Aspettando Grillitsch, Akpoguma, il terzetto Terzic-Masini-Zerbin rapidamente e a pieni giri, aspettando Schmid (totalmente rivedibile all’esordio e ci mancherebbe pure…), la fisicità di Fayed, almeno un paio di attaccanti con le stimmate del bomber, la qualità di El Azzouzi e pure la matassa-Ghedjemis finalmente dipanata in un senso o nell’altro, il Frosinone del secondo tempo (quello più rinnovato, con il frizzante Hasa già in forma splendida) batte per sicurezza, intensità, pulizia di gioco ed anche per sfortuna quello solo brillante a tratti ma poi timidone, impacciato, improvvisamente spento che nei primi 45’ aveva fatto arrabbiare mister Alvini.

Poi se in pieno extra-time c’è stato il solito legno a frenare i giallazzurri sulla via del pareggio contro una Juventus apparsa solo a tratti squadra in grado di valere dal terzo al sesto posto in classifica, è stato solo un dettaglio. Un dettaglio sfortunato per i ragazzi del tecnico di Fucecchio che, memori di qualche match risolto lo scorso anno proprio negli scampoli finali, hanno cercato il colpo gobbo che, se riesce, fa scuola.

Avviso ai naviganti

Attenzione però a lasciarsi esaltare troppo da due fattori: la reazione da squadra di Serie A nei secondi 45’, da squadra finalmente coraggiosa e diretta discendente di quella della scorsa stagione e l’incrocio dei pali al 93’. Perché lo 0-1 (le avvisaglie di Bremer c’erano state due volte prima della zuccata decisiva) va sicuramente stretto alla Vecchia Signora che ha fatto di tutto per sprecare l’impossibile con il tridente Conceicao-Kolo Muani-Yildiz. Poteva essere un’altra partita.

Bracaglia è andato vicino al gol (Foto © Mario Salati)

Tra le note positive sponda giallazzurra, annotati appena due-tre flash in zona-porta, uno per tempo (oltre il cambio di spartito al rientro in campo): la percussione centrale di Bracaglia che all’improvviso ha deciso sparigliare le carte e prendere in prestito la maglia da Raimondo (i complimenti di Alvini in sala stampa fanno morale ma in Serie A per l’attaccante non serve solo rincorrere l’avversario diretto) andando ad impegnare Vicario alla respinta, il successivo tiro di Kvernadze di poco fuori e nel secondo tempo il movimento di Fini a rientrare, tiro e deviazione di Vicario in calcio d’angolo. Troppo poco.

Si può dare di più

Anche da parte del nazionale austriaco Schmid, probabilmente il giocatore più atteso in casa-Frosinone, che deve capire i meccanismi della Serie A. Come ha risentito dell’esordio nella massima serie il giovane Cichella, un ragazzo che non tradisce emozioni ma qualcosa di suo ha lasciato sul campo. E con il solo Calò a cantare e portare la croce laddove si costruiscono le idee, è complicato venire a capo di una partita anche se l’avversario non si chiama Juventus e i dirimpettai non sono Locatelli, Douglas Luiz, McKennie e Yildiz.

L’attaccante Fini

Rivedibili, ed è comunque normalissimo visto che si tratta di semi-esordienti in A, i tre dell’attacco: Fini ha pagato il gap fisico nel confronto con Celik, Kvernadze non si è fatto rimpiangere quando è entrato Zerbin che ha lasciato sulle gambe due-tre volte Cambiaso caricandolo di un’ammonizione, Raimondo sapeva di essere esemplare unico a disposizione ma non ha mai avuto la possibilità di vedere la porta con entrambi gli occhi.

In difesa Monterisi è diventato il jolly (sinistra, destra, centro) e qualcosa sta pagando, Cittadini nella marcatura di contatto su Kolo non ha sfigurato ma lo juventino ha fallito l’impossibile appena è uscito dalla figura del giallazzurro, Bracaglia meglio nella ripresa fino al cambio, bene invece Calvani. E Palmisani – autore di un doppio miracolo nel lasso di tempo di 3 secondi su Kalulu e Yildiznon esente da una compartecipazione sul gol di Bremer (l’area piccola è del portiere, sempre) con Monterisi che dimentica l’ex torinista.

Mercato, settimana di affollamento al terminal

L’obbligo di voltare pagina arriva nella settimana che porterà sabato prossimo (ore 18.30) il Frosinone alla sfida del ‘Franchi’ contro la Fiorentina dell’ex Fabio Grosso. Perdipiù in occasione della festa per il Centenario del Club Viola che è programmata nel dopo-partita, quando oltre al pubblico delle grandi occasioni sono attesi centinaia di ex giocatori e dirigenti della Fiorentina ma probabilmente non ci sarà Giancarlo Antognoni per una vecchia disputa con il Club.

Fares Ghedjemis (Foto © Mario Salati)

Fiorentina forte, in virtù di un mercato straordinario che ha ridisegnato completamente il volto della squadra. Il Frosinone però di fronte all’albero di Natale di Grosso (che potrebbe perdere Kean, avviato in direzione Como) dovrà mantenere la calma cercando di alzare il baricentro senza perdere i punti di riferimento viola, mantenendo l’equilibrio.

E’ sperabile che il mercato riporti finalmente la serenità di Ghedjemis (il Besiktas preme ma attenti al rilancio del Monaco come anche all’ipotesi sperabile che il CdA decida di tenere il giocatore e investire su di lui) ma anche quelle 2 o 3 pedine che servono a dare la serenità ad Alvini. La settimana sarà anche quella di molti addii in casa giallazzurra. Organico attualmente a quota 35 dopo l’uscita di Kalaj, almeno 8-9 giocatori dovranno salutare anche tenendo bene a mente le parole del presidente Maurizio Stirpe nell’ultima conferenza stampa (“noi vogliamo mandarli a giocare, è interesse anche loro…”).

C’è la big, caos attorno al “Benito Stirpe”

Lo stadio “Stirpe”

Per rimanere in Serie A sul campo servono un mix importante di fattori, il Club giallazzurro bisogna dare atto ci ha sempre provato a combinarli anche nelle tre precedenti esperienze. Ora più che mai, la presenza corposa e fattiva al fianco del presidente Stirpe del Fondo ‘Clara Vista’ può rappresentare da sola il ‘fattore’. Sarà una stagione lunghissima a dircelo.

Nel frattempo un passaggio su Frosinone-Juventus al di fuori del campo di gioco e del ‘Benito Stirpe’ è quanto meno doveroso. Anche per evitare, qualora fosse possibile, di ritrovarci tutti nella medesima condizione di caos che ha fatto da prologo ad un evento contro una ‘big’, quando nell’impianto di Viale Olimpia arriveranno nel corso di questa stagione (e magari nelle prossime) Milan, Inter, Napoli, Roma e Lazio. C’è un dato oggettivo: la Città di Frosinone dal giorno dell’inaugurazione dello Stadio, nel settembre 2017, non ha compiuto dal punto di vista delle infrastrutture un minimo passo in avanti. Anzi, probabilmente è arretrata come i gamberi.

Accesso e deflusso nell’impianto sono un terno a lotto. Partiamo dalle cose semplici. E rivolgiamoci alla politica. E’ impensabile che ad agosto, con 36 gradi, o di sera a gennaio con 0 gradi mentre piove, una massa di migliaia di persone debba spostarsi a piedi per sui marciapiedi della Monti Lepini per andare assistere ad uno spettacolo sportivo della squadra del cuore. Si arriva esausti, disidradati. O infreddoliti e bagnati come pulcini. Per amore del calcio. Alla faccia dello spettacolo.

E’ impensabile, nonostante l’indubbio e innegabile impegno profuso dalle Autorità competenti, che per colmare 200 metri in macchina tra la rotatoria di Via Fedele Calvosa e quella di Via Armando Fabi il tempo di percorrenza alle 16.36 – quindi 2 ore prima dell’evento Frosinone-Juventus – debba essere di 23’. E che, una volta superato il primo check-point, i 100 metri di distanza di Viale Olimpia verso lo Stadio, dallo svincolo di Via Armando Fabi, debbano essere colmati in 30’.

Per la cronaca, anche il presidente del Frosinone, Maurizio Stirpe, è rimasto in religiosa attesa dentro la sua macchina per mezz’ora fino al via libera: dovevano entrare i pullman delle squadre. E fin qui tutto normale. Ma c’erano almeno 2.000 persone a bloccare i lati della strada e gli accessi. Appunto, impensabile. Il classico cane che si morde la coda.

La polizia locale in campo intorno allo “Stirpe”

E’ impensabile anche far passare per evento eccezionale l’attivazione ad hoc di un servizio navetta dal Parco Matusa (al costo di 1 euro) connesso alle normali corse del Brt (da piazzale De Mattheis allo Scalo e viceversa) quando in qualsiasi parte del mondo, a fronte di un evento di pubblico spettacolo, il Trasporto Pubblico Urbano (o le linee della metro, ma qui staremmo già parlando di Marte o Saturno) rappresenti la normalità (leggi qui: Il BRT supera il suo primo grande stress test: 7 minuti dallo Stirpe). E’ impensabile che la famosa (o famigerata) ‘Strada dei tifosi’, alle spalle della Curva Sud del ‘Benito Stirpe’ sia ancora inagibile a 9 anni dall’inaugurazione dello Stadio tra mille rimpalli della politica, della Soprintendenza e via discorrendo.

Il caso-parcheggi dell’ospedale “Spaziani”

E’ impensabile che via Cesare Augusto Fanelli (la strada che dall’uscita principale del ‘Fabrizio Spaziani’, risale verso l’altro ingresso del nosocomio o sbocca su Via Calvosa, debba essere considerato un parcheggio sul lato di risalita, con le macchine che ostacolano il normale percorso nei due sensi di marcia. E’ impensabile che personale medico e paramedico dell’Ospedale ma anche ambulanze e macchine di servizio debbano trovarsi nella condizione di non riuscire a guadagnare l’area interna del ‘Fabrizio Spaziani’.

La cattiva abitudine di parcheggiare all’interno dell’area dell’ospedale

E’ impensabile e soprattutto sinonimo di inciviltà parcheggiare le macchine negli stalli all’interno dell’Area del ‘Fabrizio Spaziani’ e poi recarsi indisturbati allo stadio. E’ impensabile che la Asl di Frosinone – e quindi tutti i Direttori Generali dal 2017 ad oggi – non abbia mai provato a concertare un deterrente normalissimo e strutturale: chiudere gli accessi con personale dedicato. Vogliamo rischiare che un’ambulanza non arrivi per tempo al Triage del pronto Soccorso o che un medico arrivi in ritardo in Reparto? Per rimanere in Serie A se il Frosinone di Max Alvini deve correre, la città di Frosinone deve colmare tanti gap. E fare meno propaganda.


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