“Servono regole certe e condizioni per investire” —


Presentato un documento che individua le priorità perché la circolarità della plastica diventi un fattore strutturale di innovazione, sostenibilità e competitività per il sistema produttivo

Milano, 21 ottobre 2026 – Superare le barriere normative, rendere la plastica più riciclabile fin dalla progettazione, valorizzare la complementarità tra riciclo meccanico e chimico e rafforzare la fiducia dei consumatori nei prodotti riciclati. Sono queste alcune delle priorità individuate da Assolombarda per accelerare la transizione verso una filiera della plastica realmente circolare, mantenendo al centro la competitività del sistema industriale europeo.

Se ne è discusso nel corso dell’incontro “L’innovazione che trasforma: la plastica”, organizzato oggi da Assolombarda presso la sede di via Pantano 9 a Milano, durante il quale è stato presentato un documento di analisi e proposte elaborato dal Gruppo di Lavoro Sostenibilità Ambientale dell’Associazione, con il coordinamento scientifico del professor Fabio Iraldo, Prorettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e di Ergo S.r.l., spin-off della Scuola. Il documento riunisce il contributo di imprese attive lungo l’intera filiera con l’obiettivo di offrire a istituzioni e industria una base condivisa di analisi e intervento. L’obiettivo è guardare oltre l’emergenza e creare le condizioni perché la circolarità della plastica diventi un fattore strutturale di innovazione, sostenibilità e competitività per il sistema produttivo.

L’evento è stato aperto da Massimo Di Amato, Delegato del Presidente di Assolombarda per l’Economia circolare e le Tecnologie ambientali, a cui hanno seguito gli interventi di: Jessika Roswall, Commissaria europea per l’Ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva; Fabio Iraldo, Prorettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Alfredo Parodi, Direttore dell’Area Ambiente di Assolombarda; Lara Ponti, Vicepresidente per la Transizione Ambientale e gli Obiettivi ESG di Confindustria; Giorgio Maione, Assessore all’Ambiente e Clima di Regione Lombardia; Delia Di Monaco, Responsabile Prevenzione, Sviluppo e Tracciabilità di COREPLA; Alessandro Trentini, General Manager & Sales Manager di Idea Plast S.r.l.; Vannia Gava, Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

“La sostenibilità ambientale e la competitività industriale non sono obiettivi alternativi: sono due facce della stessa sfida – ha dichiarato Massimo Di Amato, Delegato del Presidente di Assolombarda per l’Economia circolare e le Tecnologie ambientali –. Gli obiettivi europei di circolarità sono necessari e condivisibili, ma per raggiungerli servono regole certe, tempi amministrativi coerenti con gli investimenti e strumenti stabili. Il rischio è creare una domanda di materiali riciclati senza sostenere un’adeguata capacità produttiva europea, indebolendo proprio la filiera chiamata a realizzare la transizione. Non servono obiettivi meno ambiziosi, ma le condizioni per conseguirli: la circolarità deve diventare un fattore di competitività per le nostre imprese”.

Nel 2024 la produzione mondiale di plastica ha superato i 459 milioni di tonnellate e oltre l’84% è risultato ancora di origine fossile. Il riciclo chimico, invece, rappresenta appena lo 0,1% della produzione.

Anche in Europa la transizione è avviata, ma restano ampi margini di sviluppo: nel 2024 il riciclo meccanico post-consumo ha rappresentato il 14,5% della produzione di materie plastiche. Cresce, intanto, l’impiego di materiali circolari: i trasformatori europei ne hanno utilizzati 7,9 milioni di tonnellate, pari al 15,1% del totale delle plastiche trasformate. Tuttavia, circa un quinto di questi materiali proviene dall’estero, evidenziando la necessità di rafforzare la capacità produttiva europea e sviluppare un mercato competitivo delle materie prime seconde.

In questo contesto, il quadro normativo europeo – dal Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) a quello sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR), fino alla Direttiva sulle plastiche monouso e alle disposizioni sui veicoli fuori uso – è destinato ad alimentare una domanda strutturale di materiali riciclati.

Perché questa evoluzione si traduca in una filiera industriale solida, occorre però superare le criticità normative, tecnologiche ed economiche che oggi frenano gli investimenti.

GLI AMBITI DI INTERVENTO

Il documento presentato nel corso dell’evento individua alcuni ambiti prioritari di intervento.

Regole certe per sostenere gli investimenti. Le incertezze sulla definizione di riciclo chimico, sulla sua inclusione nei criteri europei di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) e sull’applicazione del metodo del mass balance ostacolano lo sviluppo delle tecnologie e la programmazione industriale.

Ecoprogettazione come condizione della circolarità. La possibilità di riciclare un prodotto si determina già in fase di design. Strutture multistrato, additivi difficili da rimuovere, trattamenti superficiali e pigmenti che impediscono il riconoscimento ottico dei materiali possono compromettere il recupero a valle. Per questo la riciclabilità deve essere integrata fin dall’inizio nelle scelte progettuali.

Riciclo meccanico e chimico, tecnologie complementari. Il riciclo meccanico resta prioritario per i flussi compatibili, mentre quello chimico può intervenire sulle frazioni eterogenee, contaminate o multistrato che non possono essere trattate efficacemente con i processi meccanici. Una gestione integrata delle due tecnologie è essenziale per ampliare il recupero dei materiali.

Un mercato competitivo per le materie prime seconde. La crisi attraversata dalla filiera nel biennio 2025-2026, con impianti costretti a fermarsi per l’impossibilità di produrre in perdita, è stata aggravata dalla concorrenza di materiali extra-UE a basso costo e dall’incertezza degli strumenti fiscali. Occorre creare condizioni di mercato eque, garantire controlli adeguati sui materiali importati e assicurare strumenti di sostegno stabili e prevedibili.

Una comunicazione trasparente. Fondata su evidenze scientifiche e coerente con le nuove disposizioni sui claim ambientali, è fondamentale per valorizzare i prodotti riciclati e favorire una maggiore consapevolezza. Lo stesso principio vale per il rapporto tra impianti e comunità locali: la fiducia è una componente essenziale della transizione e va costruita attraverso informazioni verificabili e un dialogo aperto.

 

 


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