La Serie B è finita, i soldi pure. Sono stati venduti i giocatori che avevano mercato, la squadra è stata ridimensionata e adesso il Cosenza è persino senza una casa: partite a Crotone e allenamenti in giro per la provincia. E proprio mentre stavamo per chiudere la nostra ricostruzione sui rubinetti del famigerato Gargamella, il suo braccio destro Rita “Puffetta” Scalise lascia l’amministrazione unica e diventa presidente di un nuovo Consiglio di amministrazione. Una coincidenza? Può darsi. Ma da oggi la domanda non è più soltanto dove siano finiti i soldi: è cosa resta del Cosenza e chi deciderà cosa farne.

Per cinque giorni abbiamo seguito i soldi. Non quelli raccontati nei comunicati, non quelli delle conferenze stampa, non quelli delle promesse. I soldi veri. Quelli della Serie B, quelli della Lega, quelli dei diritti audiovisivi, quelli dei contributi, quelli che sono passati attraverso il Cosenza e quelli che hanno incrociato la holding e le società della galassia di Guarascio.

Abbiamo aperto un rubinetto dopo l’altro. E alla fine della quinta puntata ci eravamo lasciati con una domanda molto semplice: se abbiamo visto quanta acqua è entrata, adesso dobbiamo capire dove è finita… Poi dev’essere successo qualcosa. Proprio mentre stavamo preparando la conclusione della ricostruzione, il Cosenza ha cambiato la propria governance.

Rita Rachele Scalise, che fino a ieri era amministratore unico, è diventata presidente di un nuovo Consiglio di amministrazione. Con lei entrano nel CdA Luigi Micheli e l’avvocato Francesco Caputo. Eugenio Guarascio resta presidente onorario. Il nuovo assetto è stato formalizzato il 25 agosto. Una semplice riorganizzazione? Può essere. Ma dopo cinque puntate nelle quali abbiamo messo insieme numeri e rapporti societari, sarebbe abbastanza ingenuo non farsi qualche domanda. La domanda non è soltanto perché Scalise sia diventata presidente. La domanda è: perché proprio adesso?

Se l’anno scorso c’era ancora il “paracadute” post retrocessione, adesso non c’è più nulla che leghi il Cosenza alla cuccagna della Serie B. Questa è la prima cosa da tenere presente. Il Cosenza ha chiuso il suo ciclo di sette anni consecutivi in Serie B. Quel ciclo significava diritti audiovisivi, contributi Lega, mutualità, premi, minutaggi, sponsorizzazioni e una serie di altri flussi che abbiamo ricostruito nelle puntate precedenti. Compreso il “paracadute” di oltre un milione di euro incassato l’anno scorso di questi tempi. Adesso tutto questo è drasticamente ridimensionato. E contemporaneamente la società ha fatto un’altra cosa molto precisa: ha venduto i giocatori che potevano essere venduti.

Non è una nostra impressione: il mercato ha raccontato una profonda trasformazione della rosa, con numerose uscite. La domanda, dunque, è inevitabile: se non stai costruendo una squadra per tornare in Serie B, che cosa stai… costruendo? Non lo sappiamo. Ma sappiamo cosa vediamo. E non dimentichiamo che, almeno al momento, non c’è manco… lo stadio.

Fermiamoci un secondo. Perché qui non parliamo più soltanto di una retrocessione e delle sue conseguenza. Abbiamo: meno ricavi. Una squadra fortemente ridimensionata. Gli asset sportivi monetizzati. Nessun flusso della Serie B paragonabile al passato. E in più: nessuna disponibilità stabile dello stadio. Quindi anche maggiori problemi organizzativi e costi logistici. Il rubinetto della Serie B si chiude. E contemporaneamente costa di più tenere aperta la baracca.

E allora andiamo a riaprire i “rubinetti” per cercare di capire di più.

PRIMO RUBINETTO: COSENZA – 4EL

Il primo è quello che conosciamo meglio. Da una parte il Cosenza. Dall’altra 4EL Group, la controllante. Nel bilancio 2025 abbiamo trovato rapporti finanziari importanti tra le due società: circa 2,4 milioni di euro di finanziamenti del socio unico, circa 2,8 milioni destinati alla copertura delle perdite e ulteriori movimenti finanziari. E abbiamo trovato anche un movimento significativo nei crediti verso 4EL: il saldo passa attraverso aumenti e diminuzioni molto consistenti fino ad arrivare a circa 518 mila euro.

Tutto questo può avere spiegazioni perfettamente lecite. Ma il punto della nostra inchiesta è proprio questo: non vogliamo più guardare i singoli movimenti, vogliamo guardare il sistema.  Perché un conto è vedere un credito. Un altro è vedere come nasce, come si muove, quando viene compensato e dove finisce. E ora c’è una novità. Prima avevamo un amministratore unico. Oggi abbiamo un CdA di tre persone. Quindi la domanda diventa: chi avrà le deleghe? Chi potrà firmare? Chi potrà autorizzare i pagamenti? Chi potrà gestire i rapporti con 4EL? Chi potrà deliberare eventuali operazioni straordinarie? Le deleghe, oggi, sono una delle prime cose che dobbiamo andare a cercare nel Registro delle imprese. Perché il rubinetto non è soltanto il conto bancario. È anche chi ha la chiave per aprirlo.

SECONDO RUBINETTO: COSENZA – ECOLOGIA OGGI

Poi c’è Ecologia Oggi. Qui abbiamo già trovato rapporti economici concreti. Un credito del Cosenza verso Ecologia Oggi, una transazione da 450 mila euro, e poi le sponsorizzazioni del Cosenza per circa 549 mila euro finite dentro la documentazione relativa alla vicenda del finanziamento SACE di Ecologia Oggi. Sono vicende che non vanno confuse. Ma dimostrano una cosa: tra società della stessa galassia ci sono stati rapporti economici significativi. E allora bisogna continuare a cercare. Fatture. Crediti. Debiti. Compensazioni. Transazioni. Pagamenti. Garanzie. Perché il denaro non sempre viaggia in linea retta. A volte fa il giro dell’isolato…  Ed è per questo che noi lo chiamiamo rubinetto.

TERZO RUBINETTO: LA GALASSIA

Poi ci sono le altre società. 4EL. Ecologia Oggi. Eco Call. Hexergia. Cosenza Calcio.  Una galassia che abbiamo già incontrato nelle carte e nelle ricostruzioni delle vicende giudiziarie e finanziarie. E qui la domanda è ancora più semplice: quanti rapporti economici esistono tra il Cosenza Calcio e le altre società del perimetro? Non ci basta sapere quanto ha incassato il Cosenza. Vogliamo sapere da chi. E quando un pagamento non arriva direttamente dalla società che immaginiamo, ma passa attraverso un’altra società, dobbiamo seguirlo. Società dopo società. Bilancio dopo bilancio.

QUARTO RUBINETTO: GLI ASSET

E qui arriviamo alla novità più importante. Perché finora abbiamo parlato soprattutto di soldi. Adesso dobbiamo parlare di quello che vale soldi. I calciatori. I crediti. I diritti. I contratti. Le sponsorizzazioni. I marchi. I crediti verso la Lega. I crediti verso altre società. Gli eventuali diritti derivanti dalle future cessioni. E qui il bilancio 2025 è già una fotografia interessante.

Nel corso dell’anno risultano, tra le altre voci, oltre 3,7 milioni di crediti verso società calcistiche nazionali, circa 4,5 milioni dalla voce Lega/campionato, circa 3,9 milioni di diritti televisivi e oltre 1,5 milioni di paracadute. Sono soldi maturati durante il vecchio ciclo. Il vecchio rubinetto continua ancora a sgocciolare. Ma poi si chiude. E quando si chiude, rimangono gli asset.

Ed è qui che il nuovo Cda diventa interessante. Perché proprio quando il vecchio ciclo economico è finito, il Cosenza cambia struttura. Scalise diventa presidente del CdA. Micheli rientra formalmente ai vertici. Caputo entra nel consiglio. Guarascio resta presidente onorario. La proprietà non cambia. Ma cambia la forma attraverso la quale la società verrà amministrata. E noi dobbiamo capire cosa significhi nella sostanza. Non perché un CdA significhi automaticamente liquidazione. Non perché significhi automaticamente vendita. Ma perché in questa fase una società potrebbe avere davanti molte operazioni importanti. E allora vogliamo sapere: chi le deciderà?

E QUI ARRIVA IL DUBBIO CHE NON POSSIAMO IGNORARE

Mettiamo insieme tutto. La Serie B è finita. I grandi flussi economici della B sono finiti. La squadra è stata profondamente ridimensionata. I giocatori che avevano mercato sono stati venduti. Il Cosenza non può utilizzare normalmente il proprio stadio e deve giocare a Crotone, mentre per allenarsi deve cercare continuamente strutture alternative. E proprio alla vigilia della conclusione della nostra ricostruzione sui soldi, la società cambia governance. Ora, qualcuno potrà certamente dire: normale riorganizzazione. Benissimo. Dimostriamolo con i fatti. Perché se è un progetto di rilancio, dovranno arrivare investimenti. Se è un progetto di crescita, dovrà esserci una strategia. Se è un progetto sportivo, dovrà esserci una squadra. Se è un progetto societario, dovranno esserci obiettivi economici credibili.

Perché altrimenti rimane una domanda: stiamo assistendo alla costruzione di un nuovo Cosenza oppure alla gestione dell’uscita dal vecchio Cosenza?

LA PISTA DELLA LIQUIDAZIONE

E qui dobbiamo affrontare anche l’ipotesi più estrema. Una società può essere messa in liquidazione. Ma la liquidazione non è una bacchetta magica che cancella i debiti. E soprattutto il passaggio a un CdA non significa affatto che una liquidazione sia stata decisa. Però, in una fase di progressivo disimpegno, una riorganizzazione societaria può precedere operazioni più importanti. E allora dobbiamo osservare. Se nei prossimi mesi vedremo: monetizzazione degli asset – incasso dei crediti –  sistemazione dei rapporti con 4EL – sistemazione dei rapporti con le società collegate –  eventuali operazioni straordinarie – allora il quadro sarà molto più interessante.

E C’È ANCHE L’ALTRA IPOTESI. LA CESSIONE… 

Quella che abbiamo già messo sul tavolo. Una possibile cessione dell’attività o di un ramo d’azienda. Non sappiamo se succederà. Ma se dovesse comparire un acquirente, dopo tutto quello che abbiamo ricostruito, non ci basterà sapere il suo nome. Vogliamo sapere: chi mette i soldi? Da dove arrivano? Chi finanzia l’acquisto? Chi presta le garanzie? Quanto viene pagato il ramo? Il prezzo viene realmente incassato? E soprattutto: chi comanda dopo? Perché una vendita vera è una cosa. Una vendita soltanto formale è un’altra. E i flussi finanziari sono quelli che permettono di distinguere le due cose.

E FORSE È QUI CHE LA NOSTRA INCHIESTA HA DAVVERO MESSO IN DIFFICOLTÀ QUALCUNO

Noi non possiamo sapere se il nuovo CdA sia stato deciso a causa della nostra ricerca sul flusso di denaro. Ma possiamo dire un’altra cosa. La tempistica è singolare. Cinque giorni consecutivi di inchiesta. Cinque giorni nei quali abbiamo messo insieme rapporti societari, soldi della Lega, diritti audiovisivi, holding, Ecologia Oggi, Eco Call, crediti, debiti, sponsorizzazioni e movimenti infragruppo.

E proprio mentre arriviamo alla conclusione: cambia la governance. Poi c’è il resto. La retrocessione. La rosa smontata. Lo stadio inutilizzabile. Le partite a Crotone. Gli allenamenti da una struttura all’altra. I costi che aumentano mentre i ricavi diminuiscono. E allora sì, qualche domanda è inevitabile. Non perché abbiamo già trovato la risposta. Ma perché adesso abbiamo un nuovo capitolo da seguire.

PERCHÉ IL RUBINETTO DELLA SERIE B È CHIUSO

Questa è la differenza fondamentale. Per sette anni abbiamo potuto seguire un flusso enorme di denaro. Adesso quel flusso non c’è più. E allora la domanda cambia. Non è più: quanti soldi entrano nel Cosenza? Ma è: che cosa resta nel Cosenza? E chi decide cosa farne? Perché resta qualche credito.  Restano gli asset. Restano i contratti. Restano i rapporti con la holding. Restano i debiti. Restano eventuali contenziosi. Restano le ultime gocce del vecchio rubinetto. E soprattutto resta una società che deve affrontare una stagione in Serie C senza nemmeno poter utilizzare stabilmente il proprio stadio. 

Per cinque puntate abbiamo seguito l’acqua. Adesso seguiremo i rubinetti. E soprattutto ogni eventuale operazione straordinaria. Perché se il Cosenza vuole rilanciarsi, lo vedremo dai soldi che verranno investiti. Se vuole galleggiare, lo vedremo dai costi e dalle scelte. Se vuole vendere, prima o poi vedremo il compratore. O la testa di legno… E se qualcuno dovesse pensare di trasferire l’attività a un soggetto formalmente nuovo, noi guarderemo soprattutto i soldi dell’acquirente. Perché il nome può cambiare. La società può cambiare. L’amministratore può cambiare. Ma il denaro lascia tracce.

E allora la domanda con cui chiudiamo questa puntata è molto semplice:

dopo sette anni di Serie B, dopo aver seguito i soldi e dopo aver visto cambiare improvvisamente la governance proprio alla vigilia della conclusione della nostra inchiesta, che cosa resta del Cosenza?

E soprattutto: chi avrà in mano i rubinetti da oggi in poi? Perché stavolta non dobbiamo più guardare soltanto da dove arriva l’acqua. Dobbiamo guardare dove va a finire quella che è rimasta. E magari scopriremo che i rubinetti non sono stati chiusi. Hanno semplicemente cambiato percorso.


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