C’è un momento nella crescita di un figlio in cui anche il rapporto con il medico cambia. Per anni è stato il pediatra a conoscere la sua storia, le sue fragilità, le abitudini della famiglia. Poi arriva l’adolescenza e quel riferimento viene meno, proprio mentre possono comparire difficoltà nuove, spesso meno visibili di una malattia. Chi intercetta un ragazzo che comincia a isolarsi? Chi si accorge che il suo rapporto con il cibo sta cambiando? E chi può aiutarlo quando il consumo di alcol o l’utilizzo del digitale diventano problematici?
Sono alcune delle domande che emergono dall’intervista rilasciata a Mondosanità da Antonio D’Avino, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), che rilancia la proposta di estendere fino ai 18 anni l’assistenza del pediatra di famiglia.
A 16 anni il passaggio al medico di famiglia è già avvenuto
Oggi, in Italia, l’assistenza del pediatra di libera scelta è normalmente prevista fino ai 14 anni, con possibilità di prolungamento fino ai 16 in particolari situazioni. Successivamente il ragazzo viene seguito dal medico di medicina generale.
Non si tratta, dunque, di adolescenti formalmente privi di assistenza, ma di un passaggio che, secondo la FIMP, rischia di interrompere una continuità di cura importante.
«Il ragazzo di 16 o 17 anni è forse troppo grande per andare dal pediatra, ma ancora troppo piccolo per essere preso in carico dal medico di medicina generale», osserva D’Avino.
Il presidente della FIMP definisce questa fase una sorta di terra di mezzo, nella quale emergono criticità che richiederebbero un’attenzione specifica.
La proposta di estendere la pediatria fino alla maggiore età nasce proprio dall’esigenza di accompagnare i ragazzi durante questi cambiamenti, valorizzando il rapporto di fiducia costruito dal pediatra con la famiglia fin dai primi giorni di vita.
Quando il mondo digitale prende il posto delle relazioni
Una delle prime preoccupazioni espresse da D’Avino riguarda il rapporto degli adolescenti con gli strumenti digitali.
Il presidente della FIMP richiama gli anni della pandemia, durante i quali molti ragazzi hanno visto ridursi drasticamente le occasioni di incontro con i coetanei, trascorrendo una parte significativa delle proprie giornate negli ambienti virtuali.
Tra i fenomeni citati c’è quello degli hikikomori, termine utilizzato per descrivere forme di ritiro sociale prolungato.
Non significa che utilizzare frequentemente smartphone o videogiochi conduca necessariamente all’isolamento. Il problema, nella riflessione di D’Avino, nasce quando le relazioni con il mondo esterno si impoveriscono e il ragazzo comincia a perdere il contatto con le normali attività quotidiane.
È in questi casi che un professionista capace di conoscere la storia dell’adolescente e della sua famiglia potrebbe contribuire a riconoscere tempestivamente i segnali di difficoltà.
Alcol e fumo, il bisogno di sentirsi parte del gruppo
Un altro tema centrale dell’intervista è quello delle dipendenze.
D’Avino richiama l’attenzione sul consumo di alcol tra giovanissimi e preadolescenti, sottolineando come, in alcune situazioni, bere possa diventare un modo per cercare l’accettazione del gruppo.
Accanto all’alcol, il presidente della FIMP cita il tabagismo e la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione.
La questione non riguarda soltanto i possibili danni fisici. Durante l’adolescenza, infatti, le scelte individuali possono essere influenzate dal bisogno di appartenenza e dal rapporto con i coetanei.
Per D’Avino, la risposta deve partire dall’educazione sanitaria, coinvolgendo famiglie, scuole e professionisti della salute.
Il rapporto con il corpo: tra diete estreme e obesità
Particolarmente delicato è il capitolo dei disturbi del comportamento alimentare.
Il presidente della FIMP richiama l’attenzione soprattutto sulle adolescenti che sviluppano una percezione negativa del proprio corpo e cominciano a seguire regimi alimentari fortemente restrittivi.
In alcune situazioni, osserva, queste condotte possono accompagnarsi a un dimagrimento patologico e a disturbi gravi come l’anoressia.
Si tratta di problemi che possono riguardare anche i ragazzi e che richiedono una valutazione clinica appropriata, senza ridurli a semplici questioni di volontà o di alimentazione.
All’altro estremo, D’Avino segnala il problema del sovrappeso e dell’obesità, particolarmente evidente in alcune aree del Paese.
Situazioni differenti, che rendono necessario un lavoro di prevenzione e accompagnamento, senza aspettare che il disagio si trasformi in una condizione più difficile da affrontare.
L’aggressività a scuola e il rapporto con gli adulti
Nella riflessione del presidente della FIMP trova spazio anche la preoccupazione per gli episodi di aggressività tra adolescenti.
D’Avino richiama i casi di violenza tra coetanei e nei confronti degli insegnanti, citando anche situazioni nelle quali si è ricorso ai metal detector per contrastare l’ingresso di armi nelle scuole.
Per il pediatra, questi episodi pongono interrogativi sul rapporto tra giovani, istituzioni educative e figure adulte di riferimento.
Non basta intervenire quando si verifica un comportamento violento. Occorre comprendere quali difficoltà possano precederlo e costruire percorsi capaci di coinvolgere scuola, famiglia e servizi sanitari.
Case della Comunità, D’Avino: «Ora bisogna riempire di contenuto questi contenitori»
L’intervista affronta anche il futuro dell’assistenza territoriale.
Secondo D’Avino, le risorse messe a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresentano un’occasione importante per ripensare i servizi sanitari.
Ma costruire nuove strutture, da solo, non basta.
«Ora bisogna riempire di contenuto questi contenitori», sottolinea il presidente della FIMP.
La presenza dei pediatri nelle Case della Comunità, nella sua visione, non dovrebbe limitarsi a replicare le attività già svolte negli ambulatori.
Dovrebbe invece concentrarsi sull’assistenza ai pazienti cronici, sulla prevenzione, sull’educazione sanitaria e sulla promozione di corretti stili di vita.
L’obiettivo è rendere queste strutture realmente utili alle famiglie, attraverso servizi capaci di rispondere ai bisogni di bambini e adolescenti.
Le tre priorità per proteggere la salute dei bambini
Alla domanda di Mondosanità sulle tre priorità concrete per migliorare la salute dei bambini nei prossimi anni, D’Avino individua tre ambiti fondamentali.
Il primo è l’educazione sanitaria, attraverso campagne di sensibilizzazione promosse dalle istituzioni e iniziative realizzate anche nelle scuole, con un coinvolgimento diretto delle famiglie.
Il secondo riguarda la coerenza delle informazioni sanitarie. D’Avino cita in particolare le vaccinazioni e il contrasto all’antibiotico-resistenza, sottolineando la necessità che istituzioni e professionisti trasmettano indicazioni scientificamente fondate e condivise, senza disorientare i cittadini.
La terza priorità, alla quale il presidente della FIMP attribuisce particolare importanza, riguarda le disuguaglianze territoriali.
«La salute non può dipendere dal codice di avviamento postale»
È proprio sulle differenze nell’accesso ai servizi sanitari che D’Avino conclude la sua riflessione.
Non ritiene accettabile che un bambino nato in Lombardia, Veneto o Piemonte possa avere opportunità di prevenzione e assistenza differenti rispetto a chi nasce in Sicilia, Campania o Basilicata.
Il richiamo è all’articolo 32 della Costituzione e alla necessità di garantire concretamente i Livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale.
È un principio che riporta l’attenzione al punto di partenza dell’intervista: la necessità di costruire un’assistenza capace di seguire bambini e adolescenti con continuità, senza lasciare che l’età o il luogo di residenza diventino ostacoli alla prevenzione.
Perché il passaggio dall’infanzia all’età adulta non avviene in un giorno. E, secondo il presidente della FIMP, neppure l’assistenza sanitaria dovrebbe interrompere bruscamente il proprio percorso proprio mentre un ragazzo sta imparando a diventare grande.
Fonte:
Intervista esclusiva di Mondosanità ad Antonio D’Avino, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), 20 ottobre 2026.
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