Ferretti e Lo Schiavo, Medaglia d’oro della Camera


La cerimonia colloca davanti alla Camera un mestiere che di solito resta dietro l’immagine filmica: costruire lo spazio prima che il regista lo attraversi con la macchina da presa. Nel caso Ferretti-Lo Schiavo, quello spazio nasce dalla bottega italiana e arriva ai grandi set internazionali.

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La consegna nella Sala della Regina

Lunedì 15 giugno 2026, alle 17.30, la Sala della Regina di Montecitorio ha ospitato l’omaggio a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. Alla consegna della Medaglia d’oro della Camera ha partecipato Federico Mollicone nel ruolo di presidente della Commissione Cultura, con saluto istituzionale del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. La scansione dell’appuntamento coincide con l’agenda parlamentare rilanciata da Agenparl e con le cronache di ANSA.

Il luogo conta nel messaggio pubblico del premio. La Sala della Regina dà all’omaggio una sede parlamentare e sottrae la scenografia al perimetro dei festival, dei red carpet e delle retrospettive. Il Parlamento ha scelto un mestiere tecnico del cinema come materia culturale nazionale.

La medaglia nel linguaggio della Camera

La motivazione istituzionale richiama il genio visivo dei due autori, la radice di Cinecittà e l’esito internazionale di un lavoro che ha unito costruzione scenica, arredo, pittura, falegnameria, oggetti d’epoca e lavorazione digitale. Il premio non registra soltanto una carriera già consacrata dagli Oscar. Trasporta in sede parlamentare l’idea che il cinema italiano abbia esportato competenze di set prima ancora che singoli titoli.

La scelta ha peso culturale: Ferretti e Lo Schiavo non rappresentano una categoria ornamentale. La scenografia decide la scala di un film, la sua densità storica, il rapporto fra corpi e architetture. Quando quel lavoro riesce, il pubblico ricorda la strada, il salone, il teatro o la stanza come parte della narrazione.

Tre Oscar, sei statuette

Il conteggio richiede un taglio netto. Ferretti e Lo Schiavo hanno vinto insieme la categoria scenografica dell’Academy per The Aviator nel 2005, per Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street nel 2008 e per Hugo nel 2012. Gli elenchi dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences indicano Ferretti per art direction o production design e Lo Schiavo per set decoration.

La formula delle sei statuette riguarda il totale materiale attribuito ai due professionisti: tre film premiati e due vincitori chiamati per ciascun titolo. La formula dei tre Oscar descrive invece le vittorie della coppia nella categoria. Le due cifre convivono: raccontano due livelli diversi dello stesso palmarès.

Due ruoli sullo stesso set

Nelle schede internazionali i ruoli sono nominati separatamente. Ferretti governa l’impianto architettonico del film: volumi, prospettive, scale, materiali, rapporto fra spazio costruito e racconto. Lo Schiavo interviene sull’arredo di scena, con la trama degli oggetti che fa credere all’ambiente prima ancora del dialogo.

Il loro sodalizio nasce da un doppio controllo del set storico o fantastico. L’architettura stabilisce dove vive il personaggio. L’arredo dice come ci vive, quali tracce lascia, quale rango sociale occupa, quanto il tempo abbia consumato superfici, stoffe e utensili. La medaglia della Camera riconosce proprio questa regia invisibile della materia filmica.

Da Cinecittà alla produzione internazionale

Dante Ferretti, nato a Macerata il 26 febbraio 1943, entra nel cinema attraverso l’apprendistato con Pier Paolo Pasolini e poi incontra Federico Fellini, due scuole opposte per disciplina dello spazio e libertà di invenzione. Treccani colloca il suo percorso fra l’Italia di Pasolini e Fellini e le produzioni internazionali di Martin Scorsese, dove la città ricostruita diventa un dispositivo narrativo.

La traiettoria con Scorsese è la prova più netta del passaggio da Cinecittà a Hollywood. Ferretti lavora su mondi urbani complessi, da L’età dell’innocenza a Gangs of New York, fino al cinema di immaginario storico di Hugo. Il riconoscimento parlamentare arriva quindi su una linea lunga: formazione italiana, set fisici, mercato internazionale.

Francesca Lo Schiavo e l’arredo che racconta

La carriera di Francesca Lo Schiavo viene spesso assorbita nel nome della coppia. Il suo ruolo ha una grammatica propria. Le schede biografiche la registrano come scenografa italiana nata a Roma e ricordano le vittorie agli Academy Awards per The Aviator, Sweeney Todd e Hugo. Il mestiere dell’arredatrice di set agisce sulle tracce minute della vita scenica: mobili, carte, vetri, accessori, usure.

Nel cinema di Ferretti e Lo Schiavo l’arredo non riempie uno spazio vuoto. Decide la temperatura sociale della scena. Una stanza arredata male tradisce il film, una stanza abitata con rigore lo sostiene senza rubare il comando all’attore. La Camera premia anche questa competenza, meno celebrata dal pubblico e decisiva nella costruzione dell’immagine.

Pasolini, Fellini, Scorsese e Burton nella traiettoria premiata

Nel suo intervento Mollicone ha collocato Ferretti e Lo Schiavo accanto ai registi con cui hanno attraversato il cinema italiano e internazionale: Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Martin Scorsese e Tim Burton. L’Istituto Italiano di Cultura di New York descrive la coppia dentro la stessa genealogia, aggiungendo Terry Gilliam, Franco Zeffirelli, Francis Ford Coppola e Anthony Minghella.

La lista dei registi non serve da ornamento biografico. Rivela la capacità dei due autori di adattare la scenografia a universi cinematografici incompatibili fra loro: sacro pasoliniano, artificio felliniano, ricostruzione urbana scorsesiana, gotico musicale burtoniano. La medaglia assume senso proprio in questa elasticità di linguaggio.

Oscar, BAFTA e musei: la carriera prima di Montecitorio

La Camera interviene dopo una lunga sequenza di riconoscimenti di settore. BAFTA ricorda i tre premi di produzione scenografica vinti da Ferretti per Le avventure del Barone di Munchausen, The Aviator e Hugo, con Lo Schiavo al suo fianco nell’ultimo titolo. Il Museo Nazionale del Cinema li ha celebrati nel 2024 alla Mole Antonelliana, indicandoli come scenografi e costumisti insigniti rispettivamente di tre Premi Oscar.

Montecitorio aggiunge un segnale diverso: la scena costruita esce dalla cerchia degli addetti ai lavori. Diventa patrimonio narrativo del Paese. Quei set hanno fatto circolare all’estero una competenza italiana riconoscibile anche quando il film parlava inglese, francese o gotico vittoriano.

Il precedente articolo di Sbircia sulla mostra romana

Il profilo pubblico di Ferretti era tornato sulle pagine di Sbircia la Notizia Magazine in aprile con l’articolo Dante Ferretti, l’IA nel cinema e la mostra a Roma dal 17 aprile. Quel pezzo seguiva l’arrivo romano di Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia, ai Musei di San Salvatore in Lauro dal 17 aprile al 19 luglio 2026.

La medaglia della Camera apre un capitolo diverso. La mostra esponeva bozzetti e materiali preparatori, qui il riconoscimento investe la funzione pubblica del mestiere: lo scenografo e l’arredatrice di set entrano nella grammatica culturale delle istituzioni.


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 Junior Cristarella

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