L’inflazione è volata al 3,7%, il costo del carburante è salito del 70%. Il consenso degli Stati rurali non è più scontato mentre l’Ai minaccia il lavoro. Le partite aperte in vista delle elezioni di mid term
«Il prezzo della benzina è sceso sotto i 2,30 dollari al gallone e da qualche parte ci sono pompe dove la puoi comprare addirittura a 1,99. La farò scendere ancora. E l’inflazione a fine 2025 è calata all’1,7% mentre l’economia cresce e la Borsa è in gran salute: ho portato l’America in una nuova età dell’oro». A fine febbraio, poco più di sette mesi fa, Donald Trump, nel discorso sullo Stato dell’Unione, offriva ai suoi cittadini un quadro molto positivo dell’economia americana: stime un po’ gonfiate, promesse azzardate, ma anche dati reali. In realtà già allora non tutto filava così liscio: i prezzi erano scesi, ma non fino al punto di assorbire la gobba dell’inflazione che aveva fatto fallire la presidenza Biden, mentre i dazi di Trump cominciavano a pesare. Soprattutto sull’agricoltura che aveva perso l’importante mercato cinese con Pechino che aveva bloccato, per rappresaglia, i massicci acquisti di soia e cereali Usa. Insomma, un quadro complessivamente positivo, ma non una nuova età dell’oro: poi la sciagurata guerra contro l’Iran, il blocco di Hormuz e il disastro dei prezzi energetici che ha provocato un’ondata di malessere in tutti i settori produttivi e soprattutto tra i cittadini che ora potrebbero punire lui e i repubblicani quando, fra due settimane, voteranno per le elezioni di mid term.
In un Paese che si muove sempre e ovunque su quattro ruote, il prezzo della benzina è il numero-chiave dell’economia domestica: oggi quella di base costa in media nazionale 4,33 dollari al gallone, pressoché raddoppiata. Un impatto molto superiore a quello che percepiamo in Italia perché negli Usa la quota di tassazione nel prezzo pagato (che rimane fissa o può essere ridotta per calmierare) è minima. Ma non si tratta solo di benzina: l’inflazione è salita al 3,7% e non solo per via dei carburanti: aumentano i generi alimentari e il costo delle abitazioni.
I debiti delle famiglie
Soffre chi si è indebitato per comperare casa: i tassi sui mutui trentennali sono arrivati, in media, al 7,5%. Due anni fa, alla fine della vituperata presidenza Biden, erano al 6,32%. Il confronto con quella presidenza democratica non è irrilevante perché Trump, in un certo senso, sta scivolando nella stessa trappola nella quale era caduto il suo predecessore. Biden, orgoglioso dei suoi risultati – crescita economica, disoccupazione ai minimi, inflazione in discesa, forte sostegno all’industria tecnologica e grandi investimenti in infrastrutture – pubblicizzava con enfasi ovunque la sua «bidenomics» senza rendersi conto che gran parte dei cittadini, quelli che vivono del loro stipendio e non hanno risparmi, soffrivano: pur con l’inflazione in calo, pesava ancora l’impatto della gobba dell’impennata dei prezzi, fin oltre il 9%, del periodo post Covid.
Presentando dati macroeconomici di un Paese in salute, Biden faceva infuriare ancora più l’America che arriva a fatica a fine mese: se l’economia va bene e per me le cose peggiorano, qualcuno mi sta fregando. Trump capì perfettamente questo stato d’animo, presentò quello di Biden come un disastro economico, promise la nuova età dell’oro e vinse. Ma oggi rischia di finire nella stessa trappola che lui aveva visto e sfruttato. Anche oggi l’economia cresce (+2,2% il Pil del secondo trimestre ma per il terzo si prevede un’accelerazione per l’aumento dei consumi e degli investimenti, soprattutto in data center per l’AI) mentre la Borsa va sempre bene. Il mercato del lavoro da mesi rallenta, ma l’aumento della disoccupazione (dal 4,1 al 4,2%) non sembra numericamente allarmante.
I dubbi sul futuro
La percezione dei cittadini, però, è molto diversa: devastati dal prezzo dei combustibili, dall’inflazione, dall’aumento del costo del denaro e della rata del mutuo, vedono nero. Nei sondaggi almeno metà del Paese osserva con ostilità il boom dell’intelligenza artificiale che, pure, sostiene, coi suoi massicci investimenti, la crescita economica: ribellioni contro i grandi data center accusati di assorbire troppa acqua ed elettricità (che diventa più costosa) mentre creano pochi posti di lavoro.
E, poi, è diffusa la sensazione che l’AI prima o poi lascerà senza lavoro molti americani, anche se per ora questi rischi (reali nel lungo periodo, ma possono essere affrontati con politiche adeguate) non si sono manifestati. E così Trump, che continua a parlare di età dell’oro, gioca pericolosamente con un boomerang. Come Biden due anni fa. Lo si sente nelle parole accorate del suo consigliere economico, Kevin Hassett: conferma i dati positivi, ma ammette che tutto è offuscato dai tanti sondaggi negativi sullo stato d’animo dei cittadini che cerca di attribuire a istituti demoscopici di area democratica. Magari qualche forzatura ci sarà, ma sono negative anche le rilevazioni fatte dalla Fox, rete seguita dai trumpiani e da altri istituti di area conservatrice.
L’accordo con Putin
Che l’allarme alla Casa Bianca si stia trasformando in panico lo si è visto nei giorni scorsi con le mosse sconsiderate di Trump che ha negoziato con Putin un accordo per forniture di gasolio, sospendendo unilateralmente l’embargo nei confronti della Russia. Tutto è cominciato due settimane fa quando il decano del Congresso, il senatore repubblicano dell’Iowa (Stato agricolo) Chuck Grassley (93 anni) ha denunciato: «Il prezzo del diesel uccide l’agricoltura americana». In effetti il diesel (in America è usato per il trasporto pesante e, soprattutto, per l’agricoltura) a 6,3 dollari al gallone costa all’America rurale il 70% in più rispetto a un anno fa. Ma non è solo questo. I dazi, come abbiamo visto, hanno penalizzato i mercati di soia e cereali, mentre la guerra in Iran ha fatto impennare i prezzi dei fertilizzanti che vengono dal Golfo (un quinto della produzione mondiale, di più per l’urea), rimasti bloccati proprio nella stagione della semina. Gli abitanti delle campagne, in gran parte profondamente conservatori, ora detestano Trump. Probabilmente questo non provocherà un grande travaso di voti verso il partito democratico, ma il 3 novembre un pezzo di America rurale potrebbe disertare le urne.
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