A più di due anni dall’approvazione della legge n. 55 del 2024, che ha sancito il riconoscimento giuridico delle professioni pedagogiche ed educative, l’attesa per la piena operatività del relativo Ordine professionale si scontra ancora con una realtà fatta di nodi irrisolti e procedure in sospeso.

Mentre il mondo delle professioni educative guarda con speranza e preoccupazione a questo nuovo capitolo, il dibattito si è spesso polarizzato attorno alla contrapposizione tra chi sostiene un ordinamento unitario e chi rivendica una separazione netta tra pedagogisti ed educatori.

Per fare chiarezza sullo stato dell’arte e sulle prospettive future, abbiamo incontrato il Presidente dell’ANPE, che in questa intervista ci offre un’analisi puntuale e sfaccettata. Il Presidente affronta le complessità del percorso attuativo, smentisce le semplificazioni più strumentali e spiega le ragioni profonde del sostegno al DDL S. 1712. Un provvedimento che, lungi dall’appiattire le diversità professionali, punta a costruire le condizioni giuridiche e organizzative per un Ordine finalmente funzionante, nel rispetto delle specificità di ciascun profilo ma all’interno di una cornice istituzionale comune.

Intervista di Fabio Gervasio alla Presidente nazionale ANPE, Maria Angela Grassi

Presidente Grassi, dopo oltre due anni dalla legge n. 55 del 2024 l’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative non è ancora pienamente operativo. Qual è oggi la situazione?

La situazione è complessa e non può essere ricondotta a una contrapposizione tra associazioni favorevoli all’Ordine e associazioni contrarie alla sua istituzione.

La legge n. 55 del 2024 ha rappresentato un passaggio storico, perché ha riconosciuto e disciplinato le professioni del pedagogista e dell’educatore professionale socio-pedagogico, prevedendo un unico Ordine delle professioni pedagogiche ed educative articolato, nella formulazione originaria, in due distinti Albi.

Il riconoscimento legislativo, tuttavia, non è stato sufficiente a garantire l’immediata operatività del nuovo ordinamento. Sono emerse difficoltà riguardanti la formazione degli elenchi territoriali, le procedure di iscrizione, il sistema elettorale, la costituzione degli organi rappresentativi e il superamento della fase commissariale.

La stessa amministrazione della Giustizia ha evidenziato la necessità di un ulteriore intervento normativo per completare la disciplina già vigente. Il problema, quindi, non è soltanto politico o associativo, ma riguarda la costruzione concreta delle condizioni giuridiche e organizzative necessarie per rendere operativo l’Ordine.

Il DDL S. 1712 propone un Albo unico articolato in due Sezioni. Perché l’ANPE sostiene questa soluzione?

Il DDL S. 1712 interviene sulla legge n. 55 del 2024 con l’obiettivo di rendere operativo il sistema ordinistico. La proposta prevede un unico “Albo delle professioni pedagogiche ed educative”, articolato in due Sezioni: una per i pedagogisti e una per gli educatori professionali socio-pedagogici e gli educatori dei servizi educativi per l’infanzia.

È importante chiarire che un Albo unico articolato in Sezioni non equivale a un’unica professione indistinta.

Non cancella le differenze nei percorsi formativi, nei titoli di accesso, nelle competenze, negli ambiti di lavoro e nelle responsabilità professionali. Non elimina l’identità degli educatori né il loro diritto alla rappresentanza.

L’unificazione riguarda il piano organizzativo e istituzionale. Le specificità professionali, invece, restano riconosciute attraverso la distinzione delle Sezioni e la disciplina dei diversi profili.

La relazione illustrativa del provvedimento indica, tra le finalità, la semplificazione e l’efficientamento delle procedure di iscrizione e di gestione dell’Albo, assicurando al tempo stesso il riconoscimento delle differenze relative ai titoli, ai ruoli e alle funzioni.

Alcuni ritengono che l’Albo unico possa indebolire l’autonomia degli educatori. Come risponde?

L’autonomia professionale non dipende esclusivamente dalla separazione formale di due Albi. Dipende dalla chiarezza delle competenze, dalla definizione dei requisiti di accesso, dalla presenza di organi rappresentativi funzionanti e dalla possibilità di esercitare la professione all’interno di un quadro normativo certo.

Senza un ordinamento operativo, anche la rappresentanza rischia di rimanere soltanto teorica. Non si possono svolgere elezioni pienamente legittime se non sono disciplinati in modo chiaro il corpo elettorale, gli organi territoriali, le procedure elettorali, la rappresentanza nazionale e il sistema disciplinare.

La garanzia per gli educatori consiste, quindi, nella presenza di un Ordine capace di funzionare, con regole trasparenti e strumenti concreti di partecipazione democratica.

Quale ruolo hanno avuto le associazioni professionali nella definizione del DDL?

Il percorso non è stato calato dall’alto. Le associazioni e federazioni professionali sono state coinvolte nel confronto istituzionale e hanno presentato osservazioni, proposte ed emendamenti.

Le dodici realtà che hanno partecipato al percorso unitario sono AIDEP, Associazione Italiana Educatori Professionali; AIEP, Associazione Italiana Educatori Professionali e Pedagogisti; AINSPED, Associazione Internazionale Pedagogisti Educatori; ANIPED, Associazione Nazionale Italiana Pedagogisti; ANPE, Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani; APP, Associazione Professioni Pedagogiche; CONPED, Coordinamento Nazionale Pedagogisti ed Educatori; FEDERPED, Federazione Pedagogisti ed Educatori; MILLE, Movimento Indipendente Liberi Lavoratori dell’Educazione; P.E.D.I.A.S., Associazione Professionale Pedagogisti ed Educatori Italiani Associati; UNAPED, Unione Nazionale Associazioni Professionali; UNIPED, Unione Italiana Pedagogisti.

Queste associazioni hanno contribuito al confronto con il Ministero della Giustizia e, successivamente, alla predisposizione di proposte emendative. È quindi riduttivo rappresentare il provvedimento come il risultato di una contrapposizione tra una parte interessata a tutelare gli educatori e un’altra intenzionata a limitarne i diritti.

Il confronto è stato articolato e ha coinvolto più soggetti rappresentativi delle professioni pedagogiche ed educative.

Quali sono, a suo giudizio, le principali novità relative agli educatori dei servizi educativi per l’infanzia?

Il DDL S. 1712 contribuisce a definire con maggiore precisione il rapporto tra l’educatore professionale socio-pedagogico e l’educatore dei servizi educativi per l’infanzia.

Si tratta di figure che condividono una collocazione nella Sezione degli educatori, ma che presentano caratteristiche specifiche per quanto riguarda la formazione, i titoli di accesso, i contesti di lavoro e le funzioni esercitate.

L’educatore dei servizi educativi per l’infanzia opera prevalentemente nei servizi rivolti ai bambini da zero a tre anni, mentre l’educatore professionale socio-pedagogico dispone di un ambito professionale più ampio.

La collocazione nella medesima Sezione non elimina queste differenze. Può consentire di organizzarle all’interno di un sistema ordinistico unitario, evitando sovrapposizioni e frammentazioni.

Il confronto pubblico ha evidenziato il rischio di uno “svuotamento della rappresentanza democratica”. È un rischio reale?

Il rischio di una rappresentanza debole deve essere preso sul serio, ma non può essere automaticamente collegato alla scelta dell’Albo unico.

La rappresentanza democratica si costruisce attraverso norme chiare: elezioni regolari, organi legittimati, presenza delle diverse componenti professionali, competenze definite e trasparenza nelle procedure.

Il DDL S. 1712 interviene proprio su questi aspetti. Il testo può essere migliorato nel corso dell’esame parlamentare, anche attraverso emendamenti che rafforzino le garanzie di rappresentanza e precisino ulteriormente le funzioni dei diversi organi.

Ciò che non possiamo fare è utilizzare il dibattito sull’architettura dell’Ordine come motivo per mantenere indefinitamente una situazione transitoria.

Qual è allora la priorità per il Parlamento?

La priorità è approvare una disciplina completa che consenta all’Ordine di diventare operativo.

Questo significa definire le procedure di iscrizione, disciplinare la costituzione degli ordini territoriali, stabilire regole elettorali certe, garantire una rappresentanza delle diverse professionalità, definire le competenze degli organi regionali e nazionali e assicurare l’esercizio della funzione disciplinare.

Il provvedimento potrà e dovrà essere discusso e migliorato. Ma bloccarne l’iter significherebbe prolungare ulteriormente l’incertezza.

In che modo l’ANPE interpreta questa fase?

L’ANPE sostiene da sempre il riconoscimento, la regolamentazione e la tutela della professione pedagogica. La nostra associazione, costituita nel 1990, ha lavorato per decenni affinché il pedagogista potesse ottenere una piena legittimazione istituzionale.

A partire dal 2021 abbiamo sostenuto anche l’inclusione degli educatori professionali socio-pedagogici all’interno di un ordinamento unitario. Non perché pedagogisti ed educatori siano la stessa professione, ma perché riteniamo possibile riconoscere la piena autonomia di ciascun profilo all’interno di una cornice comune.

Unità istituzionale e distinzione professionale non sono concetti incompatibili. Possono rafforzarsi reciprocamente quando sono accompagnati da regole chiare e da un’adeguata rappresentanza.

Qual è il messaggio che intende rivolgere ai professionisti?

Il confronto è necessario, ma non può trasformarsi in un rinvio permanente.

Pedagogisti ed educatori attendono da decenni un riconoscimento compiuto. Le scuole, i servizi, gli enti gestori, le amministrazioni, le famiglie e gli altri soggetti interessati hanno bisogno di professionisti qualificati e di un quadro di responsabilità definito.

La nascita dell’Ordine non deve essere considerata soltanto una conquista delle categorie professionali. È anche una misura di tutela della collettività, perché consente di garantire competenza, correttezza deontologica, trasparenza e qualità delle prestazioni.

Il Senato ha l’opportunità di chiudere una fase di incertezza ormai troppo lunga. Il DDL S. 1712 può essere migliorato, ma non deve essere abbandonato.

L’obiettivo comune deve essere un Ordine funzionante, democraticamente costituito e capace di valorizzare, senza confonderle, tutte le professionalità pedagogiche ed educative.


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 Andrea Carlino

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