Alla monumentalità ricercata dal fascismo nella Roma degli Anni Trenta e Quaranta del Secolo Scorso, la pittura di Katy Castellucci (Laglio, 1905 – Roma, 1985), e della Scuola Romana in generale, ha opposto una contronarrazione domestica, concentrata sulla centralità della dimensione quotidiana, delle inquietudini del privato e dei piccoli ambienti. La mostra Interni sottovoce. Katy Castellucci a Roma, inaugurata lo scorso 8 luglio a Palazzo Ricci a Macerata, documenta proprio questa ricerca. Curata da Roberto Cresti e Paolo Serafini, l’esposizione raccoglie circa cinquanta tra dipinti e disegni capaci di delineare un percorso che rifiuta in toto ogni trionfalismo ed iperbole.

Interni sottovoce. Katy Castellucci a Roma
Palazzo Ricci, Macerata, Installation View

Il segno, il tono, il ritratto nella ricerca di Katy Castellucci a Macerata

Castellucci frequenta gli ambienti della Scuola Romana, elaborando una sintesi personale delle ricerche artistiche dei propri “maestri”: nei disegni emerge un tratto nitido e nervoso che guarda alla grafica di Scipione; nei dipinti, la linea si stempera in campiture controllate, regolate sulle variazioni tonali di Mario Mafai. L’esito complessivo è un racconto privato, privo di accenti sopra le righe, tenue nella forma ma ricco di aspetti psicologici da scoprire.

L’importanza del ritratto nella pratica di Katy Castellucci a Palazzo Ricci

La ricerca pittorica di Castellucci elegge il ritratto a suo mezzo espressivo fondamentale, utilizzato per indagare i lati più segreti dei suoi soggetti. All’interno di questo perimetro, la figura della sorella Guenda si configura come una presenza costante, un vero e proprio doppio psicologico. In opere come Autoritratto con Guenda (1943-45) e Le sorelle (1945-46), la vicinanza delle figure di Katy e Guenda, dei loro volti, e l’apparente neutralità dei loro sguardi descrivono una forma di connessione emotiva profonda. Le loro vite sono legate, in maniera indissolubile, e questa pittura insistente ne è testimone. In altre composizioni, come Ballo di donne e Mercato (entrambe senza data), le figure aumentano, entrano in conflitto tra il dinamismo e la staticità: l’uso di tinte dalle diverse colorazioni e tonalità fonde le figure con gli ambienti in maniera quasi onirica, creando una identità nuova e sospesa tra soggetti e ambiente.

Una documentazione artistica silenziosa e ricca

La convincente esposizione di Macerata non si affossa nella retorica della celebrazione, riuscendo a concentrarsi sul recupero di questa produzione artistica peculiare. Un recupero preciso che ricostruisce il percorso di una pittrice che, “sottovoce”, ha sviluppato una sua ricerca, sottraendosi, insieme ad altri artisti di quell’ambiente, ai canoni della rappresentazione pubblica dell’epoca: tutti lontani dall’immagine di una Capitale monumentale, vicini ad una Capitale “intima”, definita da interni borghesi, sguardi trattenuti e pensieri turbati. Quella di Katy Castellucci è una testimonianza visiva che dimostra come l’efficacia di un’opera possa risiedere, talvolta, nella coerenza di una narrazione sincera, sobria e priva di enfasi.

Silvio Gobbi

Macerata // Fino al 13 settembre 2026
Interni sottovoce. Katy Castellucci a Roma
Palazzo Ricci, Fondazione Cassa Di Risparmio Di Macerata, Via Domenico Ricci, 1
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