Sostenibilità, i consumatori chiedono prove ma bocciano il Green Deal europeo


La sostenibilità continua a influenzare le scelte d’acquisto, ma la fiducia nelle politiche ambientali e nella comunicazione delle imprese resta fragile. È il quadro emerso dalla quarta edizione di Adnkronos Q&A “Sostenibilità, le nuove parole chiave”, che si è svolta il 15 ottobre a Palazzo dell’Informazione, a Roma, riunendo rappresentanti delle istituzioni, della politica, delle imprese ed esperti.

La rilevazione condotta da Adnkronos su circa 2.600 utenti del sito e dei canali social dell’agenzia restituisce l’immagine di un pubblico critico verso il Green Deal europeo e preoccupato per i costi della transizione ecologica. Il campione, di natura non statistica, non è rappresentativo dell’intera popolazione italiana, ma evidenzia una questione centrale per le politiche ambientali e per il mondo produttivo: la sostenibilità può incidere sulle decisioni dei consumatori, ma deve essere dimostrata con fatti e risultati verificabili.

Green Deal e transizione ecologica, cresce lo scetticismo

Il 50% dei partecipanti alla rilevazione ritiene che il Green Deal europeo debba essere eliminato, mentre il 29% vorrebbe migliorarlo. Soltanto il 21% lo considera una priorità.

Anche il giudizio sulla transizione ecologica riflette una forte polarizzazione: per il 50% del panel danneggia l’economia, mentre il 39% la considera una risposta alla crisi climatica. Solo l’11% ritiene che possa contribuire alla competitività.

Il nodo è quindi il rapporto tra obiettivi ambientali, sostenibilità economica e capacità delle imprese di affrontare gli investimenti necessari. Un tema che riguarda direttamente anche l’agroalimentare, chiamato a ridurre l’impatto ambientale delle produzioni senza compromettere redditività aziendale, competitività e accessibilità dei prezzi per i consumatori.

Auto elettrica, il prezzo resta un ostacolo

La mobilità elettrica rappresenta uno degli ambiti nei quali le difficoltà della transizione appaiono più evidenti. Solo il 9% degli intervistati acquisterebbe un’auto elettrica considerandola conveniente, mentre un ulteriore 29% sarebbe disposto a comprarla a condizioni economiche differenti.

Il restante 62% esprime un giudizio negativo: per il 31% il problema è il prezzo troppo elevato, mentre un altro 31% segnala le difficoltà legate alla ricarica.

I risultati mettono in evidenza la distanza tra gli obiettivi di decarbonizzazione e le condizioni concrete che possono favorire l’adozione delle nuove tecnologie.

Greenwashing, il problema della credibilità aziendale

È sulla comunicazione d’impresa che emerge il dato più netto. Il 94% dei rispondenti ritiene insufficiente il modo in cui le aziende comunicano la sostenibilità: il 53% denuncia un eccesso di greenwashing, mentre il 41% chiede maggiore attenzione. Solo il 6% considera adeguata la comunicazione delle imprese, soprattutto di quelle più grandi.

Eppure, la sostenibilità continua a esercitare un’influenza sulle scelte commerciali. Il 54% dichiara di essere più propenso ad acquistare prodotti di un’azienda che si definisce sostenibile, contro il 46% per cui questo elemento è irrilevante.

La contraddizione è soltanto apparente: il consumatore può attribuire valore alle caratteristiche ambientali di un prodotto, ma non necessariamente fidarsi delle dichiarazioni con cui l’azienda le promuove.

Alla domanda su quali elementi possano generare fiducia, il 66% indica la disponibilità di dati verificabili, il 30% la coerenza dei comportamenti aziendali e appena il 4% la reputazione dell’impresa.

Per le aziende agroalimentari, questo significa che le dichiarazioni ambientali dovrebbero poggiare su indicatori misurabili, informazioni documentate e pratiche coerenti lungo la filiera. Tracciabilità, gestione delle risorse, consumi energetici, emissioni e impiego degli imballaggi possono diventare elementi sostanziali della comunicazione, purché supportati da evidenze adeguate.

Urso: Transizione 5.0 e revisione delle politiche europee

Nel confronto istituzionale, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha affrontato il tema degli incentivi alla trasformazione industriale. Sulla manovra economica ha riferito di aver chiesto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di rendere strutturale Transizione 5.0, con una programmazione finanziaria anche per il 2029 e gli anni successivi, ampliandone l’utilizzo a software e servizi cloud.

Sul fronte dei carburanti, Urso ha dichiarato che il governo sta lavorando per consentire la proroga volontaria del price cap per il tempo necessario. In ambito europeo, ha inoltre evidenziato segnali di maggiore realismo nelle posizioni di Francia e Germania sulla possibilità di mantenere un ruolo per i motori endotermici.

Giovannini: peggiorano alcuni indicatori dello sviluppo sostenibile

Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), ha richiamato l’attenzione sull’andamento di lungo periodo di alcuni indicatori italiani.

Secondo Giovannini, gli indicatori relativi a povertà, disuguaglianze, qualità degli ecosistemi terrestri, partnership e governance mostrano una situazione peggiore rispetto al 2010.

Per invertire la tendenza, ha proposto un rafforzamento della governance pubblica dell’adattamento climatico, attraverso un comitato interministeriale presieduto dal presidente del Consiglio e l’istituzione di un fondo dedicato nella legge di bilancio.

L’intervento sottolinea come la sostenibilità non possa essere ridotta alla sola dimensione energetica o industriale, ma debba comprendere anche la resilienza dei territori, la tutela degli ecosistemi e la coesione sociale.

Ets, Forza Italia chiede un cambio di approccio

Luca Squeri, responsabile energia di Forza Italia, ha ribadito che la decarbonizzazione può contribuire a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e a rafforzare la sicurezza energetica. Ha tuttavia chiesto di modificare l’approccio alle politiche europee, sostenendo che le condizioni economiche ed energetiche siano cambiate.

Nel mirino è finito il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’Emission Trading System (Ets). Secondo Squeri, l’attuale configurazione rischia di penalizzare il sistema produttivo e dovrebbe essere sospesa.

Una posizione che riflette il confronto politico sui costi della decarbonizzazione e sugli strumenti con cui conciliare la riduzione delle emissioni con la competitività industriale.

Pavanelli: la transizione riguarda anche le politiche sociali

Per il Movimento 5 Stelle, l’onorevole Emma Pavanelli ha invitato a non limitare il confronto alle parole utilizzate per descrivere la sostenibilità, ma a concentrarsi sulle misure concrete, dalle politiche industriali ai salari.

Pavanelli ha richiamato l’esperienza di Transizione 4.0, considerata utile anche per le piccole e piccolissime imprese, criticando al contempo le scelte del governo sui fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

In particolare, ha denunciato il taglio di oltre un miliardo di euro destinato alle comunità energetiche e la scomparsa del capitolo relativo all’idrogeno verde.

La sostenibilità deve dimostrare il proprio valore

Dal confronto di Roma emerge una sfida che coinvolge istituzioni e imprese: ricostruire la fiducia nella transizione ecologica attraverso politiche credibili, strumenti economicamente sostenibili e una comunicazione fondata su risultati documentabili.

La rilevazione Adnkronos suggerisce che la sensibilità ambientale non si traduce automaticamente in consenso verso il Green Deal o in fiducia verso le aziende che si dichiarano sostenibili. Per superare questa distanza, le dichiarazioni devono essere accompagnate da dati, verifiche e coerenza operativa.

Per il sistema produttivo, agroalimentare compreso, il contrasto al greenwashing non è quindi soltanto un adempimento normativo o un tema reputazionale: è una condizione per rendere la sostenibilità un elemento credibile di differenziazione sul mercato.


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