Eticoin ha due anni e mezzo. Se fosse un bambino a questo punto avrebbe piena coscienza di sé, si riconoscerebbe allo specchio. Ma come può una newsletter dirsi pienamente cosciente di sé senza conoscere chi la legge?
Da questa riflessione è nata l’idea di proporre un questionario, totalmente anonimo e senza tracciamento alcuno, a chi legge ogni mese le nostre proposte di riflessione, le informazioni che cerchiamo di fornire mantendo il più possibile attivo il nostro spirito critico, le luci e le ombre di una tecnologia ancora nascente e dell’innovazione che porta nel sistema finanziario, i pensieri laterali che emergono ragionando sul mondo delle criptovalute.
I dati emersi per forza di cose non hanno una valenza statistica ma, come vedrete, sono molto interessanti. Soprattutto nella parte qualitativa della rilevazione, dove abbiamo dato spazio alle parole e chi ha partecipato ha preso quello spazio e lo ha riempito di interessanti riflessioni e osservazioni.
Buona lettura!
Criptovalute in Italia: le possiede il 7% della popolazione
Partiamo dal contesto in cui ci muoviamo nel nostro Paese, e in generale in Europa, in ambito crypto, dal punto di vista degli investitori privati.
L’analisi dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano mostra un quadro dei consumatori europei eterogeneo, per quanto concerne l’adozione delle crypto attività: «Il Regno Unito si conferma il più maturo, con il 27% della popolazione – circa 12 milioni di cittadini – che possiede crypto-asset, seguito dalla Spagna, con il 14% di possessori (4,9 milioni) e Germania con l’11% (6,4 milioni) e Francia con il 9% (3,7 milioni). L’Italia chiude la classifica con il 7% di consumatori, pari a circa 2,8 milioni di individui. Ampliando l’analisi a chi è interessato a possedere crypto-asset in futuro, emerge un mercato potenziale, di interessati ma non ancora investitori: circa 5,8 milioni in Spagna, 5 in Germania, 4 in Italia, 3,8 in Francia e 3,1 nel Regno Unito».
L’Osservatorio segnala poi una peculiarità tutta italiana: «Il 52% di coloro che vogliono investire in crypto-asset non investe attualmente in altri strumenti finanziari, la quota più elevata tra i Paesi analizzati».
Questo significa che in un Paese in cui si investe poco, i crypto-asset sembrano rappresentare il primo approdo all’impiego attivo dei propri risparmi e non uno strumento di diversificazione degli investimenti.
Un elemento che può aiutarci a spiegare anche alcune delle risposte al nostro questionario.
Investimenti in criptovalute: quasi 3 lettori su 10 nel sondaggio
La nostra indagine fra chi legge Eticoin non ha un campione rappresentativo della popolazione, ma ha coinvolto appunto chi segue la newsletter e ha voluto rispondere alle nostre domande. Nello specifico 120 persone di cui non sappiamo nulla se non le risposte che hanno voluto darci, dal momento che abbiamo scelto di anonimizzare il questionario e di eliminare qualsiasi opzione di tracciamento.
E allora i nostri investitori crypto sono, o sono stati come vedremo, quasi 3 su 10.
Paragonando questo dato a quello dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, appare subito evidente che chi ha voluto risponderci ha maggiore familiarità con le monete virtuali, sebbene rappresenti comunque una minoranza.
Persone informate, dicevamo, con fonti molto variegate e una particolare predilezione per i media digitali.
Persone ben informate che per il 67% dichiarano che al momento di massima esposizione alle crypto hanno investito fino al 5% dei propri risparmi, sebbene quasi una su dieci ci ha “messo” tutti i suoi soldi. Inoltre più della metà ci racconta di aver guadagnato e quasi 2 su 10 in maniera significativa, mentre il 14% ha perso molto e di questi 8 su 10 non hanno cercato supporto e 2 non si sono sentite supportate.
Chi investe in crypto dichiara di parlarne diffusamente prima e/o dopo l’investimento con amici, familiari e colleghi per l’85%, mentre non si sentono particolarmente condizionati dagli influencer.
Ci sono poi diversi pentimenti (15%) e rimpianti (36%), ma questa parte merita le parole che ci sono state affidate.
Le esperienze dei lettori: tra guadagni, pentimenti e diffidenza
Chi scrive quando ha letto le testimonianze portate a corredo delle risposte ha pensato che nonostante la natura qualitativa di questa parte del questionario, era possibile individuare delle categorie. Eccole, ognuna con una delle risposte che abbiamo ricevuto:
Positivi
«Ho iniziato nel 2017 per “sentito dire” e ho studiato e cercato di rimanere aggiornato».
Negativi
«La mia opinione (ora) è che le criptovalute siano diventate tanti schemi Ponzi. All’inizio non era così. Poi si è aggiunto anche il consumo di elettricità (almeno per i Btc) La concentrazione delle fabbriche “miners” in luoghi dove la corrente costa poco. Col tempo ho incominciato ad apprezzare l’aspetto etico dell’economia, e i Btc sono dall’altra parte».
Segnaliamo che questa categoria è molto più “affollata” di quella dei positivi.
Osservatori
«Ritengo sia un mondo che rappresenta perfettamente la preferenza per il rendimento a tutti i costi di noi della nostra società civile. Dietro però vedo qualcosa di tecnologicamente rilevante nella trasformazione che sta avvenendo negli scambi economici mondiali. Vale la pena di cestinare piccolissime quote dei propri risparmi e restare spettatore interessato quanto basta, senza grande impegno».
Esperti
«Come la maggior parte dei miei coetanei Gen Z, ho sentito descrivere le criptoattività per la prima volta da amici e conoscenti come “qualcosa con cui si diventa ricchi”. Incuriosito e un po’ scettico, mi sono avvicinato a questo mondo durante gli studi universitari e grazie ai podcast “Cripto” de Il Sole 24 Ore e “4 Soldi da Investire” di Milano Finanza, oltre alla lettura di Corriere Economia e delle due testate citate precedentemente. Ho sempre avuto qualche preoccupazione (lato fiscale e cyber-security) rispetto alla detenzione di Bitcoin, motivo per cui vi ho allocato alcuni risparmi personali (meno del 10%) tramite Etf come scommessa personale, a prescindere da FOMO e comportamenti di imitazione/validazione del gruppo dei pari. Ho fatto questa scelta osservando la crescita (nel periodo tra post-Covid) dei depositi e stocks di criptovaluta da parte degli investitori istituzionali, provando ad imitarne la “lungimiranza”.Sono uscito da questo investimento (con risultato positivo) nel corso del 2025 perché insoddisfatto della volatilità di Bitcoin e degli strumenti finanziari correlati al suo andamento e perché desideroso di allocare i miei risparmi in modo adeguato alle mie esigenze».
Pentiti
«Più o meno a metà 2009, stavo per comprare 100 euro di bitcoin, ma non mi fidavo di utilizzare un supporto fisico per il deposito e ho avuto paura che sarebbe stato come buttarli nel cestino».
Molto pentiti
«Ho perso un po’ di soldini con la stablecoin Terra, attratto dagli alti guadagni».
Ovviamente questa è soltanto una selezione. Abbiamo incrociato dichiarazioni di enorme diffidenza, il riconoscimento di non saperne abbastanza di una materia complessa che richiede conoscenze tecnologiche, finanziarie e persino monetarie e legali, chi ha investito in crypto informandosi perché stimolato dai suoi figli.
Abbiamo ricevuto anche diversi «no» categorici e qualche risposta massimalista sui bitcoin, ritenuti da alcuni l’unica crypto su cui investire seriamente.
La proposta di un lettore: usare le crypto per una finalità etica
Segnaliamo poi questo messaggio che contiene una proposta:
«Sono un professionista del settore cyber security e fintech da oltre 15 anni vivo nel web3 da oltre 10 anni e mi ritengo un co-creatore del web3 etico italiano anche se non esiste ancora: dopo 15 anni in svizzera sono tornato definitivamente in Italia perché per i prossimi 15 anni prevedo che vivremo anche qui quello che abbiamo contribuito sviluppare a Zug: con un elemento di vantaggio le normative europee in termini di cybersecurity e Idas e Mica. Sono un convinto sostenitore della ReFi – finanza rigenerativa – come modello di economia alternativa al capitalismo della sorveglianza statunitense e cinese. Attivista digitale da sempre oggi ritengo che sia giunto il momento di trattare il tema della e-democracy anche in Italia passando dal mondo crypto non speculativo ma rigenerativo e rispondere ad un test online di una newsletter di Valori che tratta di Eticoin ritengo sia perfettamente in linea con la mia necessità di trovare altri cryptoinvestor italiani che hanno scoperto che la crittografia ci renderà più liberi… all’alba dell’era quantistica il Q-dAY è il mio chiodo fisso, si evita solo unendo intelligenze connettive italiane per lo sviluppo di un modello di crypto-democracy (una Dao politica?)».
Sappiamo che è un messaggio di difficile interpretazione perché contiene diverse sigle e termini tecnici, ma contiene anche un’idea interessante e che si può spiegare in poche parole: perché non sfruttare le potenzialità dell’innovazione tecnologica per creare qualcosa che faccia del bene? Che abbia una finalità etica?
Ci pare un bel punto di partenza per avviare una nuova discussione con la community e magari iniziare a progettare qualcosa, insieme. Se l’idea vi interessa e volete partecipare, scriveteci a eticoin@valori.it.
Ciao, sono Michela e vi ringrazio
Grazie a chi ha risposto al nostro questionario e a chi ci ha lasciato anche qualche parola di apprezzamento. Leggere i vostri messaggi ha dato a questo progetto una consistenza quasi fisica. Mi ha mostrato quanto è varia la comunità di Eticoin: c’è chi non ne sa nulla ma vuole capire e chi ne sa certamente più di me ma cerca uno spazio di pensiero critico, passando per chi ha tante curiosità, con orientamenti positivi, negativi o neutrali.
In un momento storico in cui l’agenda la dettano le IA, sapere di non scrivere per essere letta solo da bot è confortante. Qui abbiamo selezionato e sintetizzato, ma le storie che ci avete affidato torneranno nei prossimi numeri di Eticoin. Per leggerli, iscriviti alla newsletter.
Grazie!
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