata da Emanuele Cappellano, ha il suo ufficio proprio a Mirafiori. “So perfettamente quanto la grandezza di questa azienda affondi le sue radici in questo bellissimo mio paese: grazie al supporto dell’Italia negli anni, oggi Stellantis è un’azienda globale che rappresenta l’italianità in Europa e nel mondo”, afferma Filosa. Sul Belpaese, quindi, Stellantis ha le idee chiare: “L’Italia sarà l’hub produttivo delle auto piccole, negli stabilimenti di Mirafiori e di Pomigliano; delle vetture di fascia medio-alta e lusso negli stabilimenti di Melfi, Cassino e Modena e dei veicoli commerciali nello stabilimento di Atessa”, dice.
Su Cassino in particolare, Filosa non usa mezzi termini: “Non è in vendita”. Una trattativa in corso sul sito laziale c’è, ma per “partnership collaborative nello sviluppo della filiera e nella costruzione”, dice. Al tavolo con l’azienda siedono “due partner importanti, che possono portarci tecnologia ed eccellenti idee. Stiamo scegliendo su quale contare in futuro. Prima di dicembre vorremmo portare importanti novità”. E al destino dello stabilimento del frosinate è legato anche il fato del marchio Maserati. “Ci stiamo concentrando sulla gamma attuale, con il lancio di una serie speciale per le Alfa Romeo Giulia e Stelvio e l’arrivo di una nuova Maserati Grecale dal 2027” ma c’è ”un ambizioso piano che presenteremo a Modena entro fine anno” e che comprenderà anche l’arrivo di due nuovi modelli del segmento delle ammiraglie.
Per quanto riguarda Pomigliano, Filosa conferma l’arrivo della prima piattaforma E-Car entro il 2028 e l’investimento nella produzione di due modelli di e-car (“spero tre”, chiosa pure). Rispetto invece alla presenza di una Gigafactory nel Paese, ”è una domanda strategica e dobbiamo chiederci se c’è domanda. Oggi – osserva – il mercato italiano non sembra andare verso il puro elettrico. In futuro sono sicuro che le e-car andranno bene e vedremo se fare le batterie più vicine o lontane da Pomigliano. Su questo, ora, non posso dare risposte”. Infine, Atessa, dove c’è un’ulteriore novità rispetto al Piano Italia: “Nello stabilimento abruzzese porteremo la prossima generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni”, con un investimento di “oltre un miliardo di euro nei prossimi cinque anni” .
Lo sforzo di investimenti del piano di Stellantis, però, da solo non basta, ammonisce il manager. Anzi, “è reso ancor più difficile dal contesto, sia nazionale che europeo”. I temi sul tavolo sono centrali: costo dell’energia e costo del lavoro. Sul primo punto, per quanto sia apprezzabile l’impegno dell’esecutivo per contenere il peso delle bollette, la situazione “è tale da richiedere risposte davvero straordinarie ed urgenti”. Numeri alla mano, nei primi tre mesi dell’anno il costo dell’energia elettrica per Stellantis in Italia è stato in media di 205 euro al megawatt/ora, in Spagna – per la stessa quantità di energia – di 90 euro, in Francia 100. Cioè, meno della metà, un divario “non sostenibile, tanto da noi quanto dai nostri fornitori”. Sul fronte del lavoro, “serve introdurre meccanismi di flessibilità in linea con le esigenze operative contemporanee, come è stato fatto in Spagna”, afferma Filosa, plaudendo in questo senso al dl 1 maggio varato dal governo.
C’è poi un piano europeo da considerare: “Noi costruttori europei ci troviamo da tempo stretti tra le pressioni della domanda e i vincoli dell’offerta. Vincoli previsti da regole europee pensate in un contesto caratterizzato da sfide completamente diverse da quelle attuali. Vincoli che rispettiamo, ma che pensiamo debbano essere ripensati per garantire la sostenibilità e la crescita dell’industria europea”, va avanti l’Ad, mettendo in fila quelle che, secondo lui, sono le tre priorità su cui, nella prospettiva italiana, bisogna puntare: veicoli commerciali leggeri, segmento auto piccole e Made in Europe.
Dalle forze politiche è trapelata una generica soddisfazione per l’audizione di Filosa, quantomeno per i toni molto diversi rispetto all’ultima di Tavares. Più in chiaroscuro, invece, il giudizio dei sindacati. Per la Fiom “non sono emerse novità, si tratta della conferma di una situazione ancora molto critica, destinata a rimanere tale: la condizione dello stabilimento di Cassino, per il quale non esiste ancora un progetto definito; quella di Termoli, che ha perso la gigafactory; e quella di Modena, ormai svuotata e ancora priva di una prospettiva chiara”. Secondo la Uilm, invece, l’ad “conferma gli impegni già assunti sul rilancio delle produzioni italiane e fornisce alcuni importanti elementi di chiarimento, come il miliardo di euro di investimento ad Atessa, l’ulteriore sviluppo a Modena legato al marchio Maserati, la finalizzazione della partnership a Pomigliano”. Anche dal punto di vista della Fim si può leggere una conferma del “cambio di passo rispetto all’era Tavares”, ma ora “è necessario completare e rafforzare i punti ancora aperti del piano industriale”, scioglierendo i nodi sul tavolo – Cassino in primis, ma anche Alfa Romeo e Maserati – con “risposte concrete”.
“Oggi ho letto una dichiarazione di Antonio Filosa (ad Stellantis ndr) sul costo dell’energia in Italia: è una dichiarazione di grande coraggio”, sottolinea dal canto suo il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.(di Martina Regis)
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