Il 14 giugno scorso la Casina delle Palme non è stata soltanto Trapani. È diventata Bucarest, Iași, Cluj, i villaggi della Moldavia e della Transilvania.
È diventata il luogo in cui una comunità ha ritrovato la propria memoria e l’ha condivisa con la città che l’ha accolta.
Tra canti, poesie e danze popolari, centinaia di persone hanno partecipato alla giornata conclusiva della manifestazione “La distanza ci separa. La cultura ci unisce”, organizzata dall’associazione “Ponte della Nostalgia APS Trapani Sicilia”.
Le donne in abito tradizionale, con il bianco candido dell’ie ricamato e i colori vivaci della catrință, hanno animato la piazza insieme ai gruppi folkloristici che hanno eseguito la Hora e la Sârba, i balli simbolo dell’identità rumena, trasformando il centro storico in un grande abbraccio tra due popoli che condividono molto più di quanto possa sembrare. I ballerini – rappresentanti dell’associazione, cittadini e rappresentanti delle istituzioni trapanesi – hanno dato forma a un’immagine potente: quella di una comunità che, pur lontana dalla propria terra d’origine, continua a custodire la propria identità.
È stato questo il momento più significativo dell’evento “La distanza ci separa. La cultura ci unisce”, promosso dall’associazione “Ponte della Nostalgia APS Trapani Sicilia”, guidata da Mihaela Nicolaescu, che si è concluso il 14 giugno dopo una settimana di iniziative dedicate alla cultura rumena.
Per sette giorni la Casina delle Palme ha ospitato stand gastronomici e artigianali, mostre d’arte e momenti di approfondimento culturale.
L’associazione, nata dall’iniziativa di sette cittadini rumeni che hanno scelto Trapani come luogo in cui costruire il proprio futuro, si propone di diventare un punto di riferimento per la comunità presente sul territorio, favorendo integrazione, dialogo e conoscenza reciproca.
La serata conclusiva si è aperta con gli onori alle bandiere italiana e rumena e con l’esecuzione dei due inni nazionali affidata al soprano Patricia Deheleanu.
Sono intervenuti il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, il Console di Romania in Sicilia Carmen Axenia, la presidente dell’associazione Mihaela Nicolaescu, Padre Petru Busuioc della Chiesa Ortodossa di Trapani, seguiti dalle esibizioni del coro di bambini, dalle recite poetiche, dagli interventi musicali e dalle performance folk.
Spazio anche alla cultura con la presentazione del libro “Raccontare la Romania” di Massimiliano Raso, condotta dalla giornalista Laura Spanò.
Nel volume, Raso accompagna il lettore alla scoperta della Romania attraverso città, villaggi, tradizioni e paesaggi, offrendo uno sguardo capace di avvicinare due mondi che oggi convivono quotidianamente anche in Sicilia. La comunità rumena di Trapani, infatti, ha scelto di affidare il racconto della propria terra a uno scrittore italiano. Una decisione tutt’altro che scontata, che rappresenta forse la sintesi più efficace dello spirito dell’intera manifestazione.
In un tempo in cui spesso le comunità straniere vengono raccontate dall’esterno attraverso stereotipi o cronache legate esclusivamente ai fenomeni migratori, la scelta di presentare un libro scritto da un autore italiano sulla Romania assume il significato di un dialogo culturale autentico. Non una narrazione chiusa all’interno della propria comunità, ma uno sguardo capace di attraversare confini geografici e culturali.
La Romania di Raso è raccontata non soltanto attraverso le statistiche economiche o i numeri dell’emigrazione, ma attraverso la vita quotidiana, il patrimonio culturale e le peculiarità di un popolo che negli ultimi vent’anni è diventato parte integrante della società italiana.
Non è un dettaglio secondario che a promuovere questa presentazione sia stata proprio l’associazione “Ponte della Nostalgia”. Nel nome stesso dell’associazione è racchiusa l’idea di un collegamento tra due mondi: la terra lasciata alle spalle e quella che oggi rappresenta il presente. E un ponte, per definizione, funziona in entrambe le direzioni.
È il segno di una comunità che non vuole limitarsi a conservare le proprie tradizioni, ma desidera condividerle, raccontarle e renderle comprensibili a tutti. Perché l’integrazione autentica non passa soltanto dal lavoro o dalla convivenza civile, ma anche dalla capacità di conoscere le storie, la cultura e la memoria dell’altro.
E forse proprio in questo gesto — affidare a un autore italiano il racconto della Romania — è racchiuso il messaggio più profondo della manifestazione: la cultura diventa davvero un ponte quando smette di appartenere esclusivamente a chi la produce e diventa patrimonio di chi è disposto ad ascoltarla.
L’evento ha rappresentato anche un’occasione per riflettere sul significato delle migrazioni. La comunità rumena è oggi la più numerosa tra quelle straniere presenti in Italia e conta oltre un milione di residenti nel nostro Paese, frutto di un fenomeno migratorio sviluppatosi soprattutto dopo la caduta del regime comunista e l’ingresso della Romania nell’Unione Europea.
Una storia che, per molti aspetti, richiama quella vissuta dagli italiani nel secolo scorso, quando milioni di connazionali lasciarono le proprie terre per cercare lavoro e opportunità in Europa, nelle Americhe e in Australia. Ancora oggi gli italiani residenti all’estero sono milioni e la Sicilia continua a essere una delle regioni con la più vasta comunità emigrata nel mondo.
Per questo la manifestazione andata in scena a Trapani è andata oltre il semplice folklore.
Tra i profumi dei prodotti tipici, le melodie popolari e i costumi tradizionali, la comunità rumena ha raccontato una storia che appartiene anche agli italiani: quella di chi parte, conserva le proprie radici e prova a costruire un ponte tra il luogo da cui viene e quello che ha scelto di chiamare casa.
E forse proprio nelle immagini della Hora, quel grande cerchio che unisce persone diverse in un unico movimento, era racchiuso il significato più autentico della giornata: la distanza può separare i luoghi, ma la cultura continua a unire le persone.
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redazione@tp24.it (Luca Sciacchitano)
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