Alla conclusione del 47° Meeting per l’amicizia fra i popoli, a Rimini, è stato diffuso il comunicato finale che traccia il bilancio dell’edizione 2026 e, insieme, apre ufficialmente la strada al prossimo appuntamento. Un’edizione che, secondo gli organizzatori, ha raggiunto 900mila presenze, coinvolto 3.300 volontari e sviluppato un programma composto da 150 incontri, 13 mostre e 13 spettacoli, con migliaia di bambini e ragazzi accolti negli spazi dedicati. Ma il bilancio del Meeting non è soltanto numerico. La visita di Leone XIV, avvenuta il 22 agosto alla Fiera di Rimini, ha rappresentato il momento destinato a imprimere un segno particolare alla 47ª edizione. Al termine della manifestazione, il presidente Bernhard Scholz ha sintetizzato così il senso dell’appuntamento: “La consapevolezza di una rinnovata responsabilità e una profonda gratitudine ci accompagnano alla conclusione di questa edizione. Il Meeting 2026 ha confermato il compito storico che il Santo Padre ha ribadito: essere “un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini”.”
La visita di Leone XIV, il momento destinato a restare nella storia
È attorno alla presenza del Pontefice che il comunicato finale costruisce il passaggio più significativo di questa edizione. Leone XIV è arrivato al Meeting sabato 22 agosto, incontrando un popolo composto da visitatori, volontari, famiglie, giovani e protagonisti dei numerosi appuntamenti organizzati durante la settimana. Per gli organizzatori, la visita ha superato le aspettative e ha assunto un significato che va oltre la semplice presenza istituzionale. «È stata una grande festa, che ha superato tutte le nostre aspettative, vissuta e partecipata da tutti, con gioia e entusiasmo, da bambini, da giovani, adulti», ha affermato Scholz nel bilancio conclusivo. E subito dopo ha aggiunto una frase che rovescia il tradizionale schema dell’accoglienza: «Noi abbiamo potuto accogliere il Santo Padre con gratitudine ma prima ancora ci siamo sentiti accolti da lui».
Il riferimento del presidente del Meeting è alle parole pronunciate dallo stesso Leone XIV durante l’incontro con i partecipanti alla manifestazione. Il Pontefice ha definito il Meeting un luogo capace di essere «un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini». È una definizione che attribuisce alla manifestazione un ruolo che gli organizzatori intendono evidentemente consolidare anche oltre la dimensione strettamente religiosa. Il Meeting viene descritto come uno spazio di relazione e confronto nel quale mondi differenti possono incontrarsi senza rinunciare alla ricerca di ciò che è vero e giusto.
“L’amor che move il sole e l’altre stelle”: il tema come chiave di lettura
Il filo conduttore dell’edizione 2026 è stato “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, l’ultimo verso del Paradiso della Divina Commedia di Dante. Un titolo che ha fatto da cornice a sei giorni di incontri, dibattiti, mostre, spettacoli e confronti informali e che gli organizzatori leggono come una risposta alle tensioni del presente.
La parola «amore», in questa prospettiva, non viene proposta come una formula sentimentale o astratta, ma come principio capace di rimettere al centro la persona e la possibilità di costruire relazioni anche in una fase storica segnata da guerre, conflitti geopolitici, polarizzazione e profonde trasformazioni economiche e sociali. Il messaggio conclusivo del Meeting insiste infatti sulla possibilità di affrontare le sfide contemporanee attraverso il dialogo e la ricerca del vero e del giusto, senza «censurare nulla».
È un’impostazione che spiega anche la varietà degli appuntamenti che hanno caratterizzato la manifestazione. Il Meeting ha continuato a muoversi lungo una linea che mette insieme cultura, economia, politica, impresa, scienza, educazione e dimensione religiosa, facendo della contaminazione tra esperienze differenti uno degli elementi caratterizzanti dell’evento. Il confronto, nella lettura proposta dagli organizzatori, non è considerato un ostacolo ma uno strumento per comprendere una realtà sempre più difficile da interpretare attraverso categorie rigide.
Novecentomila presenze: la macchina organizzativa del Meeting
Dietro la dimensione ideale c’è però una macchina organizzativa di proporzioni considerevoli. Il dato comunicato al termine della manifestazione parla di 900mila presenze complessive. Un numero che restituisce la scala raggiunta dal Meeting e che deve essere letto insieme agli altri dati dell’edizione: 150 incontri, 13 mostre e 13 spettacoli, oltre alla partecipazione di 3.300 volontari.
La presenza dei volontari costituisce uno degli elementi distintivi della manifestazione. Sono loro a rendere possibile una parte consistente della macchina organizzativa, dall’accoglienza alla gestione degli spazi, dalla logistica al supporto alle iniziative. Il modello del Meeting continua dunque a poggiare su una combinazione tra partecipazione volontaria, contributo degli organizzatori, partnership e capacità di attrarre un pubblico molto ampio.
Particolare attenzione è stata dedicata anche ai più giovani. Il Villaggio Ragazzi Yoga e l’Enel Sport Village hanno accolto migliaia di bambini e ragazzi nel corso della settimana, confermando la volontà di mantenere il Meeting come luogo di partecipazione intergenerazionale. Non soltanto conferenze e incontri, dunque, ma anche spazi nei quali la manifestazione viene vissuta dalle famiglie e dai più giovani attraverso attività sportive, educative e ricreative.
Il ruolo delle imprese: Intesa Sanpaolo e Generali tra i main partner
Un evento di queste dimensioni richiede anche una struttura economica capace di sostenerne la complessità. Il comunicato finale sottolinea esplicitamente il contributo dei donatori e dei partner, indicando tra i main partner Intesa Sanpaolo e Generali.
Il rapporto con il mondo delle imprese rappresenta del resto una componente ormai strutturale dell’identità del Meeting. La manifestazione costituisce un luogo nel quale il mondo produttivo può confrontarsi con istituzioni, università, organizzazioni sociali e rappresentanti della società civile su temi che riguardano direttamente il futuro dell’economia e del lavoro. In un momento nel quale le imprese sono chiamate a confrontarsi contemporaneamente con trasformazioni tecnologiche, transizione energetica, nuove competenze, instabilità geopolitica e cambiamenti demografici, la dimensione del dialogo assume anche un valore strategico.
La partecipazione dei grandi gruppi finanziari e assicurativi, in questo senso, non è soltanto una forma di sostegno economico all’evento. È anche il segnale di un interesse verso un luogo nel quale vengono affrontate questioni che hanno ricadute concrete sul modo di fare impresa e sulla costruzione del futuro sociale ed economico del Paese.
Dalla Magnifica Humanitas al futuro come «promessa, non una minaccia»
Il bilancio del 2026, tuttavia, non si ferma ai numeri della partecipazione. Nel comunicato conclusivo gli organizzatori sottolineano come le riflessioni sviluppate durante i sei giorni di Rimini abbiano trovato un «approfondimento inaspettato» alla luce dell’enciclica Magnifica Humanitas e del discorso pronunciato da Leone XIV.
Il riferimento al documento pontificio e alle parole del Papa diventa così il ponte tra l’edizione appena conclusa e quella che verrà. Il futuro viene indicato come qualcosa da affrontare non attraverso la paura o la semplice difesa dell’esistente, ma come una “promessa, non una minaccia”. È una formula che assume particolare rilievo in una fase nella quale il futuro viene spesso raccontato attraverso le categorie della crisi: crisi economica, crisi demografica, guerre, intelligenza artificiale, trasformazioni del lavoro, transizione energetica e crescente frammentazione sociale.
Il Meeting sceglie invece di mettere al centro la possibilità di costruire. Non significa ignorare le difficoltà, ma affrontarle partendo dall’idea che l’uomo rimanga il protagonista delle trasformazioni che lo attendono. Ed è proprio questa prospettiva a preparare il terreno al titolo scelto per il prossimo anno.
Appuntamento al 2027: “Pionieri coraggiosi per custodire l’umano”
Il passaggio conclusivo del comunicato guarda infatti già alla prossima edizione. La 48ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli si terrà dal 20 al 25 agosto 2027 e avrà come titolo “Pionieri coraggiosi per custodire l’umano”. Il titolo contiene già una dichiarazione di intenti. La parola “pionieri” richiama la necessità di esplorare territori nuovi, mentre «coraggiosi» suggerisce che il cambiamento non può essere affrontato soltanto attraverso strumenti tecnici o economici. «Custodire l’umano» introduce invece la questione centrale: come mantenere la persona al centro mentre la società attraversa trasformazioni sempre più profonde.
È una sfida rilevante anche per il mondo dell’impresa. L’intelligenza artificiale sta modificando processi produttivi e professioni, la demografia mette sotto pressione i sistemi previdenziali e il mercato del lavoro, la competizione internazionale obbliga le aziende a ripensare catene di fornitura e strategie industriali, mentre la sostenibilità continua a trasformare modelli produttivi e decisioni di investimento. In questo scenario, la domanda su cosa significhi «custodire l’umano» non appartiene soltanto alla filosofia o alla dimensione religiosa: riguarda direttamente il modo nel quale le organizzazioni costruiranno il lavoro e la crescita nei prossimi anni.
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