La visita ha superato il cerimoniale. In due città greche, il Ministero italiano ha portato oggetti, cantieri, accordi e restituzioni dentro un’unica partita pubblica. ANSA ha confermato la scansione delle tappe; il peso politico emerge dall’innesto fra Atene e Salonicco: esposizione, studio dei reperti, ritorno dei beni e confronto sulle infrastrutture che attraversano aree archeologiche.
Nota per il lettore: nel testo vengono distinti l’avvio istituzionale delle mostre, le date di accesso al pubblico e le attività concluse a Salonicco il 16 giugno.
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Atene e Salonicco nella stessa partita culturale
Giuli è arrivato in Grecia su invito di Lina Mendoni. Ad Atene era accompagnato dall’ambasciatore d’Italia Paolo Cuculi, da Alfonsina Russo, capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale e da Luigi La Rocca, capo del Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale. La composizione della delegazione dice già molto: non una visita di rappresentanza isolata, bensì un’uscita ministeriale costruita sui due bracci che oggi governano esposizione e tutela.
La scelta di abbinare Atene e Salonicco supera il calendario museale. Atene ha ospitato le mostre. Salonicco ha portato il lavoro su beni usciti dai circuiti legali e l’archeologia dentro la metropolitana. Il patrimonio entra così in una diplomazia fatta di musei, laboratori e accordi.
Il relitto di Otranto e il mare alto-arcaico
La mostra La Grecia e le rotte per l’Occidente. Il relitto del Canale d’Otranto è ospitata al Museo Bizantino e Cristiano di Atene. La scheda del museo greco fissa un dato che orienta la visita: dal carico della nave sono stati recuperati oltre 350 vasi e 90 sono esposti. La materia è archeologica, il tema è commerciale: la rotta racconta Corinto e le comunicazioni marittime verso l’Occidente in età alto-arcaica.
Il progetto nasce dal Dipartimento per la Tutela Culturale del MiC, dalla Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo e dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene, con il museo ateniese e l’ambasciata italiana. Qui la presenza della SAIA pesa per la sua storia: l’istituto, fondato nel 1909, è uno dei presìdi più antichi della ricerca italiana in Grecia e mette continuità scientifica dentro una mostra nata da un relitto trovato nel mare tra le due sponde.
Le 38 opere italiane al Museo dell’Acropoli
Ispirazioni. Vite italiane dell’arte greca occupa la Galleria delle esposizioni temporanee al piano terra del Museo dell’Acropoli. Il museo indica l’accesso al pubblico dal 16 giugno al 30 agosto 2026, dopo l’avvio istituzionale del 15 giugno. L’ingresso alla rassegna è gratuito, con biglietto senza costo da ritirare alla cassa; la segnaletica è in greco, italiano e inglese, con QR code per le schede delle singole opere.
Il nucleo riunisce 38 capolavori in ceramica, bronzo e marmo, organizzati in sette sezioni. Il racconto parte dai rapporti tra mercanti greci e aristocrazie etrusco-italiche e arriva alla ricezione moderna, con Canova e i fratelli de Chirico/Savinio. La pagina del Museo dell’Acropoli insiste su un tratto raro: molte opere viaggiano fuori dall’Italia per la prima volta, una scelta che rende l’esposizione ateniese un banco diretto per misurare il rapporto tra prestito, tutela e diplomazia museale.
La lista dei pezzi più riconoscibili chiarisce la portata del prestito. La Coppa di Nestore da Ischia e il Cratere di Eufronio da Cerveteri dialogano con il Trono Ludovisi, la Fanciulla di Anzio e le teste bronzee dal relitto di Porticello. Il Ministero della Cultura colloca questa operazione dentro il Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo allargato e dentro il Piano Olivetti per la Cultura: la mostra lega il passato greco in Italia alla proiezione diplomatica che Roma attribuisce ai propri musei.
Il ritorno a Reggio Calabria da ottobre a dicembre
La mostra dell’Acropoli avrà una sola sede italiana. Da ottobre a dicembre 2026 passerà al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. La Calabria riceve il rientro di un itinerario costruito nella madrepatria greca e riportato in una città della Magna Grecia.
Dal MArRC partono quattro opere già visibili ad Atene fino al 30 agosto: Testa del Filosofo, Testa di Basilea dal relitto di Porticello, Kouros di Reggio Calabria e Testa dell’Acrolito di Apollo Aleo. Corriere della Calabria ha registrato la stessa sequenza; il museo reggino agisce da snodo finale di un itinerario che riconduce l’arte greca nel territorio italiano dove quella cultura si è materialmente radicata.
La tappa al Benaki e il filo italiano su Maria Callas
Nella giornata ateniese c’è anche un tassello meno monumentale e molto rivelatore. Giuli ha visitato al Museo Benaki la mostra Maria Callas: The Art of Italian Costume Design in the Film, realizzata dall’Ambasciata d’Italia ad Atene. Inserita tra due grandi operazioni archeologiche, la rassegna Callas porta dentro la missione un altro segmento della relazione bilaterale: cinema, costume e mito performativo italo-greco.
La scelta del Benaki non è decorativa. Callas è un nome che consente alla diplomazia italiana di uscire dal solo perimetro archeologico senza perdere il legame con la Grecia. Nel giorno delle mostre su relitti e arte antica, il museo ateniese aggiunge una traiettoria novecentesca, più vicina alla produzione culturale e alla circolazione delle immagini.
Salonicco, laboratorio Symes e 145 monete di Kos
Il 16 giugno la missione si è chiusa a Salonicco, al Museo Archeologico, dove Giuli e La Rocca hanno visitato il laboratorio congiunto dedicato a studio, restauro e ricomposizione dei reperti recuperati tramite l’azione italo-greca sui beni acquisiti illecitamente da Robin Symes. Il Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale aveva già fissato nel 2025 la natura del lavoro: frammenti, soprattutto vasi attici a figure rosse, da studiare con un’équipe mista per attribuzione e restituzione finale agli Stati.
La giornata ha incluso una nuova intesa di lavoro e la restituzione alla Repubblica Ellenica di 145 monete provenienti dagli scavi dell’Odeion di Kos, rinvenute nei depositi del Museo Nazionale Romano. La consegna non appartiene alla categoria dei prestiti, perché tocca un bene da ricondurre al luogo di origine. Qui la diplomazia culturale abbandona il linguaggio dell’evento e assume il ritmo più severo della restituzione.
Venizelou e Aghia Sophia, archeologia dentro la metro
Il sopralluogo alle stazioni Venizelou e Aghia Sophia della metropolitana di Salonicco porta la missione su un terreno diverso: infrastruttura civile e resti archeologici nello stesso sottosuolo. La linea, gestita da Thema S.A., società nata dalla collaborazione tra ATM S.p.A. ed Egis Group, consente all’Italia di presentarsi in Grecia anche attraverso competenze urbane accanto a quelle museali.
Webuild documenta una linea centrale di circa 9,6 chilometri, 13 stazioni, tunnel scavati con due TBM per 14,6 chilometri e circa 30.000 metri quadrati di scavo archeologico. La stazione Venizelou funziona come museo sotterraneo, Aghia Sophia conserva resti legati alla città antica e bizantina. La visita dei ministri in quel tratto ha un senso molto netto: ogni grande opera in aree storiche misura la qualità della tutela nelle soluzioni progettuali adottate durante lo scavo.
Dal Salone del Libro alla Grecia: la traiettoria del ministro
L’intervento torinese di Giuli al Salone del Libro, già seguito da Sbircia la Notizia Magazine, aveva messo in fila biblioteche, riviste e spazi culturali dei quotidiani. La Grecia aggiunge un versante diverso: archeologia subacquea, oggetti in prestito, beni da restituire e cantieri urbani. Il filo politico è riconoscibile, perché il ministero presenta la cultura come leva esterna dell’Italia anziché limitarla all’amministrazione interna di musei e fondi.
A Torino il ministro parlava al settore editoriale, con numeri e misure economiche. In Grecia gli oggetti prendono la scena: vasi, bronzi, monete, frammenti e stazioni scavate nel sottosuolo. La diplomazia culturale esce così dal lessico degli accordi e assume forma verificabile, perché ogni reperto ha una provenienza, una sede, un vincolo e un pubblico.
La posta diplomatica della missione
Italia e Grecia usano questa missione per rinsaldare una cooperazione già avviata nel giugno 2025, quando i due ministeri avevano discusso programmi congiunti, traffico illecito e ruolo europeo del patrimonio greco-romano nel Mediterraneo allargato. Il Giornale dell’Arte ha collocato le due mostre ateniesi nello stesso asse; la tappa finale di Salonicco aggiunge la parte più materiale: laboratorio, restituzione numismatica e confronto nelle stazioni della metropolitana.
La visita di Giuli consegna un pacchetto di politica culturale bilaterale. Atene porta il patrimonio italiano davanti al pubblico greco. Salonicco mostra il lavoro sui reperti contesi e su cantieri dove l’archeologia condiziona l’ingegneria. Reggio Calabria riceverà la tappa italiana della mostra dell’Acropoli. Il Mediterraneo diventa campo di lavoro per una cooperazione già entrata nei musei e nei laboratori.
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Junior Cristarella
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