Sembrava chiusa. Firmato l’accordo, individuata la soluzione di compromesso (tre anni di somministrazione tramite l’agenzia Life In Spa, poi l’assunzione diretta da parte del Consorzio La Clessidra) la vertenza dell’Asilo Nido comunale “Fantasia” di Ferentino sembrava essersi incanalata verso un epilogo faticoso ma condiviso. Non è così. A poche ore dalla sottoscrizione dell’intesa, arriva una lettera aperta che ribalta il racconto ufficiale. E con lei la presa di posizione dell’ex sindaco Antonio Pompeo.

Una vertenza lunga un mese, in tre tappe

(Foto © IchnusaPapers)

Vale la pena ricordare il percorso. Tutto nasce dal nuovo bando quadriennale con cui il Comune ha affidato la gestione del nido, introducendo una clausola che trasforma il rapporto di lavoro delle operatrici: non più assunzione diretta da parte della cooperativa ma somministrazione tramite agenzia interinale. (Leggi qui: Asilo Nido di Ferentino, la protesta delle operatrici arriva fino a Roma).

La protesta, sostenuta da sindacato, associazione Codici e cittadini, era arrivata fino all’Osservatorio Paritetico Regionale sugli Appalti Pubblici, che aveva confermato le criticità già segnalate in fase di gara.

Poi la mediazione del consigliere Luigi Vittori, con l’ipotesi di anticipare l’assunzione diretta al terzo anno anziché al quarto. Infine, la scorsa settimana, la firma dell’accordo definitivo con il Consorzio La Clessidra: somministrazione tramite Life In Spa per tre anni, poi passaggio diretto alle dipendenze del Consorzio. Un’intesa sottoscritta da Cgil e Usi, ma non dalla Cisl Fp, rimasta fuori dal tavolo e critica sul metodo. (Leggi qui: Asilo Nido Fantasia, ipotesi di intesa: assunzione dal Consorzio dopo tre anni. E qui: Asilo Nido Fantasia, firmato l’accordo dopo tre anni c’è l’assunzione diretta).

La lettera che smonta la narrazione della pace

(Foto © DepositPhotos.com)

Nei giorni immediatamente successivi alla firma, la vicenda era tornata sotto i riflettori con la pubblicazione di una lettera aperta firmata da Valentina Pennacchia, una delle operatrici coinvolte. Che sceglie parole nette fin dal titolo implicito del proprio sfogo: raccontare «la verità su quello che succede in questa città, fuori dai palazzi del potere».

Il racconto che ne emerge è quello di lavoratrici lasciate sole per mesi da un Comune che, scrive Pennacchia, «ha fatto pena e che non ha mosso un dito per tutelarci». Ma il passaggio più duro riguarda proprio le modalità con cui sarebbe arrivata la firma tanto attesa: «Siamo state spinte al limite, quasi minacciate a dover firmare la nuova assunzione alle loro modalità, senza poter replicare». Una ricostruzione che restituisce un’immagine molto diversa da quella di un accordo condiviso e negoziato: «Hanno giocato con le nostre vite per i loro sporchi interessi economici e politici».

Pennacchia non nasconde la contraddizione di aver comunque messo la propria firma: «Abbiamo firmato perché il lavoro è un bisogno». E chiude con un atto d’accusa diretto verso le istituzioni, definite «il grande assente di questa vicenda»: «La risposta delle istituzioni? Il silenzio più totale […] Chi dovrebbe tutelare i lavoratori si è girato dall’altra parte, lasciandoci sole a combattere una battaglia che spettava anche a loro».

Pompeo: “Perché tornare indietro se ha sempre funzionato?”

Antonio Pompeo

A raccogliere e rilanciare quel grido è oggi l’ex presidente della Provincia di Frosinone ed ex sindaco di Ferentino Antonio Pompeo. Che sceglie un registro diverso: più istituzionale, meno di rabbia ma altrettanto netto nella sostanza. Pompeo dichiara di aver letto la lettera delle operatrici, sottolineando «la grande dignità» con cui viene raccontato il proprio dispiacere, «senza perdere però la speranza che tutto possa ancora risolversi».

Rivendica una conoscenza diretta e di lunga data del personale del nido, maturata «durante la mia lunga esperienza amministrativa», e ne certifica «professionalità e passione», riconoscendo nel servizio costruito negli anni «un’eccellenza per famiglie e bambini»: frutto, sottolinea, di investimenti fatti da amministrazioni di colori diversi che si sono succedute nel tempo.

Antonio Pompeo

Da qui la domanda che pone al centro della propria dichiarazione: «E allora perché tornare indietro? Perché mettere in discussione qualcosa che ha sempre funzionato?». Pompeo ricorda di aver già espresso le proprie perplessità sulla procedura adottata nell’ultimo Consiglio comunale ma sceglie deliberatamente di non rilanciare la polemica: «Non c’è bisogno di tornarci su, non è tempo di polemiche, attacchi o di addossare responsabilità». La sua richiesta, più che un atto d’accusa, è un appello: che l’amministrazione comunale «torni sui suoi passi restituendo la giusta serenità» alle lavoratrici, in nome di un bisogno più ampio, quello di una città che deve «ritrovare armonia e spirito di comunità». Chiude con un invito collettivo: «Ripartiamo da qui, insieme!».

Un accordo che non ha chiuso nulla

Il quadro che emerge da queste ventiquattr’ore è dunque diverso da quello raccontato la scorsa settimana. L‘accordo tra Comune, Consorzio La Clessidra e parte delle sigle sindacali esiste, è stato firmato, ha una data e delle scadenze precise fissate al 2029. Ma la lettera di Pennacchia introduce un elemento che nessun documento istituzionale può cancellare: la percezione, da parte di chi quell’accordo lo ha dovuto accettare per necessità, di essere stata messa di fronte a un fatto compiuto più che a una vera negoziazione. E l’intervento di un ex sindaco come Pompeo, che sceglie di prendere pubblicamente posizione senza fare polemica di parte, segnala che la vicenda dell’Asilo Nido Fantasia non si è affatto esaurita con la firma degli scorsi giorni: rischia, semmai, di diventare uno dei temi politici più delicati per l’amministrazione Fiorletta nei prossimi mesi.


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