La domanda su Elliott ed E.T. sembrava confinata alla nostalgia. Spielberg l’ha riportata sul terreno del canone: dopo la partenza dell’alieno, il ragazzo interpretato da Henry Thomas cresce senza una seconda visita. La promessa finale resta interiore, legata ai sogni e al gesto sulla fronte.
Il tema riemerge ora mentre Disclosure Day riporta Spielberg agli extraterrestri. Il nuovo film ha rimesso in circolo l’intera genealogia aliena del regista e ha reso inevitabile tornare alla separazione più famosa del suo cinema familiare.
Nota per chi legge: il testo contiene riferimenti al finale di E.T. l’extra-terrestre e ai materiali successivi al film.
Sommario dei contenuti
La frase di Spielberg su Elliott ed E.T.
Josh Horowitz pone la domanda a Spielberg nel podcast Happy Sad Confused. Il regista risponde con una formula netta: «No, non lo ha mai rivisto». Subito dopo aggiunge il pezzo che conta davvero per il film: Elliott ha continuato a sognare E.T. grazie a un collegamento psichico fissato dalla scena dell’addio.
La frase richiamata da Spielberg è I’ll be right here. Nel film E.T. tocca la fronte di Elliott e trasforma il distacco in una presenza mentale. La risposta del 2026 non apre un nuovo capitolo: sigilla l’immagine già girata e toglie spazio all’idea di una visita successiva sulla Terra.
Il motivo narrativo della partenza
CinemaBlend ha isolato anche l’altra risposta di Spielberg, quella sul motivo per cui E.T. deve lasciare la casa dei Taylor. Il regista descrive l’alieno come un rimedio temporaneo, capace di accompagnare Elliott dentro una frattura familiare senza sostituirsi alla crescita del ragazzo.
Dentro questa cornice, la partenza non è una punizione per il pubblico. È la regola emotiva del film. E.T. arriva quando Elliott ha bisogno di un ponte e se ne va quando quel ponte ha compiuto il proprio lavoro. Lasciarlo sulla Terra avrebbe trasformato la fiaba domestica in convivenza seriale, cambiando la temperatura morale della storia.
Il film del 1982 e la grammatica dell’addio
E.T. l’extra-terrestre arriva negli Stati Uniti l’11 giugno 1982, con regia di Steven Spielberg e sceneggiatura di Melissa Mathison; il dato è registrato anche dall’AFI Catalog. Henry Thomas interpreta Elliott, Drew Barrymore è Gertie, Dee Wallace è la madre Mary e Robert MacNaughton è Michael.
La costruzione dell’addio nasce dalla casa, dal divorzio dei genitori e dalla solitudine del bambino. Spielberg non tratta l’alieno come una mascotte destinata a tornare a comando. Lo usa come una presenza che rimette in moto la famiglia e poi lascia Elliott davanti alla vita normale, con una ferita accesa e una certezza privata.
Lo spot Xfinity del 2019 ha un altro statuto
Il corto pubblicitario A Holiday Reunion del 2019 crea il cortocircuito più vistoso. People ricordò il ritorno di Henry Thomas nei panni di Elliott adulto, con E.T. di nuovo sulla Terra in un racconto natalizio di quattro minuti firmato per Comcast Xfinity.
Dopo la risposta di Spielberg, quel corto va collocato nella sua sede reale: operazione autorizzata, nostalgica e promozionale. ComicBook.com ha centrato il nodo: se il regista fissa l’assenza di un secondo incontro, lo spot resta un esercizio affettivo parallelo e non un tassello del canone cinematografico.
Il seguito bloccato e la clausola sui diritti
Il mancato E.T. 2 non dipende da inerzia produttiva. The Hollywood Reporter e Variety hanno ricondotto la scelta al braccio di ferro avviato dopo il successo del film: Spielberg ottenne la possibilità di bloccare seguiti, remake e altri usi derivati della proprietà intellettuale.
Prima del successo di E.T., il suo potere contrattuale era più ridotto. Dopo l’esplosione mondiale del film, il rapporto con Universal cambia. Il regista non difende soltanto un titolo; difende la chiusura di una storia che aveva già trovato il proprio ultimo fotogramma nella partenza dell’astronave.
Nocturnal Fears e Green Planet: due strade scartate
Il materiale rimasto sulla scrivania coincide con quanto ripreso da ComingSoon.it: Spielberg e Mathison avevano lavorato a un’ipotesi di seguito. La linea più nota, E.T. II: Nocturnal Fears, spingeva verso una zona più cupa, con creature ostili legate alla specie di E.T. e i ragazzi esposti a una minaccia aliena.
L’altra pista passava dal pianeta di origine. Il romanzo di William Kotzwinkle E.T.: The Book of the Green Planet offriva una via diversa, più orientata al ritorno nel mondo di E.T. Spielberg arrivò a riconoscere che quella materia respirava meglio sulla pagina. Per lo schermo, la sua decisione rimase una sola: lasciare il film isolato.
La tutela culturale del film conferma la scelta
La forza di quel finale non appartiene soltanto al ricordo degli spettatori. La Library of Congress inserì E.T. The Extra-Terrestrial nel National Film Registry nel 1994, riconoscendolo come opera da preservare. Il film aveva già ottenuto quattro Oscar nel 1983, fra colonna sonora, suono, montaggio sonoro ed effetti visivi.
La conservazione istituzionale e i premi non obbligano un autore a fermarsi. In questo caso descrivono bene il motivo della prudenza di Spielberg: quando un finale diventa patrimonio condiviso, aggiungere un ritorno fisico rischia di ridurre proprio l’assenza che lo ha reso memorabile.
Disclosure Day riaccende il filo alieno di Spielberg
La frase su Elliott arriva mentre Spielberg promuove Disclosure Day. Entertainment Weekly ha collocato il film dentro la sua lunga relazione con gli extraterrestri, da Incontri ravvicinati del terzo tipo a La guerra dei mondi. La domanda su E.T. nasce quindi in un momento in cui il regista sta misurando di nuovo il contatto alieno con la vita pubblica.
Nel servizio Sbircia Disclosure Day primo in Italia abbiamo già fissato l’avvio nazionale del nuovo film: 1.923.635 euro arrotondati e 236.406 presenze nei cinque giorni conteggiati fino al 14 giugno 2026. Il raccordo con E.T. nasce da qui, dal ritorno di Spielberg in sala con un’opera originale sugli alieni.
Il precedente interno sullo Spielberg pubblico
Il passaggio televisivo da Colbert aveva già mostrato lo stesso movimento autoriale. Nell’articolo Sbircia Spielberg da Colbert: alieni, Obama e Disclosure Day il regista giocava con l’idea di rappresentare la Terra davanti a eventuali extraterrestri, usando la propria filmografia come biglietto da visita.
La risposta su Elliott agisce nello stesso campo, però con tono più severo. Davanti alla battuta diplomatica Spielberg allarga l’immaginario. Davanti a E.T. restringe il perimetro e ribadisce che quel bambino ha ricevuto un dono non replicabile, custodito nel sogno e non in una nuova trama.
Dove resta il legame tra Elliott ed E.T.
Il confine è ormai nitido: nel canone cinematografico, Elliott cresce senza rivedere E.T.. Lo conserva nei sogni, nella frase sulla fronte e nel ricordo di un incontro che ha cambiato la sua infanzia. L’alieno torna al proprio mondo e la Terra non diventa un luogo di visite periodiche.
Questa scelta rende più duro il finale e lo preserva. E.T. non promette di tornare. Promette di restare in un punto invisibile della vita di Elliott. Spielberg, dopo quarantaquattro anni, ha solo dato parole nuove a ciò che il film aveva già inciso nel suo ultimo saluto.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Junior Cristarella
Source link




