Dolce&Gabbana guadagna tempo, ma non ancora la partita. La maison italiana ha ottenuto dalle banche una tregua sui covenant finanziari che le consente di evitare, almeno per ora, le conseguenze previste dai contratti di finanziamento. Il nuovo accordo concede ossigeno fino al 31 marzo 2028, ma impone al gruppo una scadenza molto più ravvicinata: entro il 30 giugno 2027 dovranno essere concluse operazioni di finanza straordinaria in grado di portare nuova liquidità al finanziamento in pool. Nel frattempo, il bilancio chiuso al 31 marzo 2026 fotografa una situazione ancora complessa: i ricavi netti sono scesi del 2% a 950,5 milioni di euro, la divisione Moda ha perso l’8%, il risultato netto resta negativo per 170,11 milioni, anche se il rosso è migliorato rispetto ai 204,1 milioni dell’esercizio precedente, mentre la posizione finanziaria netta è salita da 511,1 a 677,6 milioni di euro.

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Il messaggio che arriva dal bilancio è dunque doppio. Da una parte c’è un miglioramento della redditività operativa: il margine operativo lordo è tornato positivo, passando da -8,9 milioni a +26,9 milioni di euro. Dall’altra, il miglioramento del conto economico non è ancora sufficiente a invertire la dinamica della cassa. La posizione finanziaria netta è infatti aumentata di 166,5 milioni di euro in un solo esercizio, una crescita di circa il 32,6%, spiegata dalla società con il deterioramento dei flussi di cassa generati dall’attività operativa e con gli investimenti effettuati nel periodo. È questa la variabile che ha portato Dolce&Gabbana al tavolo con gli istituti di credito. E proprio qui si trova il cuore della vicenda: la maison non sta semplicemente cercando di ridurre una perdita, ma deve soprattutto ricostruire la capacità di generare liquidità.

La tregua con le banche: fino a marzo 2028 niente scatto dei covenant

L’accordo raggiunto con il pool bancario rappresenta una sospensione delle tensioni finanziarie, non la loro soluzione. Gli istituti hanno rinunciato a esercitare i rimedi previsti dal contratto in caso di violazione dei covenant e hanno accettato di sospendere il rispetto e la verifica di tali parametri fino al 31 marzo 2028, escluso. In sostanza, Dolce&Gabbana ottiene una finestra temporale nella quale poter intervenire sulla struttura finanziaria senza che l’attuale situazione faccia scattare automaticamente le conseguenze contrattuali previste dai finanziamenti.

Il finanziamento interessato dalla rinegoziazione ammonta a 295,8 milioni di euro ed è composto da una linea Term da 195,8 milioni e da una Revolving Credit Facility da 100 milioni. È sulla base delle nuove previsioni di flusso finanziario per il periodo 2027-2031, il cosiddetto Bank Case, che le banche hanno accettato la nuova struttura. Lo scenario utilizzato dagli istituti prevede una redditività progressivamente crescente, senza tuttavia ipotizzare una straordinaria produttività degli asset esistenti, e considera possibile il rientro del rapporto tra posizione finanziaria netta ed Ebitda verso livelli considerati di mercato.

La condizione più importante arriverà però a partire dal 31 marzo 2028. Da quella data e per il resto della durata del finanziamento, Dolce&Gabbana dovrà rispettare un rapporto PFN/Ebitda non superiore a 3. È un numero apparentemente tecnico, ma in realtà è il vero termometro della salute finanziaria della maison: significa che il debito finanziario netto non dovrà superare tre volte il margine operativo lordo. Per arrivarci, tuttavia, non basterà aspettare che il business migliori. Servirà contemporaneamente ridurre il debito, aumentare l’Ebitda oppure, più realisticamente, agire su entrambe le variabili.

Entro giugno 2027 bisogna trovare la liquidità

Il calendario fissato dall’accordo rende ancora più interessante la strategia che il gruppo dovrà mettere in campo. Dolce&Gabbana si è impegnata a completare entro il 30 giugno 2027 operazioni di finanza straordinaria capaci di apportare liquidità al finanziamento in pool. La società ha confermato di avere già coinvolto «alcuni importanti operatori» per strutturare queste operazioni e ha spiegato che le negoziazioni si trovano in una fase avanzata. L’azienda sostiene inoltre che le operazioni non avranno impatto sull’operatività.

È qui che torna l’ipotesi, già emersa nei mesi scorsi, di valorizzare alcuni immobili. Tra gli asset finiti sotto osservazione c’è anche l’ex cinema Metropol di viale Piave a Milano, nella zona di Porta Venezia, dove Dolce&Gabbana ha sede direzionale e showroom. A giugno era stata indicata la possibilità di ricorrere a una vendita, eventualmente accompagnata da formule di lease back, per trasformare una parte del patrimonio immobiliare in liquidità senza necessariamente perdere l’utilizzo operativo degli spazi. L’ipotesi, però, va considerata per quello che è: un’opzione allo studio e non una vendita già deliberata.

La logica finanziaria è abbastanza chiara. In una fase in cui la generazione di cassa dal business non è ancora sufficiente, gli asset immobiliari possono diventare una sorta di riserva strategica. Vendere significa incassare subito, mentre un eventuale lease back consente di continuare a utilizzare gli immobili pagando un canone. È una soluzione che rafforza la liquidità ma, naturalmente, trasferisce nel tempo un costo operativo e riduce il patrimonio immobiliare. Per una maison che ha costruito una parte importante della propria identità proprio intorno agli asset fisici, dalle sedi agli showroom, non è una scelta neutrale.

Il paradosso dei conti: il rosso scende, ma il debito sale

La fotografia dell’esercizio 2025-2026 racconta una situazione meno lineare di quanto potrebbe suggerire il solo dato della perdita. Il risultato netto negativo è sceso da 204,1 a 170,11 milioni di euro, con un miglioramento di quasi 34 milioni, pari a circa il 16,6%. Anche il margine operativo lordo ha cambiato segno, passando da una perdita di 8,9 milioni a un valore positivo di 26,9 milioni. Ma contemporaneamente i ricavi netti sono diminuiti del 2%, fermandosi a 950,5 milioni, e soprattutto il debito netto è aumentato da 511,1 a 677,6 milioni.

A complicare il quadro sono stati anche fattori esterni. La società indica tra gli elementi che hanno pesato sul risultato l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, in particolare nell’area del Medio Oriente da febbraio 2026, e l’imposizione dei dazi americani. Per un gruppo del lusso con una forte esposizione internazionale, entrambe le variabili possono avere effetti che vanno oltre il semplice costo doganale: modificano i flussi turistici, la domanda, i prezzi finali, la logistica e le decisioni di acquisto dei consumatori nei mercati chiave.

La Moda rallenta, il Beauty tiene in piedi la crescita

Uno dei nodi industriali è il diverso andamento delle attività. La divisione Moda ha registrato una contrazione complessiva dell’8%, mentre il Beauty ha continuato a crescere e ha contribuito a compensare la debolezza del core business. È una dinamica già evidenziata anche dalla ricostruzione finanziaria di Reuters, secondo cui la crescita del Beauty ha attenuato l’impatto della performance più debole della Moda. Gli investimenti necessari per costruire una presenza significativa nella cosmetica, nella profumeria e nei prodotti beauty richiedono capitale prima di produrre pienamente il ritorno economico. La maison ha dunque davanti un equilibrio delicato: continuare a investire nei segmenti che possono generare crescita futura senza compromettere ulteriormente la generazione di cassa nel presente.

In questa prospettiva, la scelta delle banche di concedere tempo assume un significato preciso. Gli istituti sembrano scommettere sulla possibilità che la crescita progressiva della redditività prevista dal Bank Case consenta al gruppo di rientrare nei parametri. Ma il mercato del lusso non sta attraversando una fase nella quale sia possibile dare per scontata una rapida ripresa. La domanda internazionale è più selettiva, il consumatore alto-spendente è diventato meno prevedibile e i grandi gruppi del settore stanno affrontando una fase di normalizzazione dopo anni di crescita molto sostenuta.

La ricerca di nuova finanza

La nuova intesa con le banche guarda a una serie di operazioni straordinarie e non a un singolo intervento. La società deve riuscire a costruire un pacchetto di misure che consenta di rafforzare la cassa e contemporaneamente di accompagnare la crescita dell’Ebitda. L’obiettivo finale, infatti, non è semplicemente rimborsare una quota di debito entro giugno 2027, ma arrivare a marzo 2028 con una struttura finanziaria compatibile con il covenant PFN/Ebitda inferiore o uguale a 3.

La precedente rinegoziazione aveva già visto gli istituti confermare linee di credito complessive nell’ordine dei 450 milioni di euro, con il coinvolgimento di Banco Bpm, Bnl, Crédit Agricole, Intesa Sanpaolo, Cdp e Sace. Il quadro emerso oggi mostra però una struttura finanziaria che richiede un ulteriore intervento. Le banche non hanno chiuso il rubinetto, ma hanno chiesto in cambio un percorso preciso e verificabile.

La vera sfida è trasformare il tempo in risanamento

La parola chiave, a questo punto, è tempo. Dolce&Gabbana ne ha ottenuto parecchio: la sospensione dei covenant arriva fino al 31 marzo 2028. Ma non si tratta di tempo gratuito. Entro il 30 giugno 2027 il gruppo deve aver completato le operazioni straordinarie per rafforzare la liquidità; nei mesi successivi dovrà dimostrare che la redditività prevista dal piano è sufficiente a riportare la leva finanziaria entro il limite concordato. I prossimi dieci mesi serviranno soprattutto a trasformare patrimonio, licenze e altri possibili asset in cassa. I successivi nove mesi, fino a marzo 2028, dovranno invece dimostrare che il miglioramento non è stato soltanto ottenuto attraverso operazioni straordinarie, ma anche attraverso il business.

Per Dolce&Gabbana la sfida è dunque doppia. Da una parte c’è il rilancio della Moda, che oggi rappresenta il punto debole con una contrazione dell’8%; dall’altra c’è il Beauty, che sta crescendo e che dovrà continuare a contribuire alla redditività senza diventare un pozzo di investimenti. In mezzo ci sono 677,6 milioni di posizione finanziaria netta, 170,11 milioni di perdita, 950,5 milioni di ricavi netti e un Ebitda che, pur essendo tornato positivo a 26,9 milioni, è ancora troppo piccolo per sostenere da solo una struttura finanziaria di questa dimensione.

La tregua concessa dalle banche evita quindi l’emergenza, ma rende ancora più chiaro il problema. Dolce&Gabbana non ha bisogno soltanto di vendere più vestiti, borse o profumi: deve generare cassa. E deve farlo mentre cerca di proteggere il valore di una delle più importanti maison italiane indipendenti. Il primo appuntamento è fissato al 30 giugno 2027. Il vero esame, invece, arriverà il 31 marzo 2028, quando il rapporto tra debito netto ed Ebitda dovrà tornare sotto quota 3.


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 Cristina Giua

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